Se n’è andato ieri – 4 luglio 2026 – Fausto Delle Chiaie, l’artista che per oltre trent’anni ha trasformato i marciapiedi romani in musei a cielo aperto. Aveva 82 anni.
Nato a Roma il 23 gennaio 1944, Delle Chiaie si era formato alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, muovendo i primi passi artistici negli anni Settanta tra le suggestioni della Pop Art, dell’Arte Informale e dell’Arte Povera. Ma è con il Manifesto Infrazionista, scritto nel 1986, che l’artista ha definito il cuore della propria ricerca: l'”infra-azione”, ovvero un gesto di collocazione e donazione delle proprie opere, mostrate a terra nei luoghi dell’arte, seguito dal suo silenzioso allontanamento. Un’idea semplice quanto rivoluzionaria, che lo ha reso un precursore della street art capitolina, ben prima che il termine entrasse nel vocabolario comune.
Dalla salita del Pincio alla Galleria Sciarra, fino a Piazza Augusto Imperatore, dove dal 1989 aveva scelto di installare il suo personalissimo “Museo all’Aria Aperta” accanto all’Ara Pacis, Delle Chiaie ha attraversato quattro decenni di storia artistica romana restando sempre ai margini dei circuiti ufficiali, eppure conquistando l’attenzione di critici come Achille Bonito Oliva, che lo definì un “artista en plein air” capace di creare, con la sua opera, “una democrazia dello sguardo”.
Chi passava ogni giorno da quelle parti lo conosceva bene: l’uomo con il trolley colorato, i cartoni, le matite e gli oggetti di recupero, pronto a costruire piccole opere da lasciare all’offerta libera dei passanti. Un rituale quotidiano che Delle Chiaie ha portato avanti persino durante la pandemia, quando musei e gallerie erano chiusi e lui, da solo, restava “l’unico museo aperto” della città.
Un legame profondo univa l’artista al territorio della provincia di Frosinone: risiedeva infatti a Sgurgola, da dove ogni giorno partiva in treno per raggiungere Roma e allestire le sue installazioni, in un pendolarismo artistico durato oltre trent’anni e raccontato in diversi documentari, tra cui Robaccia Rubbish e Ho fatto una barca di soldi, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma.
Nel 2021 una petizione lanciata su Change.org dallo scrittore Pino Giannini, sottoscritta da oltre 27.000 persone, aveva chiesto per lui l’attivazione della Legge Bacchelli, il sussidio riservato a chi ha onorato la Patria nel campo delle arti e versa in stato di necessità. La richiesta è stata accolta il 17 luglio 2023 dal Consiglio dei Ministri, che ha finalmente riconosciuto all’artista una forma di sostegno dopo una vita vissuta di offerte spontanee e di rinunce.
La sua arte, fatta di materiali poveri, gratta e vinci scaduti, sassi e giocattoli, è entrata anche nella moda, con la stilista Rossella Jardini che nel 2017 ne trasse ispirazione per una collezione Moschino, e nelle istituzioni, con l’opera Distanziamento sociale oggi conservata nella Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Resta, di lui, l’immagine di un uomo che ha scelto di fare della strada la propria galleria, restituendo alla collettività, ogni giorno e senza pretese, un pezzo della propria visione del mondo.




