Non capita spesso che una manifestazione enogastronomica riesca a far registrare il tutto esaurito per due weekend consecutivi, ma “Assaggia il Lazio” ci sta riuscendo con una facilità quasi disarmante. Il Castello di Santa Severa, cornice tanto suggestiva quanto impegnativa da riempire, si conferma il palcoscenico ideale per una rassegna che sta trasformando la scoperta del vino e dei prodotti tipici regionali in un vero fenomeno di pubblico.













L’iniziativa, promossa da Carramusa Group grazie al sostegno di ARSIAL e della Regione Lazio – Assessorato all’Agricoltura, ha chiuso il suo secondo fine settimana con lo stesso risultato del primo: sold out per la masterclass, sold out per il cooking show, e un’affluenza altissima anche per il percorso di degustazione “Vino, olio e territorio: il Lazio da assaggiare”. Una formula che evidentemente funziona, capace di mescolare divulgazione scientifica, spettacolo dal vivo e la voglia sempre più diffusa di conoscere da vicino chi produce ciò che finisce in tavola.
Un autunno di cultura, non solo di degustazioni
Il sostegno della Regione Lazio al Castello di Santa Severa non si è esaurito con il solo “Assaggia il Lazio”. Nello stesso periodo, dal 18 al 20 settembre, la struttura ha ospitato anche il Festival degli Scrittori 2026, giunto al secondo anno consecutivo e promosso dall’Accademia Molly Bloom, fondata dagli scrittori Leonardo Colombati ed Emanuele Trevi. Si tratta del primo festival italiano interamente dedicato al mestiere della scrittura: non tanto a come un libro viene letto, quanto a come una storia prende forma.

Sei incontri distribuiti in tre serate, tutti a ingresso gratuito, hanno intrecciato la scrittura con altrettanti ambiti dell’esperienza umana. Si è partiti dal cibo, con Camilla Baresani e Angela Frenda, in un dialogo ideale con lo spirito della rassegna enogastronomica, per poi toccare lo sport con Sandro Veronesi e Novella Calligaris, il cinema con Saverio Costanzo e Alessandro Piperno, la musica con lo spettacolo “A Day in the Life” firmato da Colombati insieme a Pierluigi De Palma e Fabrizio Lucherini, l’attualità con Giorgio Zanchini e Alessandra Sardoni, e infine la scienza con Trevi e Nicola Lagioia. Due manifestazioni diverse per linguaggio, ma unite da un obiettivo comune: fare del Castello un luogo dove il racconto del territorio e della sua cultura incontra un pubblico ampio.
Otto Malvasie per raccontare un vulcano
Il cuore della seconda serata è stata la masterclass “I vini del Vulcano Laziale: la Malvasia puntinata come indicatore del legame univoco con i differenti versanti del vulcano (Castelli Romani)”, frutto della collaborazione tra ARSIAL e l’Università di Roma Tor Vergata. A guidare i partecipanti sono stati Giovanni Pica e Giorgio Colatosti di ARSIAL insieme a Jacopo Manni, ricercatore di Tor Vergata specializzato in comunicazione sensoriale del vino.
Protagonista assoluta la Malvasia puntinata, messa a confronto attraverso otto vini monovarietali provenienti da altrettanti versanti del vulcano laziale. Le uve sono state vinificate presso l’Azienda Dimostrativa Sperimentale ARSIAL di Velletri seguendo lo stesso identico protocollo enologico, una scelta metodologica precisa che ha permesso di isolare esclusivamente le differenze legate al terreno di provenienza. Hanno partecipato le cantine Poggio Le Volpi, Parvus Ager, Villa Simone, Merumalia, Cantina Amena, Borgo del Cedro, Villa Cavalletti e Casal Montani: un esperimento che più che una semplice degustazione è sembrato un piccolo laboratorio a cielo aperto sul rapporto tra suolo e sapore.
Un ex pilone ai fornelli
Il pubblico ha poi apprezzato il cooking show “Il Barone ai fornelli”, condotto dalla giornalista Benedetta Ferrari e con protagonista Andrea Lo Cicero. L’ex pilone della Nazionale italiana di rugby, ormai habitué delle cucine televisive, ha preparato una pasta con pesto di cicoria, menta e limone, accompagnata da ciauscolo rosolato e pecorino al basilico: un piatto che mette insieme ingredienti della tradizione laziale con un’interpretazione decisamente contemporanea, a dimostrazione di quanto le materie prime del territorio possano ancora sorprendere.
Quattro etichette, un solo racconto
Il percorso “Vino, olio e territorio: il Lazio da assaggiare” ha proposto quattro vini scelti per rappresentare la varietà della produzione regionale: la Malvasia Puntinata Roma DOC del Castello di Torre in Pietra, il “Sirio” di Colle di Maggio, il “Rosa Mio” della Tenuta Santa Lucia e il “Rosso Eminenza” di Casale Marchese. Non una semplice sequenza di assaggi, quindi, ma un vero e proprio invito a conoscere chi sta dietro ogni bottiglia.
La cena degustazione: un giro del Lazio in un solo tavolo
A impreziosire la serata anche una tasting dinner riservata ad autorità e ospiti, aperta da “La geometria del porto”, un percorso tra crudi, maturati, marinati e affumicati costruito sul pescato del giorno del porto di Civitavecchia. A seguire, prodotti da forno, oli, affettati provenienti dalle cinque province del Lazio e un confronto tra formaggi ovini e caprini firmati Petrucci di Amatrice e Pira di Ischia di Castro.
Due le interpretazioni più identitarie della cucina regionale: la minestra di pesce alla civitavecchiese di Anna Lauro del ristorante “Pesci&Bottiglie” e lo spaghettone acqua e farina con cacio, pepe, gamberoni di Terracina e agrumi firmato da Doriano della “Locanda Dorica”. Il menù si è chiuso con baccalà alla cacciatora, porcini e timo accompagnati dal pane dei Monti della Tolfa, e con i panettoni e le creazioni del pastry chef Michele di “Bonfì”. In abbinamento, una carrellata di etichette che ha attraversato l’intera regione: dall’Initium di Terenzi al Roma DOC Spumante di Poggio Le Volpi, dal Frascati Superiore DOCG di Casale Marchese al Colli della Sabina Bianco DOC Domina Sabinae di Santa Lucia, fino all’Anthium di Casale del Giglio, all’Aita di Muscari Tomajoli e al passito Elogio Mediterraneo di Villa Gianna.
Il gran finale: il programma dell’ultimo weekend
Da venerdì 25 a domenica 27 settembre “Assaggia il Lazio” si avvia verso l’epilogo con un calendario che promette di non deludere le aspettative. Venerdì 25 settembre, dalle 18 alle 19, spazio alla masterclass dedicata al vino a ridotto tenore alcolico e a minor impatto ambientale, frutto del progetto ARSIAL/Università della Tuscia, con Andrea Bellincontro ed Elena Brunori del Dibaf a guidare la degustazione di vini low alcol e di Maturano bianco trattato con biostimolanti naturali. Alle 19 il cooking show di Claudia Catana, “Cucina ai Monti”, con gnocchi di zucca, nocciole ed erborinato della Tuscia, mentre dalle 20 riapre il percorso di degustazione con apertura del villaggio alle 19:30.
Sabato 26 settembre la masterclass delle 18 sarà dedicata all’assaggio degli oli nuovi della Tuscia con Paola Fioravanti, presidente dell’Unione Mediterranea Assaggiatori Oli, seguita alle 19 dal cooking show di Vittoria Tassoni, food blogger della Tuscia, che reinterpreterà in chiave street food il fieno canepinese alla cacio e pepe. Anche in questo caso, dalle 20, nuovo appuntamento con le degustazioni.
Domenica 27 settembre, infine, Vittoria Tassoni chiuderà la rassegna con “La fregula incontra i legumi del Lazio”, un piatto pensato per raccontare la ricchezza e la storia dei legumi della regione.
Il Castello di Santa Severa si conferma così, weekend dopo weekend, molto più di una semplice location: un laboratorio dove cultura, ricerca e gastronomia si intrecciano per raccontare un Lazio che sa ancora sorprendere.
Il Castello di Santa Severa si conferma così, weekend dopo weekend, molto più di una semplice location: un laboratorio dove cultura, ricerca e gastronomia si intrecciano per raccontare un Lazio che sa ancora sorprendere.




