Cinque anni dopo, la stagione dei sacrifici imposti dalla pandemia ai conti della Santa Sede si chiude ufficialmente. Con un motu proprio pubblicato questa mattina, Papa Leone XIV ha disposto l’abrogazione definitiva del provvedimento firmato nel marzo 2021 da Papa Francesco, intitolato “Un futuro sostenibile”, che aveva introdotto una stretta salariale destinata a segnare per anni la vita economica del Vaticano.
La misura, varata all’epoca per arginare il crollo delle entrate legato alla chiusura prolungata dei Musei Vaticani e al blocco del turismo internazionale, aveva colpito soprattutto le fasce più alte della gerarchia ecclesiastica. I cardinali di Curia avevano visto ridursi lo stipendio del dieci per cento, mentre per i dipendenti della Santa Sede e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano inquadrati nei livelli più elevati — i capi e i segretari dei Dicasteri — il taglio era stato dell’otto per cento. Un’ulteriore riduzione del tre per cento aveva riguardato il personale religioso e i chierici, mentre a tutti i dipendenti, laici compresi, erano stati congelati gli scatti biennali di anzianità.
Nel testo diffuso oggi, lo stesso Leone XIV spiega le ragioni della svolta, ricordando che quelle “misure di contenimento salariale” adottate dal suo predecessore “furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia”. Un primo allentamento della stretta era già arrivato nel giugno 2025, quando un Rescriptum ex Audientia aveva abrogato uno degli articoli del provvedimento originario. Ora, dopo aver “esaminato con cura ogni cosa” e sentito il parere della Segreteria per l’Economia, il Pontefice ha scelto di chiudere definitivamente quel capitolo, con effetto retroattivo al primo settembre 2026.
Va precisato che la marcia indietro non ha valore retroattivo sui sacrifici già sostenuti: quanto trattenuto in busta paga negli anni scorsi non verrà restituito ai dipendenti vaticani. Il provvedimento guarda avanti, non indietro. E proprio in questo equilibrio si coglie il passaggio più delicato del documento: Leone XIV accompagna la fine dell’austerity con un impegno esplicito delle istituzioni vaticane a proseguire, “con strumenti diversi”, nel percorso verso la sostenibilità economica. Cambiano dunque gli strumenti, non l’obiettivo: il risanamento dei conti della Santa Sede, alle prese da anni con un disavanzo strutturale, resta una priorità dichiarata del pontificato.
La decisione arriva in un momento simbolicamente significativo per Leone XIV, e segna uno dei primi interventi di rilievo sul fronte finanziario da parte del nuovo Pontefice, chiamato a bilanciare le esigenze di bilancio con il clima interno alla Curia romana dopo anni di misure percepite come punitive dal personale più alto in grado.




