È di questa mattina la notifica al Comune di Ferentino di un ricorso al TAR che riaccende i riflettori sugli equilibri politici interni all’amministrazione comunale. Al centro della vicenda c’è la revoca dell’incarico assessorile di Pierina Dominici, disposta con il decreto sindacale n. 3 del 27 maggio 2026 e seguita dalla sua sostituzione con Michela Guida, nuovo assessore designato in virtù di un accordo politico preelettorale.

Un avvicendamento che, secondo la difesa dell’ex assessore, non troverebbe alcuna giustificazione giuridica solida e che ora dovrà essere vagliato dai giudici amministrativi.
Le ragioni del ricorso
A rappresentare Pierina Dominici in questa battaglia legale è l’avvocato Fabiano Cedrone, che non usa mezzi termini nel commentare la vicenda. Il legale richiama un principio consolidato nella giurisprudenza amministrativa, secondo cui il provvedimento di revoca di un assessore, pur godendo di un margine di discrezionalità ampio, non può mai prescindere dall’indicazione delle ragioni logico-giuridiche che lo sorreggono. Si tratta, spiega Cedrone, di un atto amministrativo e non di un atto politico insindacabile, e come tale è soggetto all’obbligo di motivazione previsto dall’articolo 3 della legge 241 del 1990.
È proprio su questo punto che si concentra l’attacco della difesa: la revoca, motivata secondo la ricostruzione della vicenda esclusivamente dal rispetto di un accordo di alternanza tra le forze politiche della maggioranza, la cosiddetta “staffetta”, sarebbe del tutto illegittima. Un avvicendamento concordato a tavolino, sottolinea l’avvocato Cedrone, non può infatti costituire di per sé il presupposto giuridico sufficiente a far venir meno il rapporto fiduciario che lega il sindaco al proprio assessore.
I principi contestati
Il legale individua due pilastri su cui si fonderebbe l’illegittimità del provvedimento. Il primo riguarda l’obbligo di motivazione: la revoca di un assessore, ribadisce Cedrone, va inquadrata come atto di alta amministrazione, che richiede una motivazione oggettiva e trasparente, ancorata a ragioni di buon andamento e imparzialità dell’ente. Il secondo principio riguarda invece l’esclusione delle logiche di partito dal processo decisionale: un accordo politico pensato unicamente per avvicendare una carica a metà legislatura non potrebbe, secondo questa impostazione, giustificare da solo la rottura del rapporto fiduciario.
Le possibili conseguenze per il Comune
Dalla lettura degli atti depositati emergono con chiarezza le richieste avanzate dalla difesa e i rischi che ne potrebbero derivare per l’ente. Da un lato vi è la richiesta di annullamento del decreto di revoca, con il conseguente venir meno di tutti i suoi effetti. Dall’altro, un profilo più delicato sul piano economico: qualora il TAR dovesse accertare l’illegittimità del provvedimento, Pierina Dominici ha già formalizzato una richiesta di risarcimento del danno patrimoniale, legato alla mancata percezione dell’indennità per il periodo restante di mandato, oltre a un risarcimento per il danno d’immagine subito.
La palla passa ora ai giudici amministrativi, chiamati a stabilire se la sostituzione dell’assessore Dominici con l’assessore Guida sia stata condotta nel rispetto delle regole che governano gli atti di alta amministrazione, o se invece abbia prevalso una logica squisitamente politica priva di adeguata copertura giuridica. Resta inteso che i fatti oggetto del procedimento sono ancora al vaglio della giustizia amministrativa e che nessuna delle parti coinvolte è stata, allo stato, oggetto di accertamenti definitivi.




