Il fuoco acceso in via del Forte non era solo un falò. Era un rito millenario che si ripete, un filo sottile che tiene insieme passato e presente, giovani e anziani, chi ricorda e chi scopre per la prima volta. Con la seconda e ultima serata dei Fóchi de San Giuanni, Paliano ha dato il via ufficiale al calendario dell’Estate Palianese 2026, confermando che certe tradizioni non si archiviano: si vivono.
La festa di San Giovanni Battista, celebrata nella notte tra il 23 e il 24 giugno, affonda le radici in riti precristiani di origine solstiziale diffusi in tutto il mondo. A Paliano, come in molti altri centri del Lazio meridionale, il rito ruota attorno a tre elementi simbolici: il fuoco, l’acqua e i fiori di campo. I più giovani si recano nelle campagne a raccogliere fascine e residui di potatura; il vicinato le accatasta e, al calar della sera, le dà alle fiamme. Ognuno porta con sé un mazzetto di fiori selvatici da offrire alla persona con cui desidera stringere un legame speciale, quello dei “compari San Giuanni” o “compari di mazzo”. Chi vuole suggellare il patto salta il fuoco mano nella mano, dopo essersi cosparso d’acqua: un gesto antico, carico di significato, che la modernità non ha del tutto cancellato.
A tenere viva questa tradizione da circa venti anni — e a salvarla da un progressivo oblio — è l’associazione Hernicantus di Paliano, gruppo dedito alla ricerca etnomusicologica e coreutica del territorio. Come spiegano gli stessi membri dell’associazione, la celebrazione dei Fóchi non ha mai subito interruzioni a Paliano, ma si è trovata a fare i conti con la progressiva disaffezione legata all’abbandono delle campagne e dei centri storici, oltre che alla meccanizzazione dell’agricoltura. Da qui la scelta di affiancare al rito tradizionale un formato festival, capace di riavvicinare chi ricordava ma si era allontanato, e di coinvolgere chi non aveva mai avuto l’occasione di viverlo.
“Sebbene a Paliano la celebrazione non abbia mai subito interruzioni – spiegano gli Hernicantus in una nota inviata ad anagnia.com – essa si è trovata a fronteggiare una riduzione in termini di diffusione e attaccamento da parte della popolazione in nome di quella che chiamiamo “modernità”: abbandono delle campagne e dei centri storici, da un lato, e meccanizzazione e professionalizzazione dell’agricoltura, dall’altro. Abbiamo quindi avvertito, come gruppo musicale impegnato da ormai venticinque anni nella ricerca etnomusicologica e coreutica, l’esigenza di rinvigorire un’usanza in pericolo di estinzione”.
Portare ‘San Giuanni’ nel Nuovo Millennio – è scritto ancora nella nota – ha significato ridestare un’attenzione sopita, far riavvicinare coloro che ricordavano, ma che la vita, per qualche motivo, aveva trattenuto dal ripetere il rito. Abbiamo dunque affiancato alla tradizione un evento in stile festival in cui, nel corso degli anni e a seconda delle disponibilità, abbiamo incluso attività tra le più disparate: visite guidate nel centro storico, escursioni naturalistiche nei dintorni, giochi popolari, degustazioni di vino Cesanese, gare di stornelli, laboratori di canto, strumenti e danze tradizionali, concorsi fotografici”.
E, ancora: “se negli anni passati ci siamo aperti all’incontro con altre aree sia italiane come Abruzzo, Marche, Campania, Puglia, sia europee (Irlanda), quest’anno abbiamo optato per il Lazio Meridionale, invitando alcune tra le più rappresentative formazioni della zona in trio, in modo da poter creare un incontro tra queste e alcuni dei nostri musicisti in loro supporto sul palco. I Bifolk di Veroli, Officine Meridionali, formazione a trazione ciociara ma aperta a vari musicisti del Sud Italia, i Trillanti di Alatri, gli MBL di Roccasecca, HerniCantus di Paliano, riuniti in una collaborazione che è andata oltre le sonorità dei singoli gruppi, offrendo uno spaccato corale della realtà musicale della nostra terra, di cui Paliano si è trovata ad essere una piccola capitale musicale per una notte. Abbiamo insistito molto su questo tema dell’incontro, appunto, perché crediamo fermamente che la condivisione sia il punto di partenza per l’avanzamento di una qualunque comunità umana. Abbiamo bisogno di una catena di investimenti di cui quelli finanziari non sono che l’ultimo anello”.
Concludono, infine, gli Hernicantus: “fiducia, Volontà, Cultura. La condivisione di un progetto passa necessariamente attraverso la fiducia reciproca, che porta a stimolare la volontà di realizzazione con, alla base, la consapevolezza che la cultura costituisce l’unico collante in grado di tenere insieme i diversi attori coinvolti. Coerentemente con le posizioni espresse, desideriamo cogliere l’occasione per ringraziare chi ha partecipato a vario titolo alla realizzazione dell’evento: il Comune di Paliano, in particolare nella persona del Vicesindaco e Assessore alla Cultura Simone Marucci, la Proloco di Paliano e il suo Presidente Oscar Schifalacqua, la BCC di Paliano, la CRI-Comitato di Paliano, la Protezione Civile, i Comitati di San Procolo-Cimate e Sant’Andrea. Ringraziamo, infine, Anagnia e il suo direttore, Ivan Quiselli, per l’interesse mostrato nei confronti nostri e delle nostre iniziative. Vi aspettiamo il 9 agosto, a Paliano, per celebrare i nostri primi 25 anni di storia con un concertone in Piazza Marcantonio Colonna”.
Non è ancora tempo di salutarsi. HerniCantus dà già appuntamento al 9 agosto, quando Paliano ospiterà in Piazza Marcantonio Colonna il concerto celebrativo per i 25 anni di attività dell’associazione: un quarto di secolo di ricerca, condivisione e cura delle radici culturali del territorio, da festeggiare — naturalmente — tutti insieme.




