Il Consiglio comunale di Colleferro ha dato il via libera, nella seduta di martedì 11 agosto, al progetto per la realizzazione di un data center di ultima generazione dedicato all’intelligenza artificiale, destinato a diventare il primo impianto di questo genere nel centro-sud Italia. Una decisione maturata al termine di un percorso amministrativo avviato durante la precedente consiliatura, quando il Comune aveva lanciato un bando internazionale per attrarre investimenti legati a data center e supercomputer.
L’infrastruttura sorgerà su un’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria dell’Alta Velocità, a pochi chilometri dal polo logistico di Amazon. Il progetto, promosso dalla società Cobra Green Hyperscale, prevede circa 57.800 metri quadrati di superficie coperta e una potenza elettrica assegnata da Terna pari a 150 MW, affiancata da impianti fotovoltaici locali per ulteriori 34 MW.
Secondo quanto dichiarato dal sindaco Giulio Calamita, l’amministrazione avrebbe scelto di “guidare il processo e non subirlo”, portando la delibera all’approvazione senza voti contrari dopo due anni di iter. Il primo cittadino ha sottolineato che l’energia utilizzata proverrà da fonti rinnovabili, tramite contratti PPA con operatori green e dalla produzione fotovoltaica in loco, e ha parlato di una ricaduta occupazionale stimata in circa 700 addetti nella fase di cantiere e in 220 posti diretti, più altrettanti indiretti, nella gestione a regime. Per il raffreddamento la società proponente farebbe riferimento alla tecnologia Mitsubishi Electric, mentre l’alimentazione di emergenza sarebbe affidata a gruppi elettrogeni a gas forniti da AB Energy di Brescia, con l’infrastruttura di approvvigionamento garantita da SGI – Società Gasdotti Italia. Il progetto architettonico porta la firma dello studio milanese Lombardini 22, mentre Telecom Sparkle avrebbe curato la connessione dati alla rete fotonica nazionale. Il sindaco Calamita ha inoltre ringraziato il Comune di Segni per il via libera alla nuova viabilità di accesso, indicando come prossimo passaggio il parere del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Soddisfazione è stata espressa anche da Federico Sutti, managing partner dello studio legale Dentons, advisor della società di progetto.
Di segno opposto la lettura fornita ad anagnia.com dal Comitato Residenti Colleferro, secondo cui il via libera arriverebbe nonostante un parere sfavorevole degli enti sovracomunali. Il comitato richiama la scelta della Regione Lazio, assunta a marzo, di non sottoporre la variante urbanistica a Valutazione Ambientale Strategica, pur in presenza — sostiene l’associazione — di pareri critici da parte dei soggetti competenti in materia ambientale contenuti nella relativa relazione istruttoria. In aula sarebbe stata inoltre respinta la richiesta del gruppo Colleferro Protagonista, guidato da Stefano Arcari, di rinviare la discussione per approfondire le criticità sollevate.
Secondo il comitato, il progetto comporterebbe la trasformazione di un’area agricola classificata come “paesaggio agrario di rilevante valore” in zona produttiva, in una porzione di territorio vicina a beni di interesse archeologico e già interessata da una forte concentrazione di impianti fotovoltaici. I residenti lamentano inoltre l’assenza di uno studio su localizzazioni alternative in aree industriali già esistenti e la mancata previsione di cessione di aree pubbliche dismesse. Tra i nodi aperti, secondo l’associazione, resterebbero anche i titoli autorizzativi ancora da acquisire — Valutazione di Impatto Ambientale e Autorizzazione Integrata Ambientale — e la verifica sull’eventuale applicazione della normativa Seveso III, vista la vicinanza a via Casilina, alla linea ferroviaria Roma-Cassino e all’A1, oltre all’intersezione della viabilità di accesso con il perimetro del Sito di Interesse Nazionale “Bacino del Fiume Sacco”.
Il comitato cita infine i dati del report ARPA Lazio sullo stato ambientale del SIN Valle del Sacco, secondo cui Colleferro avrebbe registrato 47 superamenti giornalieri del limite di PM10 a fronte dei 35 consentiti, con lo stato ecologico del fiume Sacco classificato come “cattivo”. Sul fronte idrico, l’associazione segnala che Acea Ato2 non procederebbe agli allacci per le nuove costruzioni in assenza di disponibilità della risorsa, chiedendo alla società proponente una stima puntuale dei consumi energetici e idrici dell’impianto. Il comitato ha infine chiesto al sindaco Calamita di convocare un’assemblea pubblica per fare chiarezza sugli impatti idrici, termici e ambientali dell’opera.




