C’è un modo antico, quasi dimenticato, di intendere il privilegio: non come rendita da custodire gelosamente, ma come responsabilità da restituire alla collettività. Beatrice Gargani, giovane imprenditrice e moderatrice dell’Accademia Teretina di Ferentino, sembra averlo capito in modo del tutto naturale — forse perché qualcuno glielo ha insegnato sin da bambina.
Erede della casata dei Filonardi Tibaldeschi, una delle famiglie storiche del territorio, Beatrice avrebbe potuto limitarsi a custodire un nome illustre. Ha scelto, invece, di farne un motore. «L’appartenenza alla casata dei Filonardi Tibaldeschi e la mia dedizione per la cultura mi hanno permesso di trasformare i miei privilegi in risorse collettive», dice, con una lucidità che sorprende per la sua età. «Promuovo il sapere come diritto universale e pilastro di dignità per le nuove generazioni».
Da imprenditrice a moderatrice: un percorso coerente
Non è comune trovare una giovane imprenditrice impegnata contemporaneamente nel mondo degli affari e in quello della cultura accademica. Gargani ci riesce con apparente naturalezza, perché per lei i due ambiti non sono separati: sono facce della stessa medaglia. La cultura, nella sua visione, non è un lusso intellettuale ma uno strumento pragmatico di cambiamento sociale.
Il suo ruolo all’interno dell’Accademia Teretina — istituzione fondata oltre trent’anni fa e intitolata alla storica Tribus Teretina che diede nome e identità a questo angolo di Ciociaria — è quello di moderatrice. Ma in concreto, il suo contributo è andato ben oltre la conduzione di dibattiti e convegni.
«Il mio ausilio fondamentale è stato quello di orientare l’ateneo verso nuovi orizzonti, con un’attenzione particolare all’impatto sociale», racconta. Tradotto: ha convinto un’istituzione radicata nella tradizione ad aprirsi, a parlare anche ai giovani, a uscire dai circoli ristretti per entrare nella vita della comunità.
La rivista, i convegni, il cambiamento
Uno dei risultati più visibili di questa spinta innovatrice riguarda la rivista Teretum, storica pubblicazione dell’Accademia che per anni aveva circolato quasi esclusivamente in ambienti specializzati. Oggi ha una vocazione pubblica: le ricerche storiche, archeologiche e culturali che ospita sono accessibili all’intera comunità cittadina. Un cambiamento apparentemente tecnico, ma in realtà profondamente simbolico.
«L’Accademia non è cambiata, bensì ha evoluto la propria identità in chiave progressista», spiega Gargani. L’attività ordinaria dell’istituzione — convegni, seminari, eventi divulgativi — continua a esplorare la storia del territorio, dall’insediamento della Tribus Teretina fino all’attualità, ma lo fa con occhi nuovi e un pubblico più ampio.
Giovani, barriere e dignità: la filosofia di Beatrice
Al centro del pensiero di Beatrice Gargani c’è un’idea semplice ma radicale: non può esserci vera libertà senza cultura, e non può esserci cultura senza solidarietà. Le sue opere di beneficenza — perché l’impegno sociale non si ferma all’Accademia — mirano a creare una sinergia concreta tra le istituzioni accademiche e i bisogni reali delle persone, con un’attenzione particolare ai soggetti più fragili.
«La vocazione verso il presidio dei soggetti più fragili si riflette anche nel mio impegno civile», afferma, «affinché la cultura diventi lo strumento per eccellenza alla portata di tutti». Non è filantropia di facciata: è una scelta di campo, coerente con una biografia che mescola origini nobiliari, sensibilità sociale e concretezza imprenditoriale.
Il dialogo intergenerazionale che ha promosso all’interno dell’Accademia Teretina ne è la prova più tangibile: portare i giovani dentro un’istituzione storica non è mai scontato, eppure Gargani ci è riuscita, convincendoli che la memoria del passato può essere — deve essere — una risorsa per il futuro.
Lo zio, il Marchese, e una promessa mantenuta
Dietro tutto questo, c’è una storia familiare che merita di essere raccontata. Lo zio di Beatrice, il Marchese Pietro Filonardi Tibaldeschi, è socio fondatore e Presidente Onorario dell’Accademia Teretina: un uomo che ha dedicato una vita alla cultura e al territorio, e che nella nipote ha trovato la continuatrice naturale di un percorso iniziato decenni prima.
«Rendermi partecipe nella Teretina è stato, prima di tutto, un atto d’amore», ammette Beatrice, con una voce che per un momento si fa più intima. «Il legame profondo con mio zio è stato la vera anima di una reciproca predilezione. In un mondo fatto solo di noi due, costruivamo le basi di quello che oggi è un patrimonio immenso, di cui continuiamo a essere, sempre insieme, i soli custodi».
Una promessa fatta da bambina, trasformata in missione da adulta. Difficile trovare una descrizione più precisa — e più bella — di ciò che Beatrice Gargani rappresenta oggi per l’Accademia Teretina e per Ferentino.




