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    Home » Incendio alla Remat Lazio di San Giorgio a Liri, la Procura di Cassino apre un’inchiesta: si indaga anche per disastro ambientale
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    Incendio alla Remat Lazio di San Giorgio a Liri, la Procura di Cassino apre un’inchiesta: si indaga anche per disastro ambientale

    il Procuratore Carlo Fucci dispone il monitoraggio di ARPA Lazio dopo il rogo del 12 luglio: rilevate tracce di diossina nell'area. Ordinanze cautelari nei comuni limitrofi. Intanto la deputata Ilaria Fontana porta il caso in Parlamento
    16 Luglio 20265 Mins Read
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    A quattro giorni dal vasto incendio che ha devastato lo stabilimento Remat Lazio, impianto di trattamento rifiuti situato in località Petrose, nel comune di San Giorgio a Liri, la vicenda assume contorni sempre più delicati. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, guidata dal procuratore Carlo Fucci, ha reso noto con un comunicato ufficiale l’avvio formale delle indagini, sottolineando la necessità di informare tempestivamente la cittadinanza data la vasta eco mediatica dell’evento e la comprensibile preoccupazione della popolazione per le possibili conseguenze sulla salute pubblica legate alla nube sviluppatasi durante il rogo.

    Le fiamme erano divampate nel pomeriggio del 12 luglio, mandando in azione un imponente dispositivo dei Vigili del Fuoco giunto da Frosinone, Cassino, Sora e persino da Castelforte, in provincia di Latina, con il supporto del soccorso aereo. Sul posto erano intervenuti anche i sanitari del 118 e i Carabinieri di Pontecorvo.

    Secondo quanto comunicato dalla Procura, le indagini sono ora finalizzate ad accertare l’origine dell’incendio, tenendo aperte tutte le ipotesi investigative, da quella colposa a quella dolosa. Una volta concluse le operazioni di spegnimento, il personale tecnico procederà ai rilievi all’interno dello stabilimento per ricostruire con precisione la dinamica dell’evento. Le attività investigative sono state delegate ai Carabinieri della Compagnia di Pontecorvo, con il supporto specialistico del Nucleo Operativo Ecologico (N.O.E.) dei Carabinieri di Latina.

    Parallelamente è stato disposto un monitoraggio urgente e continuativo della qualità dell’aria, del suolo e delle acque da parte di ARPA Lazio, i cui accertamenti rivestono particolare rilievo anche ai fini probatori: l’agenzia regionale ha già segnalato la presenza di diossine nell’area interessata dal rogo.

    Al momento è stato aperto un procedimento penale a carico di ignoti, dunque senza indagati identificati: va precisato che si tratta di un atto dovuto, propedeutico all’accertamento dei fatti, e che ogni ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti non implica alcuna responsabilità fino a eventuali, successivi accertamenti giudiziari definitivi. Gli investigatori stanno valutando diverse fattispecie: le ipotesi di incendio doloso (articolo 423 del Codice Penale) o di incendio colposo (articolo 449 c.p.), per verificare se l’evento sia riconducibile a una condotta intenzionale oppure a violazioni delle norme di sicurezza. In relazione all’estensione delle fiamme ai terreni agricoli circostanti, la Procura valuterà inoltre gli eventuali presupposti per l’applicazione della disciplina prevista dall’articolo 423-bis c.p. in materia di incendio boschivo.

    L’attenzione degli inquirenti è rivolta anche ai possibili reati di inquinamento ambientale (articolo 452-bis c.p.) e disastro ambientale (articolo 452-quater c.p.), qualora gli accertamenti confermino una compromissione significativa e misurabile delle matrici ambientali interessate. Saranno inoltre condotti approfondimenti in ordine all’eventuale configurabilità del reato di gestione illecita di rifiuti (articolo 256 del D.Lgs. 152/2006), oltre che dell’ipotesi di rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, prevista dall’articolo 437 c.p.

    Sul fronte della tutela sanitaria, e in via strettamente precauzionale, a seguito delle prime risultanze dei monitoraggi ambientali di ARPA Lazio, i comuni limitrofi hanno emanato specifiche ordinanze contingibili e urgenti. Oltre a San Giorgio a Liri, hanno adottato provvedimenti anche i comuni di Pignataro Interamna ed Esperia. Le ordinanze raccomandano o dispongono, secondo quanto stabilito dalle singole amministrazioni, di limitare la permanenza all’aperto, tenere chiuse porte e finestre, disattivare gli impianti di ventilazione che immettono aria esterna, evitare il consumo di prodotti agricoli provenienti dalle aree interessate oppure sottoporli a un accurato lavaggio, e sospendere, ove previsto, le attività ludiche, sportive e lavorative all’aperto. Le amministrazioni comunali stanno provvedendo a pubblicare costanti aggiornamenti attraverso i propri canali istituzionali e i profili social ufficiali.

    Nel comunicato, la Procura della Repubblica ha assicurato il massimo rigore tecnico e la massima celerità nello svolgimento delle indagini, invitando al contempo tutti i cittadini in possesso di informazioni utili, fotografie o filmati relativi ai momenti antecedenti o contestuali all’incendio a rivolgersi tempestivamente all’Arma dei Carabinieri. Rinnovato, infine, l’invito a osservare scrupolosamente le prescrizioni contenute nelle ordinanze emanate dalle autorità competenti, adottate a tutela della salute pubblica e della sicurezza della collettività.

    La vicenda, nel frattempo, ha varcato anche i confini locali per approdare in Parlamento. La deputata Ilaria Fontana, vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera, ha reso noto di aver depositato un’interrogazione parlamentare ai Ministeri dell’Ambiente e dell’Interno, chiedendo conto delle condizioni di sicurezza dell’impianto colpito dalle fiamme. Secondo quanto dichiarato dalla parlamentare, episodi come questo non possono più essere affrontati con un approccio meramente emergenziale: servono prevenzione, controlli capillari e piena applicazione delle norme già esistenti. Fontana ha ricordato che il decreto-legge n. 113 del 2018, introdotto con l’allora Ministro Sergio Costa, aveva già imposto ai gestori degli impianti l’obbligo di predisporre un Piano di Emergenza Interna, cui si è aggiunta nel 2022 la Regola Tecnica Verticale di prevenzione incendi, che impone agli impianti di adeguarsi entro il 9 novembre 2027. Sulla base di questo quadro, la vicepresidente M5S ha chiesto al Governo un rafforzamento dei controlli e delle ispezioni sugli impianti di gestione rifiuti, oltre a un monitoraggio puntuale sul rispetto delle scadenze normative.

    Un caso, quello di San Giorgio a Liri, che unisce ora due piani paralleli: quello giudiziario, con la Procura di Cassino chiamata ad accertare cause e responsabilità dell’incendio, e quello politico-istituzionale, con la richiesta di controlli più stringenti su tutti gli impianti di trattamento rifiuti del territorio nazionale.

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