Un weekend di inizio settembre che si preannunciava tranquillo si è trasformato, per le squadre del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Lazio, in un susseguirsi di operazioni ad alta quota, tra fossi impervi e sentieri sterrati battuti dagli appassionati di enduro. Due interventi, due giorni, due destini diversi ma un unico filo conduttore: la provincia di Rieti e la prontezza di chi, sulle montagne, ci lavora ogni giorno per salvare vite.
Tutto ha inizio sabato 5 settembre, quando nei fossi sotto Campo Fiorito, nel territorio del comune di Micigliano, un cercatore di funghi perde l’equilibrio lungo un costone particolarmente scosceso. La caduta è impressionante: circa 50 metri di dislivello, con l’uomo che termina la sua corsa all’interno di un fosso ormai in secca. Il bilancio è un politrauma, conseguenza diretta di una scivolata che avrebbe potuto avere esiti ben peggiori.
Sul posto arrivano rapidamente le squadre di terra del Soccorso Alpino e Speleologico, affiancate dagli uomini del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF) e dai Vigili del Fuoco, in un dispiegamento di forze che testimonia quanto la macchina dei soccorsi, in territori così impervi, debba necessariamente essere corale. Mentre le prime cure vengono prestate a terra, viene fatta decollare l’eliambulanza, con a bordo il tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino e l’equipe sanitaria del 118. Il verricellamento, in un contesto reso complicato dalla conformazione del terreno, permette di calare tecnico e sanitari nel punto esatto dell’incidente. Stabilizzato e imbarellato, il ferito viene infine recuperato con il verricello e trasportato al Policlinico Gemelli di Roma.
Non è trascorsa nemmeno una giornata che un nuovo allarme richiama in azione le squadre del Soccorso Alpino. Domenica 6 settembre, questa volta nel comune di Poggio Catino, un motociclista impegnato in un percorso enduro perde il controllo del mezzo in una zona altrettanto impervia, riportando la frattura di un arto inferiore. Anche in questo caso la macchina dei soccorsi si attiva su due fronti: le squadre di terra raggiungono il centauro per le prime cure, mentre l’eliambulanza, con il medico a bordo, si prepara all’estrazione.
Dopo la stabilizzazione, il paziente viene trasportato dalle squadre di terra fino a un punto più accessibile, idoneo alle manovre di recupero aereo. Da lì, il verricello dell’eliambulanza completa l’opera, trasferendo anche il secondo ferito al Policlinico Gemelli della Capitale.
Due episodi diversi, uniti dallo stesso epilogo positivo e dalla stessa dimostrazione di efficienza operativa: quella di squadre allenate a muoversi dove il terreno non perdona, capaci di trasformare un’emergenza in un intervento riuscito nel giro di poche ore.




