Un pomeriggio come tanti, trasformato in un incubo da una telefonata. È quanto accaduto ieri ad Acuto, dove una donna di 90 anni è rimasta vittima di una sofisticata truffa agli anziani, un fenomeno purtroppo sempre più diffuso nella provincia di Frosinone e non solo, che continua a colpire le fasce più fragili della popolazione.
Tutto ha avuto inizio intorno alle 13:30, quando l’anziana ha ricevuto una chiamata sulla propria utenza fissa. All’altro capo del telefono, una voce sicura e autorevole si è presentata come quella del comandante dei Carabinieri, costruendo in pochi minuti un racconto studiato nei dettagli per generare paura e urgenza. Il finto ufficiale ha spiegato alla donna che la sua abitazione rischiava a breve un furto, e che l’unico modo per mettere al sicuro denaro contante e oggetti preziosi fosse consegnarli temporaneamente a un incaricato che sarebbe arrivato di lì a poco.
La macchina del raggiro si è rivelata perfettamente rodata. Pochi minuti dopo la telefonata, un uomo si è effettivamente presentato alla porta dell’anziana, spacciandosi per il messo annunciato al telefono. Con modi rassicuranti, si è fatto consegnare alcune migliaia di euro in contanti e diversi monili in oro, custoditi in casa probabilmente da una vita, promettendo di restituire tutto poco dopo.
La promessa, ovviamente, non è mai stata mantenuta. Trascorso un tempo che deve essere apparso interminabile, la donna ha iniziato a nutrire sospetti, fino alla dolorosa consapevolezza di essere stata raggirata. È stata lei stessa, con lucidità, a contattare i Carabinieri, allertando la Stazione di Acuto e mettendo in moto le indagini.
I militari dell’Arma sono intervenuti tempestivamente presso l’abitazione della vittima, raccogliendo la sua testimonianza e avviando i primi accertamenti. Al momento le indagini sono ancora in corso: i Carabinieri stanno acquisendo e analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza, sia pubbliche che private, presenti nella zona, nel tentativo di risalire ai volti e ai movimenti dei responsabili, che con ogni probabilità hanno agito secondo uno schema collaudato e già utilizzato altrove.
Il copione, del resto, è tristemente noto alle forze dell’ordine: una prima telefonata per instillare paura e urgenza, spacciandosi per un’autorità istituzionale, seguita dall’arrivo di un complice che si presenta di persona per ritirare il “malloppo”. Un meccanismo che fa leva sulla fiducia che gli anziani ripongono, giustamente, nelle Forze dell’Ordine, trasformandola paradossalmente nell’arma stessa della truffa.
Le persone sottoposte a indagini o imputate sono da ritenersi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.




