Una violenta esplosione ha scosso oggi, 13 agosto 2026, lo stabilimento KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa) di Colleferro, nella zona del Quarto Chilometro. Secondo le prime ricostruzioni, la deflagrazione avrebbe interessato un miscelatore all’interno dell’impianto. A fare la differenza, probabilmente, è stato l’allarme antincendio scattato pochi istanti prima del boato, che avrebbe permesso l’evacuazione dell’area interessata. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i soccorsi e le autorità competenti e, in attesa dei riscontri ufficiali, non risulterebbero né vittime né feriti: il reparto coinvolto, stando a quanto emerso finora, non sarebbe stato operativo al momento dell’esplosione.
La notizia, per quanto priva di conseguenze dirette sull’incolumità di lavoratrici e lavoratori, ha comunque scosso l’intero territorio, riportando bruscamente alla ribalta il nodo della sicurezza negli impianti industriali legati alla produzione bellica.
La reazione della politica nazionale
Tra le prime voci a intervenire c’è quella di Ilaria Fontana, vicepresidente del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, che ha parlato di un episodio capace di spaventare e allarmare numerosi cittadini, pur senza conseguenze per l’incolumità di chi lavora nello stabilimento. Secondo Fontana, l’accaduto impone «una riflessione non più rinviabile sulla sicurezza degli impianti industriali legati alla produzione del materiale bellico», una riflessione che, ha sottolineato, riguarda anche altre realtà del territorio con finalità analoghe. La parlamentare ha inoltre criticato quella che ha definito la «furia bellicista» dell’attuale esecutivo, chiedendo che il Governo Meloni ponga fine a quella che ha bollato come una «transizione verde-militare» giudicata pericolosa per il Paese, ribadendo che la buona politica «non può nascondersi dietro la codardia o l’ignavia».
I sindacati: «sulla sicurezza non si fanno sconti»
Sul fronte sindacale, Elia Brandi, segretario generale UILTEC Lazio, e Maurizio Lago, segretario generale UIL Lazio, hanno diffuso una nota congiunta in cui chiedono chiarezza sull’accaduto. «Quello che è accaduto è grave e non può essere archiviato semplicemente con il sollievo per le conseguenze che, dalle prime informazioni, sarebbero state evitate», dichiarano i due sindacalisti, aggiungendo di voler sapere «cosa è successo, perché è successo e soprattutto se poteva essere evitato». Brandi e Lago hanno ribadito che negli stabilimenti ad alto rischio la sicurezza «non è una formula da mettere nei protocolli», ma un impegno quotidiano fatto di manutenzione, prevenzione, controllo e responsabilità. UILTEC Lazio e UIL Lazio hanno annunciato che seguiranno gli accertamenti delle autorità e si sono dette pronte a partecipare a eventuali tavoli di confronto convocati dalla Regione Lazio.
Il fronte politico locale: da Colleferro il monito per il territorio
Anche le forze politiche del territorio sono intervenute a stretto giro. Alleanza Verdi Sinistra provinciale (che riunisce Sinistra Italiana ed Europa Verde) ha parlato di un episodio che «riporta drammaticamente al centro» la questione della sicurezza dell’intero territorio, ricordando che quando un’esplosione si avverte a chilometri di distanza, il tema smette di essere una questione puramente interna allo stabilimento. Il movimento ha chiesto alle istituzioni competenti una verifica immediata delle condizioni di sicurezza, la massima trasparenza su cause e conseguenze dell’incidente e una revisione dei piani di emergenza, sottolineando che non si tratta di allarmismo, ma di prevenzione.
Sulla stessa linea si sono espressi PD Anagni, M5S Anagni, Sinistra Italiana e Possibile Anagni, che in un comunicato congiunto hanno rivolto un appello ai sindaci dei Comuni interessati, alla Provincia di Frosinone, alla Regione Lazio e al Governo, chiedendo di fermare quello che definiscono un progetto ad alto rischio prima che sia troppo tardi, e annunciando che riterranno ogni amministratore responsabile della sicurezza della comunità.
Toni più diretti nel comunicato diffuso dal comitato Difendi Anagni, che collega l’esplosione odierna ad altri episodi recenti verificatisi in impianti industriali della zona, invitando il consiglio comunale ad aprire un confronto pubblico e trasparente con la cittadinanza prima di assumere nuove decisioni sul tema. “Circa un mese fa è andato a fuoco a Ceprano l’impianto di chi vuole fare ad Anagni un impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi a Paduni, accanto cioè a tre aziende sottoposte alla normativa Seveso”, si legge nel comunicato di Difendi Anagni. E ancora: “non sarebbe il caso di approfondire bene la questione e magari attivarsi per capire bene se conviene o meno avere questi impianti a casa nostra? Il consiglio comunale, se esiste ancora ad Anagni, dovrebbe aprire la discussione anche ai cittadini e non limitarsi a dire si a quello che dice il sindaco anche perché, come nel caso dell’impianto di rifiuti a Paduni ad esempio, ha dimenticato di dire che esiste una Delibera di Consiglio Comunale che vieta certi impianti e che lo stesso sindaco parlava di Svolta Storica…..salvo poi rimangiarsi tutto”.
L’Assemblea No War Valle del Sacco ha colto l’occasione per ribadire la propria contrarietà “alla trasformazione della Valle del Sacco in un polo della produzione bellica e di materiali esplosivi”.
“Non accetteremo che alla storica emergenza ambientale si aggiunga una nuova dimensione di rischio industriale e mllitare, senza un confronto pubblico trasparente e senza garanzie sulla sicurezza delle popolazioni – si legge sulla loro pagina Facebook – l’esplosione di oggi a Colleferro ci ricorda che il rischio non è un’ipotesi astratta”.
Un territorio in attesa di risposte
Nel pomeriggio successivo all’esplosione, il clima tra i cittadini resta di comprensibile apprensione. Le istituzioni locali e regionali sono ora chiamate a fornire risposte chiare sulle cause dell’incidente e sulle misure di sicurezza in vigore negli stabilimenti del territorio, mentre cresce l’attenzione pubblica su un tema che, complice il boato di oggi, difficilmente uscirà a breve dall’agenda politica.




