Un flashmob a sorpresa, organizzato nel cuore dell’estate, ha portato in piazza a Frosinone decine di cittadini per contestare l’imminente attivazione del Bus Rapid Transit (BRT) nel capoluogo. L’iniziativa, promossa dal movimento Frosinone 2050, si è svolta martedì 28 luglio 2026, in un orario scelto non a caso per anticipare l’inaugurazione del progetto da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli, prevista con l’avvio operativo del servizio a inizio settembre.
Il presidio, che secondo gli organizzatori ha registrato una partecipazione superiore alle attese nonostante il breve preavviso, ha rappresentato anche l’occasione per la presentazione ufficiale della lista civica Frosinone 2050. Alla manifestazione, riferiscono i promotori, hanno preso parte esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista, Arci, Movimento 5 Stelle, la Rete e Agorà, oltre a figure della società civile come il filosofo Filippo Cannizzo e il professor Salvatore Savo.
Le critiche al progetto: “Un tracciato troppo corto”
Al centro delle contestazioni, secondo quanto sostenuto dai manifestanti, ci sarebbe la natura stessa dell’infrastruttura in fase di realizzazione. Il movimento Frosinone 2050 sostiene che quello che sta prendendo forma nel capoluogo non sia un vero e proprio sistema BRT, bensì un servizio di autobus che percorrerebbe meno di due chilometri nella zona più trafficata della città, con solo poche centinaia di metri effettivamente liberi dal traffico ordinario.
Gli organizzatori hanno inoltre segnalato quella che definiscono una mancanza di separazione fisica tra la corsia riservata al mezzo e il resto della carreggiata: l’assenza di cordoli e barriere, spiegano, rischierebbe di trasformare le corsie dedicate in aree di sosta abusiva, vanificando la rapidità del servizio. A questo si aggiungerebbe, secondo quanto denunciato in piazza, l’assenza di priorità semaforica, che lascerebbe il mezzo pubblico bloccato agli incroci come qualsiasi altro veicolo.
Critiche sono state rivolte anche alle fermate, che secondo i manifestanti resterebbero quelle tradizionali anziché essere sostituite da banchine rialzate ad accesso facilitato, elemento ritenuto importante per l’accessibilità di carrozzine e passeggini.
Il nodo parcheggi e le ricadute sul commercio
Uno dei punti più sentiti dalla protesta riguarda l’impatto sulla sosta cittadina. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, i nuovi divieti introdotti lungo il percorso avrebbero eliminato circa 200 posti auto tra via Aldo Moro, via Don Minzoni, via Puccini e via Marittima. I parcheggi di interscambio previsti in via Mola Vecchia e via Licinio Refice, sempre secondo il movimento, non sarebbero pronti prima di alcuni mesi, mentre quello di via Maria resterebbe per ora solo sulla carta. Una situazione che, sostengono i manifestanti, penalizzerebbe in particolare le attività commerciali della zona.
La proposta alternativa del movimento
Dal palco della protesta è arrivata anche una proposta. Frosinone 2050 chiede che il progetto venga rivisto in corso d’opera per garantire percorsi realmente separati dal traffico veicolare, capaci di collegare in modo organico i quartieri della città e i suoi punti nevralgici. Tra le richieste avanzate anche l’introduzione di nodi di interscambio, sistemi di monitoraggio in tempo reale con tabelloni elettronici per gli utenti e politiche tariffarie agevolate.
Gli organizzatori hanno annunciato che l’iniziativa non si fermerà al flashmob di piazza, ma proseguirà con un percorso di incontri nei vari quartieri del capoluogo, dal centro alle periferie, con l’obiettivo di raccogliere idee e proposte dai cittadini in vista delle prossime scadenze amministrative.




