Undici calici e tredici bottiglie d’olio per raccontare una regione che ha smesso di rincorrere e ha iniziato a giocare tra i grandi. Il Lazio conquista i massimi riconoscimenti del Gambero Rosso: 11 vini premiati con i Tre Bicchieri dalla Guida Vini d’Italia 2027 e 13 oli extravergine insigniti delle Tre Foglie dalla guida I Migliori Oli d’Italia 2026/2027. La notizia è stata diffusa oggi, 5 novembre 2026, ed è di quelle che fanno bene a un intero sistema agricolo, compreso quello che si estende dalla Capitale fino al Frusinate.
Non è un risultato nato per caso. Il Gambero Rosso aveva dedicato di recente due approfondimenti alla crescita qualitativa delle produzioni regionali, segnalandone la riconoscibilità sempre maggiore sui mercati. A questi premi si aggiungono inoltre quelli già ottenuti nella guida Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier, a conferma di una tendenza che più guide, e non una soltanto, stanno registrando.
Il vino: dal Cesanese al Bellone, un patrimonio che parla molte lingue
Sul fronte enologico, i Tre Bicchieri raccontano una regione dalle mille sfumature. Si va dal Cesanese, vitigno simbolo dell’area che unisce la provincia di Roma e quella di Frosinone, al Bellone, dalla Malvasia Puntinata fino a denominazioni storiche come il Frascati. Dietro le etichette c’è un patrimonio fatto di 3 DOCG, 27 DOC e 6 IGT, che attraversa i suoli vulcanici dei Castelli Romani, le colline della Tuscia e l’Agro Pontino.
Ecco i produttori premiati. Sergio Mottura conquista i Tre Bicchieri con lo Chardonnay Metodo Classico Brut Nature 2016, mentre Tenuta di Fiorano brilla con il Fiorano Bianco 2024. Premiata Villa Simone con il Frascati Superiore DOCG Riserva Vigneto Filonardi 2024, e Campolavico con il Lazio Cesanese Tefra 2025. Tra i riconoscimenti anche quello a Emiliano Fini per la Malvasia Puntinata Lavente 2024 e alla Famiglia Cotarella per il Montiano 2023. Sul fronte del Cesanese brilla Damiano Ciolli, con l’Olevano Romano DOC Cesanese Silene 2024, mentre Casale del Giglio porta in alto il Radix Bellone 2022. Completano il quadro Poggio Le Volpi con il Roma DOC Rosso Classico Riserva 2023, Merumalia con il Roma DOC Rosso Riserva Vetus e Tenimenti Leone con il Vulc Num Bellone 2025.
L’olio: tra Itrana e cultivar rare, il verde che conquista la guida
Altrettanto significativo il risultato del comparto olivicolo. Le Tre Foglie disegnano una mappa che va dalla Tuscia alla Sabina, fino alle Colline Pontine, e valorizza cultivar autoctone come Caninese, Carboncella, Salviana e Itrana. Una biodiversità che si riflette anche nelle quattro DOP dell’olio extravergine e nell’IGP Olio di Roma.
L’Itrana è la vera protagonista della classifica. Premiati infatti Agresti 1902, Cetrone, Orsini, Quattrociocchi, Silvae e Zenobio, tutti con oli ottenuti da questa varietà, in gran parte nella versione Colline Pontine DOP e in diversi casi da agricoltura biologica. Il riconoscimento va poi a Battaglini con il Frantoio Antica Tuscia Bio, a De Parri con il Cerrosughero Selezione Oro Bio, a DueNoveSei con Rosalena e a Marcoaldi con il Sabina DOP. Chiudono l’elenco Santinelli con Heros Monocultivar Frantoio, Silvi Sabina Sapori con la Monocultivar Salviana e Tiberi con Aurum Bio.
Le parole della Regione
Per l’assessore regionale al Bilancio, alla Programmazione economica, all’Agricoltura e sovranità alimentare Giancarlo Righini, i premi rappresentano un motivo di grande soddisfazione per tutto il comparto, frutto dell’impegno e degli investimenti delle imprese. La Regione Lazio, ha assicurato, continuerà a sostenere questo percorso puntando su qualità, innovazione e competitività, perché le eccellenze regionali possano affermarsi sempre di più sui mercati nazionali e internazionali.
Più ampia la lettura del presidente di Arsial, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio, Massimiliano Raffa. «il Lazio non è più una promessa dell’enogastronomia italiana, ma una realtà capace di competere ai massimi livelli», ha dichiarato. Raffa ha poi ricordato come il lavoro delle istituzioni abbia puntato su ricerca, riscoperta degli autoctoni e una strategia di promozione sempre più strutturata, in Italia e all’estero, con l’obiettivo di generare valore, reddito e nuove opportunità per imprese e territori.
Un racconto nuovo, e una sfida ancora aperta
Al di là delle classifiche, il dato che colpisce è la trasversalità del risultato: grandi nomi e piccole realtà, aziende storiche e produttori più giovani, vigne di collina e uliveti affacciati sul mare. Un mosaico che dimostra come la qualità non appartenga a una sola zona, ma sia ormai un tratto distintivo di tutta la regione. Per i territori, compresi quelli del Frusinate dove vite e ulivo sono parte del paesaggio e della storia, i premi sono anche un’occasione per riflettere sul valore di una filiera che unisce identità, lavoro e turismo enogastronomico.
La sfida, adesso, è trasformare il prestigio in valore economico concreto per i produttori, e farlo restando fedeli alle varietà autoctone che oggi vengono riconosciute come un punto di forza. La Regione Lazio e Arsial affiancheranno le aziende con attività di ricerca, innovazione e promozione, anche attraverso la presenza ai principali eventi internazionali del settore.




