C’è chi ha fatto la storia senza che la storia lo ricordasse abbastanza. È il caso di Luigi Angeloni, nato a Frosinone nel 1759 e morto a Londra nel 1842, in povertà e in esilio, senza mai rivedere la città che lo aveva generato. Eppure la sua figura — tribuno della Repubblica Romana, teorico del Risorgimento, punto di riferimento degli esuli italiani in Europa — meriterebbe un posto ben più ampio nella memoria collettiva. Un passo in quella direzione si compie giovedì 4 giugno, quando la Biblioteca “Norberto Turriziani” di Frosinone ospiterà, a partire dalle 17:30, la presentazione del numero 42 di Latium, rivista di studi storici edita dall’Istituto di storia e di arte del Lazio meridionale di Anagni.

L’iniziativa, patrocinata dal Ministero della Cultura, porta in primo piano uno dei nomi più illustri e meno celebrati del pensiero politico pre-unitario italiano. A presentare il nuovo numero della rivista sarà il professore Gioacchino Giammaria, presidente dell’ISALM, che ha anticipato con chiarezza il senso dell’appuntamento: il vero protagonista della serata sarà proprio Luigi Angeloni, «intellettuale di caratura europea» del quale lo studioso Benedetto Volpe sta ricostruendo con meticolosa pazienza la vita e le opere.
Il saggio di Volpe, intitolato “Tra letterati e cospiratori. Nuovi documenti su Luigi Angeloni“, rappresenta il cuore della serata. Uno di quegli interventi in cui la ricerca storica non si limita a confermare ciò che già si sa, ma porta alla luce materiali inediti, aprendo crepe nella narrazione consolidata e restituendo profondità a una figura che il tempo aveva in parte sbiadito.
Chi era Luigi Angeloni? Un figlio di Frosinone nel senso più pieno del termine: cresciuto in una città di frontiera, formato da autodidatta sui classici, sulla filosofia illuminista e sul pensiero di Jean-Jacques Rousseau, entrò tardi in politica ma con una chiarezza di vedute che lo avrebbe portato lontano — letteralmente. Nel 1798 fu membro del tribunato nella Roma repubblicana, una delle magistrature che risuscitavano i nomi classici della tradizione antica. Quando la Repubblica Romana cadde l’anno successivo, riparò in Francia, dove si affiliò ai filadelfi e strinse legami con i circoli antinapoleonici. Nel 1823 fu nuovamente arrestato ed espulso dalla Francia, riparando in Inghilterra, a Londra, dove divenne il punto di riferimento degli esuli italiani e nel 1837 accolse Giuseppe Mazzini.
Convinto sostenitore di una confederazione per l’Italia sul modello svizzero o statunitense, come garanzia dell’unità e dell’indipendenza italiane, Angeloni fu molto più di un agitatore: fu un teorico. Nei primi anni del suo soggiorno inglese pubblicò “Della forza nelle cose politiche”, stampato nel 1826, e nel 1837 le “Esortazioni patriottiche”. Morì in povertà, dando lezioni d’italiano per sopravvivere, senza mai tornare in Italia. Una vita intera consumata nell’esilio, pagata per intero in nome delle proprie idee.
Latium, la rivista dell’ISALM, è da anni lo strumento con cui l’istituto anagnino promuove e aggrega la ricerca storica, artistica e territoriale sui quadranti meridionali del Lazio. Ogni numero è, in questo senso, un atto di cura verso una memoria che rischia di disperdersi: storie locali che in realtà sono storie europee, personaggi di provincia che hanno giocato partite continentali.
L’appuntamento del 4 giugno alla Biblioteca Turriziani è aperto al pubblico e si inserisce in un percorso di valorizzazione culturale che va ben oltre i confini di una singola presentazione editoriale. Perché recuperare Luigi Angeloni non significa soltanto restituire giustizia a un uomo dimenticato: significa rimettere in circolo una storia che parla di libertà, di coraggio intellettuale e di quella capacità tutta italiana di portare avanti le proprie idee anche quando il prezzo da pagare è la perdita di tutto il resto.




