Code che arrivano fino al cuore del centro storico, un semaforo diventato il simbolo del disagio quotidiano, commercianti che vedono calare i clienti e automobilisti costretti a pazientare a lungo. Ad Anagni il tema dei cantieri e della viabilità è ormai al centro del dibattito politico, e a rilanciarlo con toni durissimi è il consigliere comunale di LiberAnagni Luca Santovincenzo, che in una nota stampa parla di una situazione che non può più essere liquidata come un semplice disagio temporaneo.
Secondo Luca Santovincenzo, a pesare sarebbero nove anni di errori di programmazione da parte dell’amministrazione comunale. Un lungo periodo di immobilismo sul fronte delle opere pubbliche, sostiene l’esponente di LiberAnagni, avrebbe prodotto un effetto a catena: oggi i nodi verrebbero al pettine e la fretta di lasciare un segno avrebbe fatto sovrapporre cinque cantieri. Tre interventi riguardano via Circonvallazione Nord, uno l’area retrostante via degli Arci e l’ultimo, in ordine di tempo, la zona di Ponte Mio Bello.
Il consigliere ricorda di aver denunciato già nel dicembre 2025 i ritardi dei due parcheggi di via Circonvallazione Nord. A suo giudizio i fatti gli avrebbero dato ragione, perché i lavori sarebbero ancora molto indietro e i fondi del PNRR sarebbero stati salvaguardati solo grazie alla proroga di fine luglio, che ha spostato la scadenza al 31 dicembre 2027. Un nuovo termine che finisce però per sovrapporsi a quelli delle altre opere in programma.
Il capitolo più articolato della nota riguarda via Giminiani, alle spalle di via degli Arci. Qui, racconta Luca Santovincenzo, si sarebbe partiti da un progetto di parcheggio per arrivare, all’inizio di ottobre, a un affidamento di lavori in somma urgenza per quasi 600 mila euro. La documentazione, richiesta da tempo dal consigliere, gli è stata trasmessa solo il 30 ottobre, con la relazione geologica e la copia del progetto. Il 4 novembre, poi, il segretario generale del Comune di Anagni ha reso noto che l’acquisto dei terreni era stato siglato il 29 ottobre con atto Rep. 4909.
Da qui una serie di domande che il consigliere definisce tutt’altro che secondarie. Perché, chiede, non è stato svolto prima un approfondimento tecnico adeguato su un terreno le cui condizioni erano visibili e note da tempo? Perché la Giunta, il 22 ottobre, ha deliberato il ricorso a un debito fuori bilancio, descritto come messa in sicurezza del patrimonio comunale, sette giorni prima che l’area fosse acquistata con atto pubblico, quando era ancora di proprietà privata? E perché il Comune avrebbe deciso di comprarla comunque, per oltre 30 mila euro, dopo che a settembre una relazione geologica aveva evidenziato criticità legate al dissesto, e senza passare dal Consiglio comunale, come, secondo LiberAnagni, la legge richiederebbe?
C’è poi la questione della somma urgenza. La procedura sarebbe stata avviata dopo una segnalazione tecnica del 22 settembre, quasi un mese e mezzo fa, ma finora, secondo Luca Santovincenzo, sul posto si sarebbero visti soltanto una rete, un semaforo e la rimozione della vegetazione. Un affidamento di tale importo, deciso senza procedura comparativa, avrebbe richiesto interventi ben più consistenti. Per questo il consigliere diffida l’amministrazione a rivedere la scelta e a tornare alle procedure comparative previste dalla legge.
Intanto il semaforo di via Giminiani è diventato, nelle parole dell’esponente di opposizione, il simbolo di una città paralizzata. Pochi giorni dopo la seduta del 29 ottobre, nella quale LiberAnagni aveva contestato le rassicurazioni degli anni scorsi sulla messa in sicurezza di Ponte Mio Bello, è stato aperto un nuovo cantiere proprio lì, a poche centinaia di metri. Due cantieri ravvicinati sulla stessa direttrice hanno inciso pesantemente sulla circolazione, con code arrivate fino al centro storico e disagi pesanti nel giorno del mercato settimanale. Da qui l’invito a una riflessione seria sulla sicurezza di pedoni e automobilisti, già messi alla prova dai lavori di via Circonvallazione Nord.
La nota allarga però lo sguardo dalla viabilità alla partecipazione. I residenti di San Paolo, osserva Luca Santovincenzo, non sarebbero mai stati interpellati su un’opera che avrebbe inciso sulla morfologia dello storico Colle San Domenico, tanto che oggi è lo stesso consigliere a pubblicare il progetto ricevuto dall’Ufficio Tecnico, finora riservato. A San Pancrazio gli abitanti hanno subito lo sconvolgimento della viabilità e i rischi legati ai ritardi di Ponte Mio Bello, senza che sia stato chiarito quale parcheggio si intenda realizzare. A San Nicola, infine, per arrivare alla pulizia e all’avvio dei lavori del parcheggio sotto l’ex ospedale sarebbe servita la denuncia pubblica degli stessi residenti. Un copione che, secondo LiberAnagni, si ripeterebbe anche a Porta San Francesco e in alcune aree periferiche.
Il centro storico, sottolinea il consigliere, è il luogo in cui si vive e si lavora ogni giorno, non solo una cornice per una pizza o per un concerto all’anno, e i quartieri sono comunità con una storia, esigenze e diritti, non spazi vuoti sulla carta di un progettista.
LiberAnagni precisa di non essere contraria alle opere pubbliche né alla ricerca di soluzioni per migliorare la viabilità, tanto che avrebbe più volte avanzato proposte alternative, a suo dire sistematicamente ignorate. A essere condannata con fermezza è, nelle parole di Luca Santovincenzo, una politica “senza trasparenza e senza partecipazione”, che trascura la programmazione, sottovaluta i costi e scarica le conseguenze su cittadini e territorio.
Quanto riportato riflette la posizione del consigliere comunale e del gruppo LiberAnagni. La redazione di anagnia.com resta a disposizione dell’amministrazione comunale per ogni eventuale replica o precisazione.
LA NOTA INTEGRALE DI LIBERANAGNI
ANAGNI, TRAFFICO, CANTIERI E SICUREZZA:
NOVE ANNI DI ERRORI DI PROGRAMMAZIONE HANNO MESSO LA CITTÀ IN GINOCCHIO. SI IMPONGONO INTERROGATIVI PESANTI SULLA GESTIONE DEL DENARO PUBBLICO.
La situazione attuale della Città di Anagni non può più essere liquidata come un semplice disagio temporaneo.
Traffico congestionato, cantieri che si sovrappongono, attività commerciali penalizzate e mezzi pesanti costretti a transitare in condizioni che richiedono particolare attenzione. Dopo aver dormito sul fronte opere per ben nove anni di amministrazione, ora i nodi vengono al pettine e l’ansia di lasciare qualcosa ha fatto sovrapporre ben cinque cantieri: tre interventi in via Circonvallazione Nord, uno nell’area retrostante via degli Arci e, da ultimo, quello previsto nella zona di Ponte Mio Bello.
Già nel dicembre 2025 avevamo denunciato i ritardi dei due parcheggi di via Circonvallazione Nord e i fatti ci hanno dato ragione: i lavori sono ancora in alto mare e i fondi PNRR sono stati salvaguardati solo grazie alla proroga di fine luglio, che ha spostato il termine al 31 dicembre 2027, sovrapponendolo alle scadenze delle nuove opere.
In Via Giminiani dietro via degli Arci, invece, si è partiti da un progetto di parcheggio per arrivare a inizio ottobre a un affidamento di lavori in somma urgenza per quasi 600 mila euro.
Il 30 ottobre scorso ci è stata trasmessa la relazione geologica e la copia di quel progetto, che avevamo chiesto da tempo, e il successivo 4 novembre abbiamo appreso dal Segretario Generale che l’acquisto dei terreni era stato siglato il 29 ottobre con atto Rep. 4909.
Tanti sono gli aspetti opachi di questa vicenda, ma ci limitiamo a semplici domande.
Quel terreno non è diventato improvvisamente scosceso, incolto o interessato da fenomeni di dissesto: le sue condizioni erano visibili e note da tempo.
Perché, allora, non è stato effettuato prima un adeguato approfondimento tecnico?
Perché il 22 ottobre la Giunta ha deliberato di ricorrere a un debito fuori bilancio, definendolo di “messa in sicurezza del patrimonio comunale”, sette giorni prima che il terreno fosse effettivamente acquistato dal Comune con atto pubblico, quando era ancora di proprietà privata?
E soprattutto: perché il Comune ha deciso di acquistarlo lo stesso, per oltre 30 mila euro, dopo che a settembre una relazione geologica aveva evidenziato criticità legate al dissesto, e soprattutto senza nemmeno passare per la necessaria deliberazione del Consiglio Comunale come richiesto dalla legge?
Sono domande tutt’altro che secondarie.
C’è poi un altro elemento che richiede spiegazioni: dov’è l’intervento in somma urgenza?
La procedura di somma urgenza è stata avviata a seguito di una segnalazione tecnica del 22 settembre scorso, quasi un mese e mezzo fa. Ad oggi non è stato fatto nulla, eccetto una rete, un semaforo, la rimozione della vegetazione.
Un affidamento di importo così rilevante, disposto senza una procedura comparativa, richiedeva opere immediate ben più consistenti, per cui diffidiamo l’amministrazione a rivedere la scelta virando sulle procedure comparative di legge.
L’installazione di quel semaforo è diventato il simbolo di una situazione ormai insostenibile: una città paralizzata, residenti esasperati e attività commerciali in ginocchio.
Il 29 ottobre scorso denunciavamo in Consiglio le fandonie degli scorsi anni sulla messa in sicurezza di Ponte Mio Bello e pochi giorni dopo si sono precipitati ad aprire un altro cantiere proprio lì, a poche centinaia di metri dall’area di via Giminiani.
Due cantieri ravvicinati, sulla stessa direttrice, hanno inciso pesantemente sulla circolazione, con code che hanno raggiunto il cuore del centro storico e disagi insostenibili il giorno del mercato settimanale.
La situazione impone una riflessione seria sulla gestione del traffico e sulla sicurezza di pedoni e automobilisti, già messi in pericolo dai cantieri di Via Circonvallazione Nord, perché non è accettabile che dopo un anno di disagi cittadini, studenti, lavoratori e attività commerciali siano gravati a tempo indeterminato da ulteriori criticità.
Ma non è soltanto una questione di cantieri e viabilità.
Infatti, il problema non riguarda soltanto i residenti di San Paolo, che non sono stati mai interpellati per un’opera che avrebbe dovuto stravolgere la morfologia dello storico Colle San Domenico. Oggi siamo noi a informarli, pubblicando il progetto ricevuto dall’Ufficio Tecnico, finora tenuto riservato dalla Giunta, come tutti gli altri.
A San Pancrazio i residenti hanno dovuto fare i conti con lo sconvolgimento della viabilità e con i rischi legati ai ritardi di Ponte Mio Bello. Anche in questo caso, nessuno ha chiarito quale parcheggio l’Amministrazione intenda realizzare.
A San Nicola, per arrivare alla pulizia e all’avvio dei lavori del parcheggio sotto l’ex ospedale (anch’esso mai reso pubblico), è stata necessaria la denuncia pubblica degli stessi residenti, che da tempo richiamavano l’attenzione su quella situazione.
Tre quartieri storici, tre vicende diverse, un problema che si ripete anche per altre realtà di Anagni come Porta San Francesco e alcune aree delle periferie: i residenti vengono sistematicamente tenuti all’oscuro delle decisioni sui loro quartieri, preferendosi informare qualche elettore senza coinvolgere le comunità in modo trasparente.
Eppure, sono proprio i residenti a subire i disagi dei cantieri, a convivere con le conseguenze delle scelte urbanistiche e a dover affrontare i problemi quotidiani.
Qualcuno dovrebbe ricordare che nel centro storico di una Città c’è chi ci vive e ci lavora. Non è solo un luogo per mangiare una pizza o vedere un concerto l’anno.
E dovrebbero tenere bene a mente che i quartieri di Anagni non sono spazi vuoti sulla carta di un progettista. Sono comunità di persone, con una storia, esigenze e diritti che meritano rispetto.
Non siamo contrari alle opere pubbliche, né alla ricerca di soluzioni per migliorare la viabilità, che anzi abbiamo sempre cercato di stimolare proponendo alternative sistematicamente ignorate.
Ciò che non accettiamo e condanniamo fermamente, è una politica senza trasparenza e senza partecipazione, che trascura la programmazione, sottovaluta i costi, accumula criticità e finisce per scaricare le conseguenze sui cittadini e sul territorio.




