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    Home » Isola del Liri, autofficina con 350 metri quadrati di rifiuti pericolosi: sequestro dei Carabinieri Forestali
    Cronaca

    Isola del Liri, autofficina con 350 metri quadrati di rifiuti pericolosi: sequestro dei Carabinieri Forestali

    Denunciato il titolare dell'attività: gestione illecita di rifiuti speciali e mancata depurazione delle acque meteoriche
    18 Luglio 20263 Mins Read
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    Un’area vasta come un campo da calcio in miniatura, trasformata in un deposito incontrollato di scarti pericolosi per l’ambiente. È quanto hanno scoperto i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Sora nel corso di un controllo presso un’autofficina di Isola del Liri, l’ultimo capitolo di un’attività di vigilanza che i Carabinieri Forestali portano avanti con costanza su tutte le attività di autodemolizione e autoriparazione della provincia.

    L’ispezione, condotta nei giorni scorsi, ha permesso di accertare la presenza di un’ingente quantità di rifiuti speciali, sia pericolosi che non, accumulati senza alcun criterio su due piazzali a servizio dell’officina. Componenti meccanici di autovetture, oli e liquidi esausti, batterie scariche e materiale plastico di ogni genere occupavano una superficie complessiva di circa 350 metri quadrati, in condizioni che gli stessi militari hanno definito di deposito incontrollato. A complicare il quadro, le aree destinate allo stoccaggio risultavano prive del necessario sistema di raccolta e depurazione delle acque meteoriche, un’assenza tutt’altro che marginale se si considera il rischio di dilavamento delle sostanze inquinanti verso il terreno circostante.

    Di fronte a una situazione così compromessa, i Carabinieri Forestali non hanno esitato: sono scattati il sequestro dei due piazzali, con tutto il carico di rifiuti ivi depositato, e il deferimento in stato di libertà del titolare dell’attività di autoriparazione alla competente Autorità Giudiziaria. Due le ipotesi di reato contestate: la gestione illecita di rifiuti, che l’articolo 256 del decreto legislativo 152 del 2006 punisce, in caso di condanna, con l’arresto da uno a cinque anni, e la mancata raccolta e depurazione delle acque meteoriche, prevista dall’articolo 137 dello stesso decreto, che prevede pene fino a due anni di arresto oppure un’ammenda compresa tra millecinquecento e diecimila euro.

    Non si tratta di violazioni puramente burocratiche. I reflui che derivano dalle riparazioni meccaniche possono contenere idrocarburi, oli esausti, solventi e altre sostanze capaci di infiltrarsi nel sottosuolo, compromettendo la qualità del terreno e rischiando di raggiungere le falde acquifere e le acque superficiali della zona. Un pericolo concreto per l’ambiente e, di riflesso, per la salute della popolazione che vive e lavora nei dintorni.

    L’operazione si inserisce nel lavoro quotidiano dei Carabinieri Forestali, costantemente impegnati nel controllo del territorio e delle attività produttive per prevenire e reprimere i reati ambientali. Il procedimento si trova ora nella fase delle indagini preliminari: l’indagato, come previsto dal codice di procedura penale, si presume non colpevole fino a un’eventuale condanna definitiva e potrà far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune.

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