Quella dei treni ad alta velocità era, per il Frusinate, una storia lunga e incompiuta: annunci, rendering, promesse, e poi il silenzio. Un copione ripetuto così tante volte da sembrare quasi una tradizione locale. Il 12 maggio 2026, però, qualcosa di concreto si è mosso davvero, e non a caso l’evento si è svolto a Roma, nella sede più prestigiosa possibile: l’Auditorium di Villa Patrizi, quartier generale del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
Alle 15 di quel pomeriggio, nell’aula che ospita le grandi decisioni della ferrovia italiana, è stato ufficialmente presentato il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DocFap) per la nuova stazione Frosinone Alta Velocità – MedioLatium. Un atto tecnico e insieme politico, che chiude formalmente la fase delle ipotesi e apre quella della pianificazione operativa. In sala, oltre a centinaia di invitati tra imprenditori, sindacalisti, amministratori locali e rappresentanti istituzionali, sedevano al tavolo dei relatori i protagonisti di una storia che il Basso Lazio attendeva da decenni.
Il vertice e il progetto
Lo studio illustrato dai tecnici di RFI – Rete Ferroviaria Italiana è il frutto di quasi un anno di lavoro analitico condotto da una commissione ministeriale che ha esaminato tracciati, costi, flussi di passeggeri e impatto territoriale. Il risultato è stato netto: la stazione si può fare, ed è già stato indicato il sito idoneo. L’area prescelta è quella a nord di Frosinone, nel territorio compreso tra i comuni di Ferentino e Supino. Il nuovo hub ferroviario adotterà il layout già collaudato dalla stazione di Reggio Emilia AV Mediopadana: quattro binari, ampi marciapiedi laterali, fabbricato viaggiatori e aree esterne con parcheggi e viabilità di accesso dedicata. Il nome ufficiale dell’opera — Frosinone AV–MedioLatium — racchiude in sé una visione che guarda oltre il capoluogo: un nodo dell’Italia centrale, sulla dorsale ad alta velocità Roma–Napoli, capace di servire un bacino stimato in circa 2,3 milioni di persone tra il Frusinate, la provincia di Frosinone e l’alto Casertano. Chi salirà a bordo di un Frecciarossa da questa stazione raggiungerà la Capitale in poco più di trenta minuti.
Il cronoprogramma delineato dal vicepremier è ambizioso ma realistico: il 2027 è l’anno previsto per l’iter autorizzativo, il 2028 per la validazione del piano di fattibilità economica e l’avvio della gara, il 2030 per l’apertura dei cantieri e il 2033 per la conclusione dei lavori. L’investimento complessivo si attesta intorno ai 125 milioni di euro.
La voce del Governo: Salvini e il coraggio dell’investimento

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha tenuto i riflettori puntati sul significato politico dell’occasione. Ha ringraziato il territorio per la spinta ricevuta, sottolineando che senza quella pressione istituzionale dal basso l’iter non sarebbe decollato con questa velocità. Nel corso della conferenza stampa ha inoltre toccato un tema che va ben oltre la provincia di Frosinone: «Noi oggi abbiamo 1.300 cantieri aperti sulla rete ferroviaria italiana. Il che vuol dire che inevitabilmente ci possono essere degli inconvenienti, dei ritardi, dei problemi per cui ci scusiamo: l’alternativa sarebbe chiudere la metà di questi cantieri e far finta di niente, lasciando a chi verrà dopo una rete assolutamente cadente e decadente». Un invito alla pazienza che suona anche come una dichiarazione d’intenti: il Governo investe, anche a costo di qualche disagio temporaneo.
Aldo Isi e la conferma tecnica di RFI
A dare solida consistenza tecnica all’incontro è stato Aldo Isi, amministratore delegato e direttore generale di RFI – Rete Ferroviaria Italiana. Con il rigore che compete al massimo vertice dell’ente gestore della rete ferroviaria nazionale, Isi ha illustrato le tre alternative progettuali analizzate dal DocFap, approfondite nei profili di costo, impatto realizzativo ed effetti trasportistici. Ha spiegato come la scelta dell’area tra Ferentino e Supino rappresenti la soluzione ottimale per integrare la nuova fermata direttamente nel tracciato ad alta velocità — superando definitivamente il vecchio schema della deviazione sulla rete ordinaria che fino a oggi ha permesso alla provincia di Frosinone di avere appena due fermate giornaliere. Una stazione in linea, quindi: non una porta di servizio, ma un ingresso principale.
Francesco Rocca: Lazio in movimento
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha parlato con la soddisfazione di chi ha lavorato a lungo per arrivare a questo momento. «Un grazie sincero a Salvini perché abbiamo promesso un impegno per il territorio e lo stiamo portando in porto», ha dichiarato. E ha subito inquadrato l’opera in un contesto più ampio, quello della mobilità regionale: c’è un tema di connessioni nel Lazio che con il Ministero delle Infrastrutture è stato affrontato con decisione. Ha ricordato le altre opere già in cantiere — la Cisterna–Valmontone, il raddoppio della Salaria — e ha aggiunto che con questa infrastruttura si può cambiare il volto di un’intera provincia, anche come risposta concreta al rischio di spopolamento che affligge il territorio. Secondo Rocca, un collegamento con Tiburtina in mezz’ora è un argomento potente per trattenere giovani e imprese nel Frusinate.
Riccardo Mastrangeli e il sogno che diventa piano

«Sfioriamo i 2,3 milioni di persone come possibile utenza, tra Frusinate e alto Casertano. È un sogno che coltiviamo: oggi facciamo un ulteriore passo avanti con queste progettualità», ha detto il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli.
Il primo cittadino del capoluogo non si è fermato alle parole: ha annunciato la prossima costituzione del Consorzio per la Stazione Alta Velocità Frosinone–Supino–Ferentino, un organismo che coinvolgerà enti pubblici territoriali, amministrazioni centrali, imprese private, gruppi industriali, università e soggetti culturali. Scopo dichiarato: costruire una governance territoriale capace di attrarre fondi europei, nazionali e regionali, e di fare da regia a un processo di trasformazione che va ben oltre il binario ferroviario.
Nicola Ottaviani: la visione di MedioLatium
Tra i relatori, Nicola Ottaviani, deputato e segretario della Commissione Bilancio della Camera, ha rivendicato il percorso politico che ha portato all’apertura dello studio di fattibilità: fu proprio lui a ottenere la prima riunione operativa al Ministero delle Infrastrutture, aprendo la strada all’iter poi concluso oggi. «Il vicepremier Salvini ha avuto una nuova visione dell’area metropolitana romana, il cui nome è MedioLatium», ha detto il parlamentare del Frusinate. Ha quindi sottolineato la dimensione economica dell’investimento: ogni euro speso nelle infrastrutture genera un ritorno fiscale significativo nelle casse dello Stato, trasformando l’opera da spesa pubblica a investimento produttivo.
Maurizio Stirpe: il territorio chiede di correre
Presente in sala, tra i protagonisti più attesi, anche Maurizio Stirpe, imprenditore e presidente del Frosinone Calcio. Stirpe ha espresso la soddisfazione del mondo imprenditoriale locale per un risultato atteso da anni, sottolineando come il completamento di questa tappa sia frutto della costante azione di RFI e Ferrovie dello Stato.
Il suo è stato un messaggio chiaro: la stazione TAV stravolgerà il concetto di logistica veloce nel Basso Lazio e nel Sud Italia, aprendo scenari nuovi per le imprese che già operano nel territorio e per quelle che potrebbero sceglierlo come base per i prossimi anni.
Le voci degli amministratori locali
In rappresentanza della Provincia di Frosinone era presente Andrea Amata, consigliere provinciale, che ha espresso piena adesione al progetto e ringraziato le istituzioni nazionali e regionali per l’attenzione riservata al territorio.

I sindaci di Ferentino e Supino, Piergianni Fiorletta e Gianfranco Barletta, hanno condiviso con il primo cittadino di Frosinone la soddisfazione per il risultato raggiunto. Entrambi hanno posto l’accento sulle potenzialità che l’opera dischiude non soltanto per i rispettivi comuni, ma per l’intera area, anche nell’ottica di intercettare il traffico merci lungo il corridoio scandinavo-mediterraneo, che attraversa la penisola da nord a sud.
L’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli, presente all’evento in rappresentanza della Giunta Regionale del Lazio, ha espresso il sostegno convinto dell’esecutivo guidato da Rocca a un’opera che considera fondamentale per riequilibrare le disuguaglianze infrastrutturali tra le diverse aree del Lazio.
Il mondo delle imprese: Unindustria e la competitività del sistema produttivo
Tra i presenti anche il presidente di Unindustria, Giuseppe Biazzo, che ha colto l’occasione per rimettere al centro la dimensione economica dell’investimento. Per il mondo imprenditoriale laziale — ha osservato Biazzo — quella presentata oggi è una notizia attesa da anni. Il sistema produttivo del Lazio chiedeva da tempo una stazione dell’Alta Velocità in questa area e investimenti concreti sulle infrastrutture strategiche. Il segnale arrivato è qualificante per lo sviluppo economico del territorio: migliorare i collegamenti significa rendere quest’area più attrattiva per nuovi investimenti, facilitare l’arrivo di capitale umano qualificato e offrire maggiori opportunità alle aziende già presenti. Una connessione più efficiente con Roma e con il resto d’Italia rafforza la competitività del tessuto produttivo regionale e contribuisce a colmare un divario infrastrutturale che il mondo delle imprese segnala da anni. Per questo, ha concluso il presidente di Unindustria, va riconosciuto il merito al ministro Salvini e alle Ferrovie dello Stato per aver dimostrato concreta attenzione verso un territorio ricco di potenzialità.
CISL Lazio: una svolta storica per il lavoro
Ha parlato di «notizia storica per tutto il territorio del Basso Lazio» Enrico Coppotelli, segretario generale della CISL Lazio, commentando l’avvio ufficiale dell’iter per la realizzazione della stazione. Coppotelli ha sottolineato come la presenza contemporanea del Governo, della Regione Lazio, degli amministratori locali e delle rappresentanze economiche dimostri l’esistenza di una volontà comune di costruire sviluppo reale, mettendo al centro infrastrutture moderne e collegamenti efficienti. Perché, ha precisato il sindacalista, la TAV non è soltanto un’opera ferroviaria: significa attrarre investimenti, creare occupazione, favorire la crescita delle imprese e offrire nuove prospettive ai giovani e ai lavoratori del territorio. Ridurre le distanze con Roma e con il resto del Paese vuol dire rafforzare il diritto alla mobilità e rendere più competitivo l’intero Frusinate, valorizzandone le eccellenze industriali e produttive. La CISL, ha concluso Coppotelli, continuerà a sostenere ogni progetto capace di generare lavoro di qualità e sviluppo territoriale, perché le infrastrutture — specie quelle ferroviarie — sono uno strumento fondamentale di coesione sociale e crescita ecosostenibile.
Una storia che aspettava il suo capitolo decisivo
Sullo sfondo di questa giornata c’è una verità che molti conoscevano ma pochi dicevano ad alta voce: fino a oggi i treni dell’Alta Velocità si fermavano nella provincia di Frosinone come chi entra da una porta di servizio. Uscivano dalla linea TAV, scendevano sulla rete ordinaria, si fermavano e risalivano. Un Frecciarossa al mattino verso Roma, uno al pomeriggio verso Napoli. Due fermate al giorno — in una provincia che punta a diventare un nodo strategico dell’Italia centrale. Il DocFap presentato il 12 maggio 2026 dice che quella porta di servizio può finalmente diventare un ingresso principale. Il progetto ha un nome, ha un sito, ha un cronoprogramma e un costo preciso. Ora serve che la macchina burocratica e autorizzativa rispetti i tempi dichiarati. Perché il Frecciarossa passa: la questione è che finalmente si fermi, e che lo faccia per sempre.
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