ANAGNI – Un nuovo tassello si aggiunge alla mappa degli insediamenti industriali della zona ASI di Anagni, in località Paduni, dove sorgerà un impianto destinato allo stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi. A renderlo noto è una determinazione della Regione Lazio, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio dello scorso 23 luglio, con cui la Direzione Regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti ha chiuso l’iter di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) relativo al progetto.
L’esito, in sintesi, è un via libera condizionato: il progetto è stato escluso dalla procedura di VIA vera e propria, ma la Regione ha accompagnato la propria pronuncia con un pacchetto di 34 prescrizioni che la società proponente, attiva nel settore della gestione dei rifiuti, dovrà rispettare scrupolosamente in ogni fase, dalla realizzazione all’esercizio dell’impianto.
Un capannone già esistente, nessun nuovo consumo di suolo
Il progetto non prevede la costruzione di nuovi edifici. L’intervento, spiega la documentazione tecnica, si svilupperà infatti all’interno di un capannone industriale già esistente, di circa 3.800 metri quadrati, collocato su un’area complessiva di 14.600 metri quadrati nella zona industriale di Anagni. La struttura, già dotata di un impianto fotovoltaico, cabina Enel e aree asfaltate di transito, verrà destinata a ospitare specifiche aree di stoccaggio per plastiche provenienti da impianti di selezione e per combustibile solido secondario (CSS), quest’ultimo destinato in buona parte al trasporto via nave.
Le uniche modifiche fisiche previste riguardano la disinstallazione dei macchinari preesistenti e l’installazione di una pesa fuori terra sul piazzale esterno, lungo la viabilità già presente. La configurazione generale del lotto, sottolinea la Regione, resterà dunque sostanzialmente invariata.
Quantità e tipologie di rifiuti gestibili
Secondo quanto autorizzato, l’impianto potrà gestire fino a 40.500 tonnellate annue di rifiuti in ingresso, con un’operatività limitata al solo recupero (R13) per la quota principale del materiale. Il grosso dei flussi riguarderà plastica e gomma e rifiuti combustibili da CSS, mentre una quota residuale, non superiore a 500 tonnellate annue, sarà riservata a specifiche categorie di rifiuti pericolosi, tra cui imballaggi e materiali assorbenti contaminati.
Tutte le attività di stoccaggio, viene precisato, avverranno esclusivamente al chiuso, escludendo qualsiasi deposito sui piazzali esterni, con una sorveglianza sull’intero stabilimento attiva 24 ore su 24.
Traffico, rumore e qualità dell’aria: gli aspetti sotto la lente
Uno dei punti più delicati dell’istruttoria riguarda il traffico indotto dai mezzi pesanti in ingresso e in uscita dallo stabilimento. La Regione ha stabilito un tetto massimo di 10 mezzi pesanti al giorno, anche nei periodi di maggiore attività, imponendo inoltre limiti di velocità e la programmazione scaglionata dei conferimenti per non gravare sulla viabilità locale.
Sul fronte acustico e delle emissioni, la documentazione tecnica esclude impatti significativi: l’attività non prevede lavorazioni sui rifiuti né l’installazione di nuove linee produttive, e le emissioni in atmosfera risultano pertanto assenti secondo quanto dichiarato dalla società proponente. Resta comunque obbligatorio un monitoraggio costante, con rilievi fonometrici periodici e verifiche sulla qualità dell’aria, in un’area che il Piano Regionale della Qualità dell’Aria colloca già nella classe più critica per il particolato atmosferico.
Le prescrizioni su sicurezza, incendi e rotazione dei materiali
Tra le prescrizioni più stringenti figura quella relativa alla permanenza massima dei materiali in stoccaggio, fissata in sei mesi consecutivi, con obbligo di rotazione secondo il criterio FIFO (primo a entrare, primo a uscire) e tracciabilità costante dei tempi di giacenza. Una misura pensata per contenere il rischio di degrado dei materiali e limitare il potenziale carico di incendio all’interno del capannone.
Proprio sul fronte antincendio, la Regione richiede l’adeguamento dello stabilimento con l’installazione di un impianto sprinkler, oltre ai sistemi già esistenti di rilevazione fumi e alla rete idrica antincendio, con la necessità di ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi dal Comando dei Vigili del Fuoco competente.
Un’area già segnata da insediamenti industriali
Il sito ricade all’interno del Sito di Interesse Nazionale “Bacino del fiume Sacco” e in prossimità di due stabilimenti soggetti alla normativa Seveso sul rischio di incidente rilevante, elemento che la Regione ha valutato attentamente nel corso dell’istruttoria, richiedendo alla società di acquisire informazioni utili sugli eventuali allarmi relativi a incidenti nei siti limitrofi. L’area, si legge nella documentazione, è comunque già da tempo caratterizzata da una prevalente vocazione industriale e artigianale, priva di vincoli paesaggistici o presenza di specie protette nelle immediate vicinanze.
Nella fase istruttoria, conclusa senza osservazioni da parte del pubblico né pareri contrari da parte degli enti coinvolti, la Regione ha comunque previsto ulteriori interventi di mitigazione, tra cui il potenziamento della piantumazione di essenze arboree autoctone lungo il perimetro dell’area, a scopo di schermatura naturalistica.




