Basta alzare lo sguardo verso la sommità di Monte Radicino, quando il sole cala e le ombre della sera si allungano sul territorio, per vedere una luce che non si spegne. È quella della croce che la Comunità Madonna di Fatima pose lassù 37 anni fa, con un desiderio semplice e antico: che proteggesse tutti coloro che le avessero rivolto lo sguardo.
Quel giorno non fu una cerimonia riservata a pochi. Alla posa della croce assistettero, insieme ai membri della comunità, anche fedeli provenienti dalle altre parrocchie del territorio, a testimonianza di un gesto sentito come patrimonio condiviso e non soltanto come iniziativa di una singola realtà parrocchiale. Da allora la croce è diventata un punto di riferimento visivo e spirituale per chi vive e attraversa questi luoghi.

Il legame con il monte non si è mai interrotto. Ogni primavera, infatti, la croce viene raggiunta da un pellegrinaggio e ai suoi piedi viene celebrata una Santa Messa, un appuntamento che rinnova nel tempo il senso di quella posa e raccoglie i fedeli in un cammino che è fatica, preghiera e comunità insieme.

Poi, il 30 ottobre 2016, un passaggio simbolico quanto concreto. La croce è stata dotata di un impianto fotovoltaico e da quel momento si illumina nelle ore buie della sera. È una luce alimentata dal sole, che di giorno si accumula e di notte restituisce ciò che ha ricevuto: una metafora semplice, ma efficace. Perché, come racconta lo stesso titolo scelto dalla comunità, la tecnologia cambia, la fede è ferma: gli strumenti si evolvono, il messaggio resta.
A dieci anni esatti da quell’accensione, la croce di Monte Radicino continua dunque a illuminare, e non solo fisicamente, chi ne cerca la luce nei momenti più bui della giornata. Un faro discreto, visibile da lontano, che parla a credenti e non credenti con il linguaggio universale della luce.




