Minori e digitale: crescono competenze e consapevolezza ma famiglie e adulti restano in difficoltà
ROMA – L’educazione digitale funziona, ma il sistema adulto resta il punto più fragile
L’educazione digitale produce effetti misurabili e concreti su studenti, famiglie e scuola, ma il quadro che emerge a livello nazionale resta complesso e ancora in evoluzione. È quanto evidenziato dalla valutazione d’impatto del programma NeoConnessi, presentata a Roma nel corso del convegno “L’educazione digitale funziona!”, ospitato dall’associazione Civita e realizzato da Triadi, spin-off del Politecnico di Milano.

All’evento hanno preso parte rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, di AGCOM, dell’Associazione Nazionale Presidi, della Società Italiana di Pediatria e dell’UNICEF, a conferma della rilevanza istituzionale di un tema ormai centrale nel dibattito pubblico: il rapporto tra minori e tecnologie digitali in un ecosistema sempre più pervasivo.
I dati restituiscono una fotografia chiara. Il 72% dei minori utilizza Internet per attività di ricerca, mentre il 26% ha già sperimentato strumenti di intelligenza artificiale. Tuttavia, emerge un elemento critico: un bambino su quattro non è in grado di riconoscere rischi basilari come le fake news e tre su quattro non hanno piena consapevolezza di fenomeni come il tempo eccessivo davanti allo schermo, i deepfake o la gestione dei dati personali.
Un contesto che evidenzia una contraddizione sempre più evidente: un’elevata esposizione alla tecnologia non corrisponde automaticamente a una piena alfabetizzazione digitale.
COMPETENZE IN CRESCITA TRA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA
Lo studio, basato su test comparativi prima e dopo il percorso educativo, mostra un incremento significativo delle competenze digitali. Nella scuola primaria le competenze complessive crescono dall’82% al 90%, con un aumento di circa otto punti percentuali.
Migliorano in particolare la netiquette, con un incremento del 19%, la comprensione dell’intelligenza artificiale (+15%) e le capacità di ricerca online (+14%). Circa la metà degli alunni dichiara inoltre di aver acquisito una maggiore consapevolezza dei rischi digitali rispetto all’inizio del percorso.
Nella scuola secondaria di primo grado, il miglioramento riguarda competenze più avanzate. Gli studenti mostrano progressi nella selezione delle fonti (+13 punti), nella capacità di riconoscere fenomeni come l’isolamento digitale (+8) e nella consapevolezza degli effetti dello stress visivo e posturale legato all’uso prolungato degli schermi (+7).
In questo contesto, anche il tema dello screentime assume una nuova centralità: diminuisce la quota di studenti che non lo monitora e cresce quella di chi dichiara di controllarlo attivamente.
Un fenomeno che, se osservato nel suo insieme, suggerisce un cambiamento culturale graduale più che immediato.
FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ: IL VERO NODO DEL SISTEMA
Uno degli aspetti più delicati emersi dallo studio riguarda il ruolo delle famiglie. Tre famiglie su quattro dichiarano di non sentirsi pienamente sicure nel guidare i figli nell’uso delle tecnologie digitali.
Un dato che si riflette anche nelle abitudini domestiche, dove spesso la gestione dei dispositivi avviene senza regole condivise o strumenti strutturati di controllo.
Eppure, proprio qui si registra uno degli effetti più significativi del programma educativo: l’89% degli studenti osserva un cambiamento positivo nell’uso del digitale da parte dei genitori dopo il percorso scolastico.
Inoltre, il 77% delle famiglie dichiara di aver introdotto o migliorato strumenti come il parental control, segnalando un impatto diretto dell’educazione scolastica sul contesto domestico.
Un effetto “a cascata” che ribalta parzialmente la dinamica tradizionale: non sono solo i genitori a educare i figli al digitale, ma anche i figli a influenzare le abitudini digitali degli adulti.
SCUOLA E DOCENTI: UN RUOLO SEMPRE PIÙ STRATEGICO
Il sistema scolastico emerge come snodo centrale dell’educazione digitale. Il 98% dei docenti coinvolti dichiara di sentirsi più preparato nell’affrontare i temi legati alla tecnologia, mentre il 79% afferma di aver acquisito strumenti utili per la didattica quotidiana.
Oltre il 90% degli insegnanti segnala inoltre miglioramenti nelle competenze cognitive, sociali ed emotive degli studenti, un dato che rafforza l’idea di un impatto non solo tecnico ma anche educativo e relazionale.
Particolarmente significativo è il legame con le Linee guida sulla cittadinanza digitale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che includono temi come intelligenza artificiale, verifica delle fonti, comunicazione digitale e uso consapevole della rete.
In questo quadro, l’81% dei docenti dichiara l’intenzione di introdurre o rafforzare questi contenuti nella propria attività didattica, segnando una progressiva integrazione della media education nei percorsi scolastici.
Anche alcune esperienze osservate in contesti scolastici del Lazio vengono lette come parte di questa trasformazione nazionale, che coinvolge in modo sempre più uniforme istituti primari e secondari.
ISTITUZIONI E MONDO SCIENTIFICO: UN FRONTE CONDIVISO
Il valore del progetto è stato sottolineato anche da esponenti del mondo scientifico e istituzionale. Secondo Gabriele Guzzetti, direttore di Triadi, il programma dimostra effetti concreti su studenti, docenti e famiglie, con un impatto sistemico che va oltre la scuola.
Per Roberto Basso, direttore Relazioni Esterne e Sostenibilità di Wind Tre, i dati mostrano che il problema non è la tecnologia in sé, ma la necessità di una responsabilità condivisa tra scuola, famiglie e istituzioni.
Il progetto NeoConnessi, attivo dal 2018, coinvolge complessivamente circa 2,5 milioni di studenti e oltre metà delle scuole italiane, configurandosi come uno dei più ampi osservatori nazionali sul rapporto tra minori e digitale.
Realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato e con il supporto della Società Italiana di Pediatria e del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, il programma rappresenta oggi un punto di riferimento nel panorama dell’educazione digitale in Italia.
UN DIBATTITO ANCORA APERTO
I risultati dello studio si inseriscono in un contesto europeo e internazionale in cui il tema dell’uso dei dispositivi da parte dei minori è sempre più al centro di discussioni politiche e normative, con diversi Paesi che valutano restrizioni su social media e smartphone.
In Italia, il quadro resta in evoluzione. I dati presentati a Roma suggeriscono che interventi strutturati e continuativi possono produrre miglioramenti reali, ma evidenziano anche una fragilità persistente nel mondo adulto, chiamato a recuperare un ruolo di guida sempre più consapevole.
Un equilibrio ancora da costruire, in cui scuola, famiglie e istituzioni sono destinati a condividere una responsabilità che non può più essere rimandata.




