Dal cuore dell’antica Etruria fino alla sensibilità contemporanea, è un viaggio nel tempo e nella memoria quello che prende forma al Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, dove dal 29 maggio al 29 novembre 2026 sarà visitabile la mostra “Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”.

Un’esposizione che pone al centro un’urna etrusca straordinaria, simbolo potente di memoria funeraria e testimonianza rara di un rituale antico, la prothesis, ovvero l’esposizione del corpo del defunto prima della sepoltura. Un gesto solenne, carico di significato, che attraversa i secoli e torna oggi a parlare al pubblico con una forza sorprendente.
Un capolavoro etrusco unico in Italia
Realizzata a Cerveteri alla fine del VI secolo a.C., l’urna rappresenta un unicum nel panorama archeologico italiano. Sul coperchio, la figura del defunto è raffigurata distesa su un letto decorato, avvolta in un lenzuolo, con il capo ornato da un elegante copricapo da cui scendono ciocche inanellate. Un’immagine sospesa tra sacralità e intimità, capace di restituire il senso profondo del distacco e della commemorazione.
Attribuibile a una raffinata bottega ceretana specializzata nella coroplastica dipinta, la stessa tradizione artistica a cui si devono i celebri Sarcofagi degli Sposi conservati tra Villa Giulia e il Museo del Louvre, l’opera si distingue per la qualità esecutiva e per la ricchezza iconografica. Solo quattro esemplari simili sono oggi noti, distribuiti tra il Louvre e il British Museum, a conferma del suo eccezionale valore.
Sul fregio laterale, una scena di caccia di grande impatto narrativo mostra felini nell’atto di assalire una preda, mentre ai margini compaiono satiri distesi: una composizione dinamica e sofisticata, capace di fondere simbolismo e racconto.
Dal recupero al ritorno alla comunità
L’urna è giunta fino a noi grazie a una significativa operazione della Guardia di Finanza, che ne ha permesso il recupero e la restituzione al patrimonio pubblico. Dopo un accurato intervento di restauro e indagini diagnostiche, il reperto è oggi uno dei pezzi più preziosi custoditi dal Museo archeologico nazionale di Civitavecchia.
Come sottolinea Elisabetta Scungio, Direttrice regionale dei Musei nazionali del Lazio del Ministero della cultura, questa esposizione restituisce al pubblico non solo un capolavoro, ma anche “il senso profondo del museo come luogo di tutela, conoscenza e dialogo tra epoche diverse”. L’urna, aggiunge, racconta una memoria antichissima che continua a parlarci, mentre il confronto con il contemporaneo ne rinnova il significato.
Il dialogo con il contemporaneo
Accanto al reperto etrusco, la mostra propone un confronto con l’arte di Massimo Luccioli, attraverso quattro opere raccolte sotto il titolo “Dalle ceneri cosmiche”, curate da Martina Corgnati, storica dell’arte dell’Accademia di Brera.
Un accostamento che non cerca contrasti, ma risonanze. Le opere contemporanee amplificano il tema della memoria, della perdita e della permanenza, costruendo un ponte ideale tra epoche lontane. Il risultato è un dialogo silenzioso ma intenso, in cui il passato non appare distante, bensì sorprendentemente attuale.
La mostra, curata da Lara Anniboletti e Alessandro Mandolesi, si configura così come un’esperienza culturale capace di coniugare rigore scientifico e apertura interpretativa, offrendo al visitatore nuovi strumenti di lettura del patrimonio archeologico.
Un museo in trasformazione
L’esposizione trova spazio al terzo piano del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, un ambiente particolarmente significativo che custodisce collezioni ottocentesche di grande rilievo, tra cui le celebri sfingi in nenfro attribuite al cosiddetto “Maestro di Civitavecchia”, oltre a vasi greci ed etruschi e reperti provenienti da sequestri effettuati dalle Forze dell’ordine.
In questo contesto, la mostra si inserisce in un più ampio progetto di riallestimento e ampliamento museografico, sostenuto da finanziamenti pubblici e dalle risorse del PNRR – Investimento 1.2 Accessibilità. Un intervento destinato a raddoppiare gli spazi espositivi e a ridefinire l’esperienza di visita, con la riapertura completa prevista dopo l’estate 2026.
Un calendario di incontri per approfondire
L’inaugurazione è in programma venerdì 29 maggio 2026 alle ore 17.30, con la partecipazione, tra gli altri, di Elisabetta Scungio, Lara Anniboletti, Maria Antonietta Rizzo, Alessandro Mandolesi, Martina Corgnati e Massimo Luccioli.
Il percorso espositivo sarà accompagnato da un ciclo di incontri culturali che animeranno i mesi estivi. Il primo appuntamento, il 5 giugno, sarà dedicato alla presentazione del catalogo della mostra, mentre nelle settimane successive interverranno studiosi e specialisti come Ifke van Kampen, Carlo Alberto Falzetti, Sandro Scotti e Maria Rosa Lucidi, offrendo ulteriori chiavi di lettura su un patrimonio che continua a interrogare il presente.
In questo intreccio tra archeologia e arte contemporanea, il passato non resta immobile: si trasforma, dialoga e torna a vivere, consegnando al visitatore una riflessione profonda sul senso del tempo e della memoria.




