ANAGNI – Il futuro del calcio femminile italiano potrebbe passare anche dai campi di provincia. Non solo dalle grandi città, dai club professionistici o dai centri con migliaia di potenziali tesserate, ma anche da quei territori nei quali far giocare una bambina a calcio rappresenta ancora, ogni giorno, una piccola conquista.
Anagni, poco più di ventimila abitanti nel cuore della provincia di Frosinone, è uno di questi luoghi. Qui, nel giro di pochi anni, un progetto nato quasi come una scommessa si è trasformato in un vero settore giovanile femminile. Un percorso che nella stagione 2026/2027 porterà il Frassati Anagni a partecipare ai campionati regionali e nazionali FIGC con le categorie Under 15 e Under 17, proseguendo al tempo stesso il lavoro alla base con le atlete più piccole.
Numeri e categorie raccontano però solo una parte della storia. Perché quanto sta accadendo ad Anagni solleva una questione che riguarda l’intero movimento italiano: come si fa a far crescere il calcio femminile anche dove, fino a pochi anni fa, non esisteva praticamente nulla?
Portare il calcio dove ancora non c’è
Il progetto è stato ideato e sviluppato da Antonio Sambalotti, oggi responsabile del settore femminile del Frassati Anagni. La sfida iniziale non era costruire una squadra competitiva, ma qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più complesso: far capire alle bambine del territorio che il calcio poteva essere anche il loro sport.
In una grande città una ragazza può scegliere tra diverse società nel raggio di pochi chilometri; in provincia le distanze aumentano e le possibilità si riducono, costringendo spesso le famiglie a sostenere spostamenti importanti più volte alla settimana. Per questo, secondo Sambalotti, il vero salto di qualità del movimento passa dalla capacità di costruire una rete sempre più capillare di società: non portare le ragazze verso il calcio, ma portare il calcio verso le ragazze.
«Quando abbiamo iniziato non pensavo soltanto a creare una squadra. Pensavo soprattutto a creare una possibilità che prima non c’era», racconta Sambalotti, spiegando di aver voluto che una bambina di Anagni potesse trovare una risposta al proprio desiderio di giocare direttamente nel proprio territorio.
Crescere dal basso, con continuità
Il percorso del Frassati Anagni è stato graduale: prima la scuola calcio, poi gruppi sempre più numerosi, nuove categorie, uno staff dedicato e un’organizzazione capace di accompagnare le ragazze nella crescita. Il progetto ha portato oggi alla costruzione di un settore che guarda alle categorie agonistiche, sostenuto anche da una partnership con il Frosinone Calcio Femminile, punto di riferimento importante per il territorio.
Il risultato più significativo, però, non sono soltanto le squadre create, ma la nascita di una vera cultura sportiva. Nei piccoli centri, spiegano dal club, il lavoro di una società significa anche parlare con le famiglie, superare diffidenze, entrare nelle scuole, organizzare Open Day e raccontare il calcio femminile mostrando alle bambine che davanti a loro può esserci un percorso concreto.
«Bisogna cercare le ragazze, coinvolgere le famiglie e soprattutto dare continuità. Se una bambina comincia a giocare a otto o nove anni, deve sapere che a dodici, quindici o diciassette anni ci sarà ancora un posto nel quale continuare a farlo», sottolinea Sambalotti.
Giocare nel proprio territorio
Il tema riguarda direttamente il futuro del movimento, ed è stato sottolineato negli anni anche da una figura simbolo del calcio femminile italiano come Sara Gama, secondo cui le ragazze devono avere l’opportunità di giocare nel proprio territorio, senza essere costrette ad allontanarsi per trovare una squadra.
Un principio che Sambalotti sente particolarmente vicino: «Credo fortemente che una ragazza debba poter giocare nel proprio paese o comunque il più vicino possibile a casa. Se per allenarsi una bambina deve affrontare grandi distanze tre o quattro volte alla settimana, inevitabilmente una parte delle potenziali calciatrici verrà persa. E non perché manchi la passione, ma perché manca l’opportunità».
La provincia come bacino ancora da scoprire
Per anni il calcio femminile ha avuto bisogno soprattutto di visibilità; oggi, accanto alla visibilità, diventa fondamentale la capillarità. Le grandi società rappresentano il vertice della piramide, ma una piramide, per crescere in altezza, ha bisogno di una base sempre più larga. È qui che possono entrare in gioco centinaia di realtà territoriali italiane, piccole società capaci di intercettare bambine che altrimenti il movimento rischierebbe di non incontrare mai.
«Mi piacerebbe che esperienze come la nostra venissero osservate anche da chi guida il calcio femminile italiano. Non perché pensiamo di aver inventato qualcosa, ma perché credo che nelle province ci sia un potenziale enorme ancora da sviluppare», aggiunge Sambalotti, immaginando un’Italia in cui una bambina possa iniziare a giocare nel proprio paese, crescere nella società del territorio e, se dotata di talento, trovare successivamente le opportunità per salire di livello.
Un messaggio da Anagni al calcio femminile italiano
L’esperienza del Frassati Anagni non vuole essere raccontata come un punto di arrivo, ma come la dimostrazione che anche una realtà piccola può costruire qualcosa quando esistono programmazione, presenza sul territorio e persone disposte a crederci nel tempo. «Se è stato possibile creare un settore femminile ad Anagni, allora può essere fatto in tantissimi altri comuni italiani», osserva Sambalotti, immaginando cosa significherebbe per il movimento avere, in ogni territorio, almeno una società pronta ad accogliere una bambina che vuole giocare a calcio.
Il calcio femminile raccontato anche fuori dal campo









La volontà di Sambalotti di contribuire alla crescita del movimento ha trovato anche un’altra forma espressiva. Antonio, infatti, è anche cantautore e con il nome d’arte Gemini è autore del brano “La volta buona“, nato dall’incontro con Alice Pignagnoli, ex portiere di Serie A. Pignagnoli ha raccontato il proprio percorso anche nel libro “Volevo solo fare la calciatrice“, mentre la sua storia sarà presto protagonista di un progetto cinematografico che includerà tra gli elementi musicali proprio il brano scritto da Sambalotti. Musica, letteratura, cinema e attività sul campo diventano così linguaggi diversi per trasmettere lo stesso messaggio.
Una ragazza non dovrebbe partire per poter iniziare
È forse questa la sintesi dell’esperienza nata ad Anagni: una ragazza non dovrebbe essere costretta ad andare lontano per iniziare a giocare a calcio, ma poter cominciare nel proprio territorio, crescere vicino alla famiglia, trovare allenatori preparati e una società capace di accompagnarla. Andare lontano dovrebbe rappresentare un traguardo, non la condizione necessaria per poter cominciare.

«Quest’anno vorrei vedere tante bambine sugli spalti durante le partite delle nostre Under 15 e Under 17. Le inviteremo costantemente perché credo sia fondamentale che possano vedere altre ragazze giocare, lottare per un pallone, indossare una maglia e rappresentare la propria città», conclude Antonio Sambalotti, augurandosi che la curiosità di una spettatrice possa trasformarsi, il giorno dopo, nella richiesta di iniziare a giocare.




