C’è un momento in cui le statistiche smettono di essere numeri e diventano storie. È esattamente quello che è successo il 16 aprile 2026 al Teatro Comunale di Fiuggi, dove si è tenuta la prima edizione di “Oltre la Cybersecurity: la vera consapevolezza digitale”, il convegno ideato e organizzato da Zerouno, società di servizi IT con sede ad Anagni, con il patrocinio del Comune di Fiuggi e di Unindustria Roma, Frosinone, Latina e Rieti.

Un appuntamento pensato non per alimentare la paura, ma per costruire cultura. Una distinzione che, nell’ecosistema della comunicazione digitale, fa tutta la differenza del mondo.
Dal monologo al dialogo: il cambio di paradigma
Ad aprire la serata è stata Alessia Isopi, co-founder di Zerouno e conduttrice della serata, con parole che hanno subito fissato le coordinate concettuali dell’intera giornata. «Se siamo qui è perché i rischi sono reali, ma siamo qui anche perché la comunicazione del rischio, unidirezionale e basata sulla paura, è controproducente. Quando tutto è “critico”, la soglia di attenzione si abbassa. Abbiamo bisogno di un cambio di paradigma: da monologo ad ascolto, da allarmismo a consapevolezza, e possiamo farlo solo partendo dal confronto, dal dialogo.»
Zerouno ha aperto i lavori con un video che ha restituito la realtà degli attacchi cyber nella sua dimensione più concreta: la pervasività, la scala degli impatti su cittadini, imprese e istituzioni. Da quel momento, il palco del Teatro di Fiuggi si è trasformato in uno spazio di condivisione autentica, con testimonianze dirette, casi reali e contributi di esperti provenienti da ambiti professionali profondamente diversi.
Le istituzioni in prima linea: il report 2025
Il primo intervento ha portato la voce di chi lavora ogni giorno sul fronte del contrasto al cybercrimine. La dott.ssa Umbertina Picano, Sostituto Commissario della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Frosinone, ha tracciato il quadro italiano attraverso il “Report 2025: il quadro italiano tra minacce, dati e risposta istituzionale”. Con rigore e passione operativa, ha illustrato l’azione di contrasto condotta ventiquattr’ore su ventiquattro sul territorio, offrendo una fotografia lucida delle principali vulnerabilità e sottolineando l’urgenza di momenti di confronto e sensibilizzazione come quello di Fiuggi.
Un attacco cyber raccontato dall’interno

Tra i momenti più attesi della serata, l’intervento del dott. Peter Mc Aleese, consulente in Proprietà Industriale e partner di Akran Intellectual Property, che ha guidato il pubblico attraverso la ricostruzione di un’esperienza reale di violazione informatica, con modalità e impatti raccontati con la concretezza di chi li ha vissuti in prima persona. Uno di quei contributi capaci di rendere tangibile ciò che troppo spesso resta astratto nelle statistiche di settore.
Il labirinto normativo e la gestione degli incidenti
L’avvocato Italo De Feo, partner dello Studio CMS A.A. & C.S. e responsabile dell’Information Technology Group, ha poi affrontato il tema del quadro normativo applicabile alla sicurezza informatica, offrendo una guida orientativa tra GDPR e recenti direttive europee. Il suo focus pratico si è concentrato su come le imprese dovrebbero strutturarsi per rispondere a un incidente in modo conforme e tempestivo, trasformando un obbligo di legge in un vantaggio competitivo.
La sicurezza è un progetto, non una spesa
A portare la prospettiva imprenditoriale è stato Mirco Ippoliti, CEO di Zerouno, che ha ripercorso l’evoluzione del cybercrimine partendo da un episodio personale vissuto nel 2010: una delle prime infezioni da ransomware di cui fu testimone diretto. Da allora, il panorama è cambiato radicalmente, trasformando quello che era un problema tecnico in un fenomeno di intelligence strutturata. Il suo messaggio centrale, espresso con nettezza, ha colpito la platea: «Occorre progettare, segmentare, controllare gli accessi, fare log management. Il vero ostacolo non è il budget, ma la mancanza di consapevolezza e di una visione d’insieme.»
Le risorse già disponibili: Cyber 4.0
L’ingegner Filippo Silvestri, Chief Business Development Officer del Cybersecurity Competence Center del Lazio, Cyber 4.0, ha invece mostrato al pubblico quanto già esiste in termini di supporto istituzionale alle imprese: finanziamenti, percorsi di assessment, programmi di certificazione e accompagnamento verso una digitalizzazione sicura. Un invito esplicito a non affrontare da soli la sfida della sicurezza informatica e a fare rete per non perdere occasioni concrete di crescita e finanziamento.
Il potere delle storie nella cybersecurity
A chiudere i lavori, in forma di video-intervista condotta da Donatella Isopi, è intervenuta la prof.ssa Genevieve Liveley, Direttrice dell’Istituto di Ricerca per la Sicurezza Informatica Sociotecnica dell’Università di Bristol (RISCS), che collabora con l’intelligence britannica. Il suo contributo ha esplorato il ruolo della narrazione come strumento per colmare la frattura comunicativa tra tecnici, CEO e utenti finali: solo attraverso il linguaggio universale delle storie, ha spiegato, è possibile costruire una comprensione condivisa della sicurezza digitale.
Proprio Liveley ha offerto una chiave di lettura inaspettata, ripartendo dall’etimologia latina della parola “sicurezza”: se-cura, senza preoccupazione. Un significato che Alessia Isopi ha sintetizzato con efficacia: «Sicurezza non significa proteggersi da qualcosa. Significa essere liberi di crescere, di fare impresa, di valorizzare la propria affidabilità. Chi è sicuro è più competitivo.»
La voce dell’impresa: l’onda lunga di un attacco
Ad aprire la sessione di domande e risposte è stato il dott. Federico Fraschetti, responsabile commerciale di Fraschetti Distribuzione, che ha condiviso con la platea l’esperienza diretta vissuta nella propria azienda a seguito di un attacco informatico. Il suo racconto ha messo in luce non solo le conseguenze immediate, ma soprattutto l'”onda lunga” che un incidente cyber porta con sé nel tempo: impatti economici, ricadute organizzative e danni reputazionali che si protraggono ben oltre il momento della crisi.
La grande attenzione dimostrata dal pubblico presente in sala ha confermato quanto il tema sia sentito e urgente nel tessuto produttivo e istituzionale del territorio. Un segnale che Zerouno ha colto con chiarezza: la strada verso una vera cultura digitale condivisa è ancora lunga, ma qualcuno ha deciso di percorrerla — e di farlo insieme.




