Non si placano le polemiche ad Anagni dopo la notizia, riportata nei giorni scorsi da anagnia.com, del via libera della Regione Lazio alla realizzazione di un nuovo impianto di stoccaggio rifiuti in località Paduni, all’interno di un capannone già esistente. A intervenire con una nota è Difendi Anagni, l’associazione che da tempo segue le vicende ambientali del territorio e che questa volta punta il dito su alcune criticità emerse dalla lettura degli atti regionali.
Il progetto, autorizzato dalla Regione con 34 prescrizioni allegate al provvedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), riguarda il trattamento di rifiuti in gran parte non pericolosi, principalmente plastica proveniente dai centri di selezione di Corepla e Coripet, ma non solo: nella documentazione compaiono infatti anche quantitativi di rifiuti pericolosi.
Il nodo del rischio incendio
Il primo elemento sollevato da Difendi Anagni riguarda proprio la sicurezza dell’impianto. Nella determina regionale, spiega l’associazione, viene indicato l’incendio come uno dei principali fattori di rischio legati alla struttura. Un dato che assume un peso particolare se si considera la collocazione scelta: a circa 500 metri dal futuro impianto di stoccaggio sorgono infatti due aziende soggette alla normativa Seveso, la disciplina europea che classifica i siti industriali in base al rischio di incidente rilevante. Una delle due imprese rientrerebbe nella soglia inferiore di rischio, l’altra in quella superiore, la categoria più delicata prevista dalla normativa.
La presenza di un asilo nido
A destare ulteriore preoccupazione, secondo Difendi Anagni, è un dettaglio che la determina regionale non menzionerebbe: nella stessa zona sarebbe ormai operativo un asilo nido, peraltro finanziato con fondi della stessa Regione Lazio. L’associazione si interroga sulla compatibilità tra un impianto di questo tipo e la presenza di una struttura dedicata alla prima infanzia a distanza ravvicinata, chiedendosi se tale elemento non avrebbe dovuto pesare nella valutazione complessiva del progetto.
Il precedente della delibera comunale
Difendi Anagni richiama poi un atto amministrativo che, a suo dire, meriterebbe attenzione: una delibera del Consiglio Comunale di Anagni, approvata all’unanimità in occasione della vicenda del biodigestore, con cui l’amministrazione si era espressa contro la realizzazione di ulteriori impianti di trattamento rifiuti sul territorio comunale. Da qui la domanda che l’associazione rivolge direttamente al Comune di Anagni: perché quella delibera non sarebbe stata fatta valere in questa nuova circostanza?
Le domande al Comune
Nella nota, Difendi Anagni si chiede inoltre perché i cittadini abbiano dovuto apprendere la notizia dalla stampa — ringraziando esplicitamente anagnia.com per averla resa pubblica — anziché da una comunicazione istituzionale. L’associazione domanda infine quale sia la reale posizione dell’amministrazione comunale sul progetto, paventando il rischio che si ripeta lo stesso copione già visto ai tempi del biodigestore: un’opposizione dichiarata solo in prossimità delle elezioni comunali, salvo poi un sostanziale appoggio all’iniziativa a urne chiuse.
La vicenda, destinata probabilmente ad animare il dibattito pubblico nelle prossime settimane, riporta al centro dell’attenzione il tema della gestione dei rifiuti sul territorio e il ruolo che gli enti locali intendono giocare nel confronto con la Regione Lazio.
La nota integrale di “Difendi Anagni”
“Abbiamo saputo dalla stampa dell’ autorizzazione regionale per la realizzazione di un impianto di stoccaggio all’interno di un capannone in località Paduni. L’impianto tratterà rifiuti non pericolosi, per la maggior parte plastica, provenienti dai CSS Corepla/Coripet ma anche rifiuti pericolosi. Leggendo la VIA della Regione Lazio ci sono delle riflessioni da fare. La prima è quella che nella determina si legge che uno dei rischi maggiori per l’impianto e quello dell’ incendio.
E proprio in quella zona, parliamo di 500 metri dall’impianto di stoccaggio, ci sono due aziende soggette alla normativa Seveso classificate a Rischio di Incidenti Rilevanti, una di soglia inferiore e l’altra di soglia superiore.
Abbiamo notato poi che nella determina regionale non si fa presente che in quella zona è ormai attivo un asilo nido e ci chiediamo se possa sorgere un tale impianto dove è presente un asilo finanziato tra l’altro dalla Regione. Non è forse rilevante ai fini di una determina regionale?
L’ultima riflessione la vogliamo fare sul fatto che ad Anagni esiste una Delibera di Consiglio Comunale, votata all’unanimità ai tempi della questione della realizzazione del Biodigestore, che disponeva la non realizzazione di ulteriori impianti di trattamento dei rifiuti.
Alcune cose allora. Perché i cittadini di Anagni devono sapere dalla stampa, che ringraziamo, della realizzazione di un impianto di stoccaggio di rifiuti? Perché il Comune non si è attivato per fare valere la delibera di Consiglio Comunale e soprattutto perché non ha fatto presente che esiste un asilo nido forse nemmeno a distanza di 1 km da dove sorgerà questo nuovo impianto?
Insomma questa amministrazione è a favore o contro questo nuovo impianto o farà come col biodigestore, cioè si ricorderà di essere contro sotto elezioni comunali e poi appoggerà il progetto?”




