ANAGNI – Torna sotto i riflettori la questione ambientale nella zona industriale ASI di Anagni, in località Paduni, dove è prevista la realizzazione di un nuovo impianto per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi. A sollevare il caso è il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata ai Ministeri dell’Ambiente e della Salute.

Al centro della richiesta c’è la decisione della Regione Lazio di escludere il progetto dalla procedura ordinaria di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Una scelta che, secondo il parlamentare, merita un supplemento di attenzione, considerando la delicatezza del contesto in cui l’impianto andrà a sorgere.
Un impianto da 41mila tonnellate l’anno
La struttura, che troverà sede all’interno di un capannone industriale già esistente, è destinata a movimentare quantitativi tutt’altro che trascurabili: fino a 40.500 tonnellate annue di rifiuti, in gran parte plastiche e combustibile solido secondario (CSS), a cui si aggiungono 500 tonnellate annue di rifiuti classificati come pericolosi. Pur restando fuori dalla procedura di VIA ordinaria, il via libera della Regione è stato subordinato al rispetto di 34 prescrizioni tecniche, ambientali e di sicurezza.
Un numero elevato di condizioni che, per Orfini, non basta a fugare i dubbi. Il punto critico, spiega il deputato, è la collocazione geografica del progetto: l’area rientra infatti nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del Fiume Sacco”, un territorio che porta da anni il peso di criticità ambientali e sanitarie note, tra livelli di particolato atmosferico sopra la media e la presenza di stabilimenti soggetti alla normativa Seveso sul rischio industriale.
Le quattro domande al Governo
Attraverso l’atto ispettivo, il parlamentare Dem ha posto al Governo quattro richieste puntuali. La prima riguarda l’opportunità di sottoporre comunque il progetto a una VIA integrale, valutando gli effetti cumulativi con le altre attività industriali già presenti sul territorio. La seconda si concentra su controlli e trasparenza, chiedendo quali iniziative si intendano adottare per verificare il rispetto delle prescrizioni e se siano previsti controlli indipendenti su emissioni, qualità dell’aria, rischio incendi e traffico indotto dall’attività dell’impianto.
Il terzo quesito chiama in causa il coinvolgimento degli enti locali, interrogandosi sul ruolo avuto dal Comune di Anagni nella procedura autorizzativa e su eventuali osservazioni presentate dall’amministrazione comunale. Infine, la quarta domanda tocca il tema della tutela della salute pubblica, chiedendo se il Governo intenda applicare il principio di precauzione e rafforzare il monitoraggio epidemiologico e ambientale in una valle già sottoposta a una pressione ambientale significativa.
“Un territorio che non può farsi carico di altri impatti”
A motivare l’iniziativa parlamentare è la convinzione che la Valle del Sacco abbia già dato abbastanza in termini di sacrifici ambientali. “Un territorio vulnerabile come quello della Valle del Sacco non può continuare a farsi carico di ulteriori impatti ambientali senza una valutazione rigorosa e complessiva sulla salute dei cittadini”, ha dichiarato Matteo Orfini, sintetizzando lo spirito dell’interrogazione.
La palla passa ora ai Ministeri dell’Ambiente e della Salute, chiamati a fornire una risposta scritta che potrebbe chiarire il quadro normativo e le garanzie previste per un progetto destinato a incidere, nel bene o nel male, sulla vita di un’area già segnata da decenni di questioni ambientali irrisolte.




