Un linguaggio fatto di linee essenziali, colori accesi e figure danzanti che ha attraversato i decenni senza mai perdere la propria immediatezza. È quello di Keith Haring, tra le figure più riconoscibili dell’arte del secondo Novecento, protagonista di una grande mostra che dal prossimo 6 ottobre e fino all’11 aprile 2027 animerà le sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Un artista capace di trasformare la linea in un linguaggio pubblico, la strada in arte alta e l’immagine in un messaggio universale, comprensibile a chiunque, ovunque nel mondo. Le sue opere nascono nella New York turbolenta degli anni Ottanta, una metropoli segnata da violenza, degrado urbano e dalle contraddizioni di un’epoca pre-digitale, in cui però le idee circolavano con una vitalità sorprendente, passando per le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone. È in quel contesto, culla dell’hip-hop e della street art, che arte, attivismo e cultura popolare finiscono per intrecciarsi indissolubilmente, dando forma a una delle stagioni più creative del secolo scorso.
Il progetto espositivo romano riunisce oltre 140 tra opere e materiali, provenienti in gran parte dalla Nakamura Keith Haring Collection, la più importante raccolta al mondo dedicata all’artista, insieme a prestigiosi prestiti pubblici e privati che arricchiscono ulteriormente il racconto. Un percorso che ripercorre l’intera parabola artistica di Haring, dai primi lavori realizzati a New York fino agli iconici Subway Drawings, passando per i poster a sfondo politico, le sculture, i dipinti e le sue opere finali.
Per tutta la sua carriera, l’artista americano ha ampliato costantemente il proprio linguaggio visivo, restando però sempre fedele a una convinzione di fondo: l’arte deve poter parlare a tutti, senza barriere né mediazioni. Da qui i suoi soggetti più celebri, i bambini radianti, i cani che abbaiano, le figure danzanti, gli angeli, i cuori, i televisori e le piramidi, immagini diventate ben più che semplici motivi ricorrenti, capaci di costituire un vero e proprio alfabeto visivo universale, ancora oggi in grado di parlare a culture e generazioni profondamente diverse tra loro.
Pensato appositamente per gli spazi di Palazzo Braschi, il percorso espositivo si articola in diversi nuclei tematici, che spaziano dalla dimensione della strada e della metropolitana all’impegno politico e sociale, dal corpo e dall’energia vitale fino all’idea dell’arte come linguaggio accessibile a tutti, per approdare infine a una dimensione più simbolica e spirituale. All’interno di questo racconto trova spazio anche l’Italia, che diventa una vera e propria chiave di lettura del percorso di Haring, il quale nel nostro Paese ha incontrato spazi pubblici, galleristi e progetti capaci di dialogare in maniera naturale con la sua idea di arte urbana e collettiva.
La mostra sarà inoltre accompagnata da un articolato programma didattico, pensato in particolare per i più giovani e per le scuole, con attività studiate per avvicinare le nuove generazioni al linguaggio immediato, inclusivo e partecipativo dell’artista. Per informazioni più dettagliate e per le prenotazioni, è possibile consultare il sito ufficiale del Museo di Roma




