Chiamavano le loro operazioni con la precisione logistica di un’azienda in espansione. Camion che si muovevano di notte, vedette appostaste lungo le strade di campagna, codici di trasporto falsificati e una rete di fiancheggiatori collaudata per sfuggire ai controlli. Ma dietro quella macchina efficiente si nascondeva uno dei più imponenti sistemi di traffico illecito di rifiuti mai documentati nel Sud Italia. Lo rivela l’«Operazione Erebus» — il nome è quello del dio greco delle tenebre — condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari con i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico).
Nella mattina di mercoledì 27 maggio, i militari hanno dato esecuzione a 19 misure cautelari: 6 arresti domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 6 interdizioni per un anno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale. Le province interessate dal blitz sono state quelle di Foggia, Salerno, Napoli, Benevento, Roma e Latina. Ma tra i luoghi dove i rifiuti sono stati scaricati illegalmente figurano anche Anagni, Ferentino, Ripi e Cassino, oltre alla Capitale e a San Martino Valle Caudina e Casamarciano in Campania.
Gli indagati complessivi sono 30, le aziende del settore finite nel mirino degli inquirenti sono 16, e i capi di imputazione raggiungono la cifra di 132. Un’ordinanza di circa 460 pagine, firmata dalla Gip Ilaria Casu su richiesta dei pm Marco D’Agostino e Domenico Minardi, ricostruisce nei minimi dettagli due anni e mezzo di attività criminale.
Il meccanismo: la Puglia come terra di conquista
Il sistema era semplice nella sua brutalità: organizzazioni criminali con base in Campania — in particolare i cosiddetti «cerignolani» e le organizzazioni salernitane — utilizzavano la Puglia come discarica a cielo aperto per i rifiuti prodotti o intermediati nel territorio campano. Circa 3.500 tonnellate di rifiuti smaltite illegalmente, spesso bruciate, disseminate nelle province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani: le campagne del Tavoliere, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, terreni agricoli privati, cave, capannoni industriali abbandonati. Tra i comuni più colpiti, Molfetta, Ascoli Satriano e la stessa Foggia, ma l’elenco è lungo: Bari, Minervino Murge, Margherita di Savoia, Candela, Ostuni, Trinitapoli, Cerignola, Lucera, Barletta, Manfredonia, Carapelle, Andria, Ordona, Ortanova e Stornarella.
Le origini dell’indagine: una denuncia e un camion blu
Tutto comincia nell’aprile del 2022, quando alcuni cittadini esasperati iniziano a presentare esposti alle autorità: non riescono più a respirare aria pulita nei loro paesi. Le segnalazioni si incrociano con le osservazioni dei vigili urbani e della Forestale che a Cerignola documentano conferimenti sospetti di rifiuti. La svolta arriva con la scoperta di un cumulo di spazzatura a Madonna di Ripalta e del mezzo che lo aveva depositato: un autocarro blu con semirimorchio bianco, riconoscibile da una serigrafia ondulata sulle fiancate. Individuata la targa, si scopre che il veicolo era intestato a una ditta non iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, riconducibile a un imprenditore di Cerignola. La pista è aperta.
L’indagine: intercettazioni, GPS e telecamere
Da quel primo filo si dipana un’inchiesta complessa, condotta con tutti gli strumenti investigativi disponibili. Le intercettazioni telefoniche rivelano la piena consapevolezza degli indagati dell’illiceità delle loro operazioni. In una delle conversazioni captate, uno degli indagati commenta senza troppi giri di parole, mentre si avvia verso un sito di sversamento a Foggia: «Quelle sono mala azioni». I movimenti dei camion vengono ricostruiti attraverso i dati GPS e le celle agganciate dai telefoni cellulari; le telecamere di sorveglianza installate su capannoni e nei campi immortalano le operazioni notturne; i controlli su strada accertano la falsità dei codici di trasporto allegati ai carichi.
Ogni sversamento, ha spiegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto e coordinatore della DDA di Bari, Giuseppe Gatti, «era organizzato in maniera accurata e attrezzata dal punto di vista logistico» e si avvaleva «di una rete di fiancheggiatori e di vedette che si assicuravano che non ci fossero controlli delle forze dell’ordine. C’era poi chi si occupava di individuare i siti o chi scortava i trasporti e i convogli». Un’organizzazione articolata, con ruoli precisi e una divisione del lavoro che non lasciava nulla al caso.
Il procuratore: «Problemi serissimi per la salute dei pugliesi»
A chiudere la conferenza stampa è stata la riflessione del procuratore di Bari Roberto Rossi, che ha voluto sottolineare come l’inquinamento derivante da questo continuo flusso di rifiuti illeciti «ponga problemi serissimi alla salute dei pugliesi e alla bellezza di un territorio che amiamo e che va tutelata». Parole che risuonano anche oltre i confini pugliesi: perché Erebo, nella mitologia greca, era il luogo buio attraverso cui i morti transitavano verso gli inferi. E qualcosa di simile — un transito oscuro, avvelenato — è ciò che per due anni e mezzo è accaduto alle terre di mezzo di questa storia, da Salerno a Foggia, passando per le campagne del Lazio.




