di Giorgio Stirpe
Alla fine della partita, ad avere il rammarico maggiore per non essere riuscito a vincere è stato proprio il Frosinone. Un’altra prova di grande personalità per i giallazzurri che hanno confermato, anche sul campo del Genoa, di non volersi mai accontentare, di voler andare sempre oltre i propri limiti e di voler recitare il ruolo di protagonista in questo campionato di Serie A.
L’1-1 finale, seppur assolutamente positivo perché ottenuto in trasferta e perché ha allungato a tre la serie di risultati utili, non può accontentare un Frosinone che, soprattutto nel finale di partita, ha avuto enormi chance per vincere.
Potrebbe sembrar strano parlare di rammarico per una neopromossa e non guardare il bicchiere mezzo pieno, ma questo Frosinone è qualcosa di più: è un gruppo che cresce di partita in partita in convinzione e capacità tecnico-tattiche, che non si accontenta, che gioca contro chiunque a viso aperto, forte di un sistema di gioco rodato nel quale tutti sanno cosa fare e quando, con idee ben definite.

La giornata proponeva un avversario avvelenato, alla ricerca del suo primo punto in campionato, un Grifone ferito e squadra sempre difficile da affrontare in casa, non solo per le qualità tecniche della rosa a disposizione di De Rossi, ma anche per la forte spinta che i propri tifosi sono in grado di imprimere al Ferraris. Una passione, quella rossoblù, storica e viscerale. Lo dimostrano anche quest’anno gli oltre 26 mila abbonamenti sottoscritti sulla fiducia dal popolo genoano.
La grande novità della sfida del Ferraris è stata il ritorno in campo dal 1’ di Ghedjemis, che ha scalato velocemente tutte le posizioni tornando ad essere il titolare sull’out di destra e a formare, assieme a Kvernadze e Raimondo, il trio delle meraviglie che lo scorso anno ha mandato in tilt tutte le difese avversarie. Per il resto, Alvini ha confermato la formazione che ha battuto il Venezia, preferendo ancora Cittadini a Monterisi e continuando a cavalcare l’onda positiva creata da un gruppo solido che nel corso degli ultimi 12 mesi ha sbagliato davvero nulla.
E anche stavolta l’approccio è stato di quelli giusti. I giallazzurri hanno lasciato che a gestire il pallone fosse il Genoa, ma senza mai abbassarsi troppo, e hanno approfittato della velocità delle proprie ali, colpendo in contropiede al 14’ con una gran giocata di Kvernadze, al suo secondo gol consecutivo e ancora una volta MVP della partita.
I canarini sono stati anche più forti della sfortuna e del piccolo primato acquisito (si fa per dire) rappresentato dal primo rigore (contro) assegnato in questo campionato di Serie A a causa di un fallo di mano di Cittadini, al 45’, ritenuto punibile. Penalty che Colombo ha calciato largo.
Rimproverare qualcosa ai ragazzi di Alvini, fino a quel momento, sarebbe stato fuori luogo e ingeneroso. A voler trovare il pelo nell’uovo, il gol subito ad inizio ripresa da Vasquez è scaturito da una disattenzione nelle marcature sul calcio d’angolo battuto da Sow. Il difensore messicano si è trovato tutto solo e libero di calciare in porta, lì dove Palmisani (ottimo nel primo tempo su Baldanzi) non è riuscito ad arrivare.
Come già detto in apertura, neanche dopo aver preso il pareggio il Frosinone ha abbassato il baricentro. Non è nel DNA di Alvini e di questa squadra. I giallazzurri hanno continuato a proporre calcio, a testa bassa, sfruttando la verve del georgiano volante, gli inserimenti di Calò e quelli di Oyono.
Fini (entrato al posto di Ghedjemis) ha fatto espellere Vasquez, e gli ultimi 10’ si sono trasformati in un tiro a bersaglio verso la porta difesa da Bijlow, con occasioni per Bobcek, Bracaglia e Zerbin che non hanno però premiato gli sforzi giallazzurri.
LE PAROLE DEL TECNICO DEL FROSINONE MASSIMILIANO ALVINI
“Partita interessante dal punto di vista dello sviluppo, che ci lascia il rammarico perché non abbiamo sfruttato i momenti in cui potevamo azzannarla. Ci sta il pareggio ma non la gestione di alcune palle che ci potevano far vincere. Una prestazione del genere a Genova è comunque positiva, possiamo ancora migliorare”.




