di Giorgio Stirpe
Forse giocare al Franchi, proprio nel giorno in cui si celebrava il centenario della Fiorentina, poteva non essere esattamente il momento più propizio per il Frosinone. I giallazzurri, oltre a dover affrontare una squadra con qualità tecniche migliori, hanno immaginato di trovarsi di fronte un gruppo fomentato dalla festa e da uno stadio che già alla vigilia ha chiesto ai viola un impegno ancora maggiore per onorare questo giorno speciale.
Aspetti veri che, in realtà, non hanno affatto rovinato il sonno e intimorito i giallazzurri. Con una prestazione super, i canarini hanno scritto la storia espugnando la capitale della cultura italiana, la culla del Rinascimento, con un sonoro 3-0 che ha reso orgoglioso un intero popolo.
Come contro la Juventus, Alvini ha dato fiducia alla vecchia guardia. L’inserimento dei nuovi ha continuato ad avere un “andamento lento”, centellinato. In questo momento il tecnico evidentemente non è ancora del tutto soddisfatto del processo di trasferimento del suo credo calcistico a chi è arrivato da qualche settimana e ha puntato sul blocco solito. E ha fatto bene!
Al Franchi, il tecnico ha dato la possibilità anche a Masini di prendere posizione a centrocampo dal 1’ (al posto di Cichella), assieme a Schmid, confermando il resto della squadra che ha ben figurato con la Juventus all’esordio, ad eccezione di Cittadini, sostituito da A. Oyono, quest’ultimo tornato padrone dell’out di destra.
In panchina anche Tchato e Birligea, arrivati da poche ore assieme a Bocek (in tribuna).
Nonostante le difficoltà dovute agli scambi stretti palla a terra dei calciatori di Grosso, il Frosinone ha provato sin da subito a non rinunciare ad offendere riuscendoci in primis con le scorribande di Kvernadze, gli inserimenti di Bracaglia, le fughe di Fini, un po’ di fortuna e tanti meriti.
Quelli di Kvernadze che, dopo aver fatto venire il mal di testa a Jimenez, ha imbeccato Raimondo (26’) con una “giocatona” sulla linea di fondo che il centravanti ha saputo concretizzare segnando il suo primo gol in assoluto nella massima serie e il primo in questa stagione del Frosinone.
Un po’ di fortuna, dicevamo. Sì, perché i viola hanno immediatamente reagito colpendo due legni, uno dietro l’altro, prima di subire il raddoppio dei leoni. Indovinate come? Ovviamente su palla inattiva!
È stato Bracaglia (38’) a gettarsi nel cuore dell’area di rigore su un calcio d’angolo battuto magistralmente dal pittore Calò, arrivare con cattiveria prima di tutti e trovare il raddoppio con un colpo di testa preciso che non ha lasciato scampo a De Gea.
Nella ripresa subito spazio a Zerbin per Fini: qualche chilo e centimetro in più per i giallazzurri, che hanno accettato la battaglia e, con l’applicazione di ogni uomo in campo, hanno spento man mano il furore agonistico della Fiorentina. I viola, protesi in avanti alla ricerca della rete che potesse riaprire la partita, hanno sbattuto contro il muro di un Leone attento, dinamico, famelico. La coppia del giorno Bracaglia (assist fantastico) – Raimondo (gran gol) ha colpito ancora chiudendo la partita al 68’.
Nel finale c’è stato spazio anche per l’esordio in campionato di Birligea al posto dell’ottimo Raimondo, e poi la festa per la prima, pesante vittoria in stagione.
Alvini ha finalmente ottenuto il suo primo trionfo in Serie A, proprio nello stadio della sua squadra del cuore. Anche questo è da iscrivere nei ricordi di giornata.




