La protesta non si ferma e, anzi, si fa sentire sempre di più. Ad Anagni, Ferentino e Frosinone proseguono i presìdi degli autotrasportatori, che da giorni presidiano i caselli dell’autostrada A1 per denunciare una situazione economica diventata, a loro dire, insostenibile. Il quadro che emerge è quello di una mobilitazione ancora in corso, distribuita lungo diversi punti dell’asse autostradale, che sta provocando rallentamenti alla circolazione e comincia ad avere ripercussioni anche sulla distribuzione delle merci e sui rifornimenti di carburante.
Il punto più rilevante della mobilitazione, nel territorio, è il casello di Anagni. Secondo quanto riferito da Rai News, già alle 6 di questa mattina si era formata una lunga fila di tir all’ingresso della stazione, con conseguenti rallentamenti sul tratto autostradale. La protesta, del resto, era arrivata in città già nella serata di ieri, 20 ottobre, e da allora non si è più interrotta.
Situazione analoga a Frosinone, dove il presidio risultava attivo ancora ieri con la presenza di oltre 40 autoarticolati già nelle prime ore della giornata. Non risultano al momento conteggi aggiornati e verificati per la serata di oggi. A Ferentino, invece, ieri erano stati segnalati circa 30 mezzi pesanti: la sosta dei camion e la riduzione delle corsie disponibili hanno inevitabilmente pesato sulla fluidità del traffico.
Nel pomeriggio, intanto, la protesta ha ricevuto una visita importante. Il presidente del Partito Democratico del Lazio, Francesco De Angelis, si è recato al casello di Frosinone insieme al sindaco di Fumone, Matteo Campoli, per portare ai lavoratori il proprio sostegno e la propria solidarietà. «La loro protesta merita ascolto, rispetto e visibilità», ha spiegato De Angelis, secondo il quale dietro la mobilitazione ci sono il lavoro, le imprese, le famiglie e il futuro del territorio.
Secondo l’esponente del Partito Democratico, il Governo non può continuare a voltarsi dall’altra parte e servono risposte concrete, impegni precisi e interventi immediati: a suo giudizio non bastano dichiarazioni e promesse, e chi governa ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità. De Angelis ha chiuso con un messaggio netto: «siamo al fianco dei lavoratori e sosteniamo la loro lotta».
Per ora, dunque, i tir restano fermi ai caselli e la protesta prosegue. Resta da capire quanto durerà e se arriveranno, dal fronte istituzionale, le risposte attese da chi, in queste ore, sta scegliendo di fermare i motori per far sentire la propria voce.




