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    Home » SIN Valle del Sacco, i comitati insorgono: “Basta silenzi, la politica non decida al posto della scienza”
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    SIN Valle del Sacco, i comitati insorgono: “Basta silenzi, la politica non decida al posto della scienza”

    il coordinamento di associazioni e cittadini contesta l'ipotesi di riperimetrazione del sito da bonificare e punta il dito contro i Sindaci di Anagni e Colleferro. L'8 luglio l'incontro decisivo al Ministero dell'Ambiente
    7 Luglio 20264 Mins Read
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    Torna al centro del dibattito il futuro del SIN Bacino del fiume Sacco, il sito di interesse nazionale che da vent’anni attende una bonifica definitiva. Il prossimo 8 luglio il Ministero dell’Ambiente incontrerà il Comitato di indirizzo e controllo, l’organismo interistituzionale chiamato a discutere una possibile ridefinizione dei confini dell’area contaminata. I Comuni interessati potranno partecipare all’incontro, ma senza diritto di voto né potere decisionale, una condizione che non è passata inosservata tra le realtà civiche del territorio.

    A far sentire la propria voce è un ampio coordinamento composto dal Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco, dal Comitato residenti Colleferro, dai Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni, dal blog Frosinone Bella e Brutta e da Labriolab, che in un comunicato congiunto chiedono trasparenza sulle scelte politiche in arrivo e mettono in guardia da un possibile ridimensionamento delle tutele ambientali.

    Il tema era già emerso durante il convegno del 24 giugno a Frosinone, organizzato dall’Assessorato regionale al Ciclo dei Rifiuti, occasione in cui è stato presentato lo studio dell’ARPA sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli, sia dentro che fuori il perimetro del SIN. Secondo il coordinamento, però, i dati raccolti sono stati definiti dalla stessa ARPA come frutto di uno “studio semi-qualitativo”, che necessita di ulteriori verifiche prima di poter orientare qualunque decisione politica sulla riduzione dell’area da bonificare.

    Anagni e Colleferro nel mirino

    Tra i territori più colpiti dalla contaminazione figurano Anagni e Colleferro, accomunati da una storia industriale pesante e, secondo i comitati, ora anche dal rischio di dover accogliere nuove attività produttive nonostante lo stato di compromissione ambientale già esistente. Il coordinamento solleva un interrogativo diretto: quale autorità valuta la capacità complessiva di un territorio classificato SIN prima di autorizzare ulteriori insediamenti industriali, ipotesi che includerebbe anche una possibile riconversione in chiave bellica?

    Nel comunicato viene citata la posizione del Sindaco di Anagni, Natalia, che si sarebbe espresso a favore di una sburocratizzazione delle procedure legate al SIN. Il coordinamento evidenzia come questa posizione, presa da chi amministra uno dei Comuni più esposti alla contaminazione, meriti un chiarimento pubblico sulle garanzie ottenute in cambio per il territorio in materia di bonifica.

    Anche l’ex Sindaco di Colleferro, Sanna, viene chiamato in causa dal coordinamento, che ricorda come nel 2022, durante il proprio mandato, non si fosse opposto a una proposta di revoca del SIN avanzata dall’allora Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in un’iniziativa presentata presso Unindustria Frosinone alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il coordinamento chiede oggi coerenza rispetto a quella posizione.

    La questione sanitaria

    Al centro del comunicato anche il tema della sorveglianza sanitaria. I comitati ricordano che resta inattuata la proposta, avanzata a suo tempo dall’allora Assessore regionale all’Ambiente Mauro Buschini insieme a Zingaretti, di realizzare un Presidio Salute e Ambiente (PRE.SA) presso l’Ospedale di Anagni, pensato come primo centro in Italia dedicato alla cura delle patologie legate all’inquinamento ambientale.

    Secondo il coordinamento, oltre vent’anni dopo la messa al bando del beta-esaclorocicloesano, sostanza persistente legata alla produzione del lindano e tuttora rilevabile nel sangue di parte della popolazione residente, le strutture sanitarie della Valle del Sacco non sarebbero ancora in grado di garantire un’adeguata risposta in termini di prevenzione, diagnosi precoce e assistenza territoriale.

    I fondi e lo stato della bonifica

    Il SIN Valle del Sacco venne istituito nel 2016, dopo il disastro ambientale e sanitario esploso nel 2005. Per la bonifica furono stanziati nel 2019, tramite un Accordo di Programma tra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, 53,6 milioni di euro, ottenuti sotto la guida dell’allora Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Il coordinamento chiede oggi conto dello stato di avanzamento delle caratterizzazioni ambientali finanziate con quelle risorse.

    Nel comunicato si sottolinea infine come, a giudizio del coordinamento, ridurre il confronto sul SIN a una scelta tra lavoro e salute rappresenti una semplificazione del problema, e come qualificare come “allarmismo” le preoccupazioni sollevate dai cittadini rischi di alimentare ulteriormente la tensione sociale in un territorio che da anni chiede risposte definitive su bonifica e tutela della salute pubblica.

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