Operazione sul litorale: sei persone nel mirino degli inquirenti
ROMA – È scattata all’alba di ieri, 11 maggio 2026, una vasta operazione dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Ostia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di sei persone, tre uomini e tre donne, ritenute gravemente indiziate di sequestro di persona a scopo di estorsione ed estorsione aggravata.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Roma, rappresenta l’esito di un’indagine complessa che ha fatto emergere un quadro di violenza sistematica e di forte pressione criminale sul litorale romano.
Il “borsone” scomparso e la spirale di violenza
Al centro della vicenda, la sparizione di un “borsone” che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe contenuto denaro contante e orologi di lusso per un valore superiore al milione di euro, ritenuto di probabile provenienza illecita.
Da questo episodio si sarebbe innescata una vera e propria escalation criminale: gli indagati avrebbero avviato una serie di azioni violente per recuperare il contenuto della borsa, prendendo di mira persone ritenute coinvolte o a conoscenza dei fatti.
Sequestri, sevizie e minacce armate
Le indagini hanno documentato almeno quattro sequestri di persona a scopo estorsivo, oltre a un tentativo, avvenuti tra luglio e novembre 2025. Le vittime sarebbero state prelevate con la forza in strada, poi rinchiuse in appartamenti o ruderi e sottoposte a violenze brutali e ripetute.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli aguzzini avrebbero utilizzato armi da fuoco, oltre a strumenti come martelli, mazze da baseball, cesoie e materiale ustionante, per costringere le vittime a fornire informazioni utili al recupero del bottino.
Un contesto di estrema gravità, segnato da metodi violenti e da una pressione psicologica costante, che avrebbe generato un clima diffuso di paura.
Bombe carta e auto incendiate
Non solo sequestri. Il gruppo sarebbe responsabile anche di attentati intimidatori, tra cui il posizionamento di bombe carta su autovetture e nei pressi delle abitazioni di familiari delle vittime.
Tra gli episodi più gravi, il rogo doloso di una Fiat Panda, completamente distrutta nella notte del 30 novembre 2025, considerato dagli investigatori un ulteriore segnale della capacità intimidatoria del gruppo.
Indagini tra omertà e tecnologia
L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri, si è sviluppata in un contesto particolarmente difficile, caratterizzato da omertà e timore diffuso. Alcune vittime, secondo quanto emerso, sarebbero state costrette a lasciare le proprie abitazioni e a trasferirsi in altre regioni pur di sottrarsi alle minacce.
Determinante è stato il lavoro tecnico degli investigatori, che hanno incrociato dati di traffico telefonico e telematico, analizzato i contenuti degli smartphone e acquisito immagini dai sistemi di videosorveglianza, riuscendo così a ricostruire nel dettaglio la rete criminale e le responsabilità individuali.
Le misure cautelari
Alla luce degli elementi raccolti, il GIP del Tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre uomini ritenuti esecutori materiali delle violenze più gravi. Per una donna sono stati stabiliti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per altre due persone è stato disposto l’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria.
Un intervento deciso, che mira a interrompere un’attività criminale che per mesi avrebbe seminato paura sul litorale romano, riportando al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e della presenza dello Stato in un territorio segnato da episodi di forte allarme sociale.




