C’è un momento, in certe storie, in cui le parole smettono di bastare. È il momento in cui un ragazzo di ventitré anni sale in cattedra, guarda la commissione negli occhi e difende la sua tesi davanti a una platea di professori universitari. Quel ragazzo si chiama Alessandro Luca, è di Piglio, e la sua laurea triennale in Turismo Enogastronomico presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata è arrivata con una tesi dal titolo quanto mai radicato nel territorio: “Il Cesanese: radici storiche ed evoluzione di un vitigno strategico per il territorio”.
Un titolo che sa di cantina, di terra rossa, di storia. Ma che sa anche di coraggio.
Alessandro ha affrontato la vita con una marcia in più fin dall’inizio — nel senso più letterale dell’espressione. Nato con la sindrome di Down, ha dovuto fare i conti da subito con sfide che altri nemmeno immaginano. A otto mesi, un secondo ostacolo si è abbattuto sulla sua famiglia: la leucemia. A salvarlo è stato l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, dove medici e infermieri hanno restituito un bambino alla vita e una speranza a una famiglia. Maria Grazia, la mamma, ricorda ancora quella lunga traversata con una lucidità che spezza il fiato: “Ringrazio il personale dell’ospedale “Bambino Gesù” per aver saputo guarire mio figlio e prendersi cura di noi, smarriti nel dolore come tanti genitori in reparto”.
Di fronte a tutto questo, la famiglia Luca non si è mai fermata. Enrico, il papà, è rimasto al fianco di Maria Grazia fin dal primo momento, quando nessuno dei due aveva ancora gli strumenti per affrontare ciò che la vita aveva appena messo sul tavolo. A indicare la strada fu uno zio, con una semplicità disarmante: “Chiedi sempre l’aiuto degli altri, non frenarti, lo devi fare per lui. Non aspettare, agire”. Una lezione che questa famiglia ha fatto propria e non ha mai smesso di applicare.
Il percorso scolastico di Alessandro è stato, come spesso accade in Italia, un cammino fatto di entusiasmi e incertezze, di incontri fortunati e battaglie silenziose. L’eterno nodo degli insegnanti di sostegno — le nomine in ritardo, le sostituzioni continue — ha portato lacrime e pugni sui tavoli. Ma ha portato anche gratitudine profonda verso chi ha saputo fare davvero la differenza: Immacolata Guercia e Serena Fratarcangeli, insegnanti che hanno lasciato un segno. E poi Daniela Di Palma, figura di riferimento nel percorso familiare, capace di trasformare un accompagnamento professionale in un legame d’affetto duraturo.
Alle scuole superiori, Alessandro ha trovato il suo ambiente all’Istituto Alberghiero di Fiuggi, dove l’insegnante Benedetta Rolaci ha saputo valorizzarlo in un contesto finalmente accogliente. Il giorno della maturità è stato qualcosa di più di un esame: è stata una festa collettiva, il riconoscimento pubblico di un valore che chi gli stava vicino aveva sempre saputo vedere.
La scelta dell’università ha sorpreso molti. Forse perché in pochi si aspettavano che un ragazzo di Piglio, ogni mattina, salisse da solo su un autobus diretto a Roma per raggiungere i banchi di Tor Vergata. Eppure è andata così. Con il supporto dei tutor messi a disposizione dall’Ateneo, Alessandro ha percorso quella strada con una sicurezza costruita giorno dopo giorno, viaggio dopo viaggio.
Ma chi è, davvero, Alessandro? È un appassionato di storia. Ama la musica di Caparezza. Sa apprezzare un buon vino — il Cesanese del Piglio, che non è solo l’oggetto della sua tesi ma anche il vino che consiglia con sicurezza ai clienti del ristorante dove lavora da un anno. Balla, canta, fa sport. Accoglie ogni avventore con il sorriso, non ammette posate mal disposte o tovaglie con le grinze, e porta in sala quella cura per i dettagli che è la firma di chi ama davvero il proprio lavoro. Un ristoratore ha avuto il merito di riconoscere tutto questo prima ancora che Alessandro avesse il diploma in mano.

Le sorelle Elisa e Viola hanno condiviso con lui ogni tappa di questa storia. La famiglia è stata la prima aula, il sostegno più solido, il tifo più rumoroso.
Oggi quella storia ha un capitolo nuovo: una laurea, una tesi sul Cesanese, e la prova concreta che l’inclusione scolastica non è solo un diritto scritto sui documenti ufficiali. È qualcosa che si costruisce con pazienza, con competenza, e — a volte — con un po’ di quella testarda, meravigliosa determinazione che Alessandro porta avanti dal primo giorno della sua vita.
Nella corsa ad ostacoli, non conta sapere quante barriere ci sono davanti. Conta sapere quante se ne possono saltare. Con un buon allenamento. E un tifo pieno d’amore.




