Due arresti dal Frusinate dopo la guerriglia urbana a Torino
Ci sono anche due residenti in provincia di Frosinone tra i primi arrestati dopo i violenti scontri avvenuti sabato 31 gennaio scorso a Torino, durante la manifestazione nazionale pro Askatasuna, degenerata in una vera e propria guerriglia urbana.
Si tratta di Pietro Desideri e Matteo Campaner, rispettivamente di 31 e 35 anni, entrambi italiani e residenti nel territorio frusinate. Insieme a loro è stato arrestato anche Angelo Francesco Simionato, 22 anni, residente in provincia di Grosseto. I tre sono gli unici finiti in carcere tra le 27 persone complessivamente fermate; le altre 24 sono state denunciate a piede libero.
Gli arresti nella notte del primo febbraio
Il primo ingresso in cella è avvenuto nella notte tra sabato e domenica, all’una e venti del primo febbraio, seguito a breve distanza dagli altri due arresti. Per Desideri e Campaner le accuse riguardano resistenza e violenza a pubblico ufficiale, mentre la posizione di Simionato è più grave.
Al 22enne viene contestato il concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, oltre alla violenza a pubblico ufficiale e al reato di rapina in concorso. Secondo gli inquirenti, sarebbe direttamente coinvolto nel brutale pestaggio del poliziotto Alessandro Calista, appartenente al Reparto Mobile di Padova.
Una violenza organizzata contro le forze dell’ordine
La giornata di sabato ha lasciato un segno profondo nella città. Torino è stata teatro di una violenza organizzata, con l’utilizzo di martelli, molotov, bombe carta con chiodi, oggetti contundenti e jammer, impiegati contro le forze dell’ordine impegnate nel servizio di sicurezza.
La Digos della Questura di Torino ha identificato e denunciato 24 persone, accusate a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento, porto di armi improprie e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati passamontagna, maschere antigas, sassi nascosti negli zaini, chiavi inglesi, frombole e coltelli, ritenuti strumenti destinati ad azioni violente anche contro giornalisti presenti sul posto.
Il video del pestaggio e lo sdegno istituzionale
Grande rilievo mediatico ha avuto il video dell’aggressione al poliziotto Alessandro Calista, accerchiato da una dozzina di antagonisti a volto coperto, colpito con pugni, calci e martellate, mentre un collega tentava di proteggerlo con lo scudo.
Nella mattinata di domenica la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha visitato i poliziotti ricoverati all’ospedale Molinette di Torino, tra cui Calista e Lorenzo Virgulti, l’agente che lo ha soccorso mentre era a terra, portando la solidarietà dello Stato.
Le reazioni politiche e istituzionali
«Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati», ha dichiarato Giorgia Meloni, parlando di fatti che «si chiamano tentato omicidio». Con lei era presente anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha definito le violenze «incompatibili con la vita di una comunità democratica», ribadendo che Askatasuna non rappresenta libertà, ma violazione della legge e dei principi costituzionali.
Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha parlato di «guerriglieri e bande armate che colpiscono lo Stato», mentre il vicepremier Matteo Salvini ha rilanciato la necessità di un nuovo pacchetto sicurezza.
Netta anche la posizione del SAP Piemonte, con il segretario regionale Roberto Mennuti, che ha indicato la responsabilità di una frangia violenta proveniente da diverse città italiane, chiedendo una presa di posizione chiara da parte di tutte le forze politiche.




