Antonio Tajani, ministro degli Affari Esteri, torna a puntare i riflettori sul rischio di interferenze straniere nelle prossime tornate elettorali italiane. Il titolare della Farnesina, intervenendo a margine della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea — il cosiddetto Gymnich, in corso a Wicklow, in Irlanda — ha risposto a una domanda specifica sulla possibilità che la Federazione Russa possa tentare di orientare l’esito del voto nel nostro Paese.
Secondo quanto riferito da Tajani, non si tratterebbe di un problema circoscritto all’Italia, ma di una questione che riguarderebbe l’intera Unione Europea. Il ministro ha spiegato che non si può escludere il rischio di tentativi di condizionamento delle consultazioni elettorali nei Paesi membri chiamati alle urne, sottolineando come sia necessario intervenire in anticipo proprio per prevenire simili scenari. Il numero uno della diplomazia italiana ha aggiunto che non andrebbero escluse iniziative da parte di Mosca volte a interferire nella vita democratica degli Stati dell’Unione, con l’obiettivo di incidere sulla libera espressione della volontà popolare attraverso quella che ha definito un’attività «deprecabile». Tajani ha inoltre ribadito la necessità di mantenere alta la vigilanza, ricollegando il tema anche alla recente riforma del dicastero degli Esteri. Open
Nel corso dello stesso punto stampa, il ministro è stato interpellato anche sull’articolo del Financial Times che ha definito il generale Roberto Vannacci un possibile “cavallo di Troia” della Russia. Su questo fronte Tajani ha preferito mantenere un profilo più cauto, osservando che la testata londinese è libera di scrivere ciò che ritiene, ma che ogni affermazione di questo tipo andrebbe comunque dimostrata con fatti concreti.
Di segno diverso la reazione del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, intervenuto a margine di un’iniziativa nella Capitale. Pur dichiarando di non voler entrare nel merito delle parole del collega di governo, Salvini ha lasciato intendere di percepire un clima di eccessiva preoccupazione nei confronti di Mosca, arrivando a parlare apertamente di un’«ansia antirussa» che, a suo dire, desterebbe qualche perplessità. Il leader del Carroccio ha comunque tenuto a precisare di non avere dubbi sulla libertà di scelta degli italiani, convinto che l’elettorato nazionale non abbia mai votato, né sia disposto a farlo in futuro, condizionato da pressioni esterne, siano esse russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Allo stesso tempo Salvini ha voluto ribadire la propria condanna nei confronti dell’aggressione militare russa in Ucraina, definita un conflitto scatenato senza alcuna reale necessità. Il vicepremier ha poi lanciato una frecciata ad alcune cancellerie europee, ipotizzando che certi ambienti diplomatici del Vecchio Continente potrebbero avere un interesse, più o meno velato, a non favorire una rapida conclusione della guerra, magari per continuare a giustificare nuove forniture di armamenti. Open
Uno scambio di battute, quello tra Tajani e Salvini, che fotografa ancora una volta le sfumature diverse con cui i due partner di governo affrontano il tema dei rapporti con Mosca, in un momento in cui il dibattito sulla sicurezza dei processi elettorali europei torna a farsi sempre più acceso.




