Un secco “no” alla firma del rinnovo contrattuale, pronunciato senza mezzi termini al termine delle consultazioni con la Funzione Pubblica per il biennio economico 2025-2027. È la posizione assunta da Pianeta Sindacale Carabinieri – Assieme, la sigla sindacale che rappresenta l’Arma, dopo settimane di trattative che, a detta dei rappresentanti sindacali, non avrebbero portato ai risultati sperati dalle famiglie in divisa.
A guidare la protesta è il segretario generale Vincenzo Romeo, che in un comunicato diffuso nelle scorse ore ha spiegato le ragioni di un dissenso destinato a far discutere. Secondo quanto denunciato dal sindacato, il Governo continuerebbe a corrispondere solo in forma ridotta una parte degli arretrati relativi agli anni 2025 e 2026, ripetendo lo stesso copione già vissuto in occasione del precedente rinnovo, quello relativo al biennio 2022-2023. Il conto, secondo le stime fornite da Pianeta Sindacale Carabinieri, si tradurrebbe in una perdita di circa 5.000 euro per ogni famiglia di Carabiniere, una cifra tutt’altro che simbolica in un momento storico in cui il caro vita mette sotto pressione i bilanci domestici di tutto il Paese, comprese le famiglie di chi indossa una divisa.
Il tono del comunicato non lascia spazio a interpretazioni. Il sindacato parla apertamente di dignità calpestata, definendo l’offerta economica avanzata dal Governo come una manciata di spiccioli, giustificata da una presunta mancanza di risorse che, secondo Romeo, mal si concilierebbe con le priorità di spesa dichiarate nei mesi scorsi. Una critica che si allarga anche al metodo, prima ancora che al merito: nel testo si sottolinea come, in quattro anni di legislatura, l’Esecutivo non abbia mai incontrato direttamente le parti sociali, nonostante le ripetute richieste di confronto avanzate dai rappresentanti di categoria.
Al centro della protesta non ci sono soltanto gli aspetti retributivi. Il sindacato punta il dito anche su un problema strutturale che definisce ormai cronico: una carenza di organico stimata in oltre 18.000 uomini e donne su tutto il territorio nazionale. Le modifiche normative annunciate dal Governo, secondo Pianeta Sindacale Carabinieri, non affronterebbero questo nodo, lasciando i reparti a operare in condizioni di affanno quotidiano proprio mentre, ricorda il comunicato, l’Arma dei Carabinieri risponde ogni giorno a circa il 72 per cento delle richieste di sicurezza pubblica che arrivano dal territorio nazionale, un dato che il sindacato utilizza per rimarcare il peso operativo scaricato su un numero di uomini ritenuto insufficiente.
Non manca, nel testo diffuso da Romeo, un affondo sul clima politico del momento. Il sindacato osserva come, in parallelo alle trattative contrattuali, sia già partita quella che definisce propaganda elettorale, fatta di annunci su aumenti stipendiali superiori ai 300 euro per il comparto Difesa e Sicurezza e promesse di nuove assunzioni per oltre 19.000 unità nelle Forze di polizia. Cifre che, secondo la lettura fornita dal sindacato, andrebbero contestualizzate: si tratterebbe di importi lordi, che non compenserebbero l’aumento del costo della vita, e di numeri che includerebbero anche l’impiego di personale volontario con condizioni contrattuali più precarie e retribuzioni che, sempre secondo quanto sostenuto da Pianeta Sindacale Carabinieri, scenderebbero sotto i mille euro mensili.
Il comunicato si chiude con toni che richiamano volutamente il linguaggio militare, capovolgendone però il significato tradizionale. Al consueto “signor sì” con cui un militare risponde a un ordine, il sindacato contrappone un “signor no”, scelto come simbolo di un dissenso che, spiega Romeo, nasce dalla stanchezza di chi si sente rappresentante serio e affidabile dello Stato, ma percepisce di essere trattato con leggerezza proprio da quelle istituzioni che dovrebbe tutelare. La dignità del Carabiniere, si legge ancora nel testo, non si baratta con il nulla: un’affermazione che il sindacato pone come sintesi dell’intera protesta e come monito rivolto al Governo in vista dei prossimi passaggi negoziali sul rinnovo contrattuale.




