VIAREGGIO / ROMA – Si è conclusa nel cuore di Viareggio la lunga latitanza di un 27enne di origini napoletane, gravemente indiziato di quarantadue episodi di estorsione e truffa aggravata commessi ai danni di persone anziane in diverse regioni italiane. L’uomo, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, era ricercato dal giugno 2025, quando il Tribunale di Roma ne aveva dichiarato la latitanza.
A rintracciarlo, al termine di un’indagine articolata e condotta con strumenti investigativi avanzati, sono stati i Carabinieri della Stazione di Roma Porta Portese, che hanno operato sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma – Dipartimento Criminalità Diffusa e Grave.
La fuga e la cattura
La scena della cattura ha avuto quasi i contorni di una sceneggiatura di provincia. L’uomo, che passeggiava con la propria famiglia lungo Viale Regina Margherita, ha notato una pattuglia della Polizia di Stato del locale Commissariato e, temendo di essere stato riconosciuto, si è dato alla fuga a piedi in direzione del molo. Un gesto che, paradossalmente, ha finito per tradirlo: insospettiti dalla sua reazione, gli agenti lo hanno raggiunto e l’uomo, di fronte all’evidenza, si è arreso, ammettendo di essere fuggito perché consapevole di essere ricercato. Vani anche i tentativi di fornire false generalità: gli accertamenti hanno rapidamente confermato la sua reale identità, aprendogli le porte della Casa Circondariale di Lucca.
Le indagini partite da una denuncia a Ostia Antica
La vicenda giudiziaria affonda le radici agli inizi del 2023, quando una donna di 81 anni si presentò presso la Stazione Carabinieri di Ostia Antica per denunciare di essere stata raggirata con le tecniche, purtroppo note, del “finto nipote” e del “finto operatore postale”. Con la minaccia di un’imminente denuncia a carico della figlia, la vittima venne indotta a consegnare 14.000 euro in contanti e 200 grammi d’oro.
Da quella denuncia sono scaturiti approfondimenti investigativi sviluppatisi tra gennaio e luglio 2023 attraverso intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati, esame dei filmati di videosorveglianza e mirati servizi di osservazione, che hanno permesso di ricostruire l’architettura di una rete criminale ben organizzata, all’interno della quale il giovane arrestato ricopriva il ruolo di “telefonista”. Consultando vecchi elenchi telefonici cartacei relativi a diverse province italiane, l’uomo individuava le vittime designate — persone tra i 54 e i 96 anni, considerate particolarmente vulnerabili — per poi contattarle telefonicamente e manipolarle con la simulazione di emergenze familiari, finti interventi delle forze dell’ordine o presunte imminenti denunce a carico di parenti, inducendole a consegnare somme di denaro e preziosi.
Un giro d’affari da oltre 300mila euro
Gli episodi contestati si sono consumati in un’area geografica ampia, tra Lazio, Toscana e Campania, toccando i comuni di Roma, Monterotondo, Albinia, Salerno, Cava de’ Tirreni, Bagnaia, Meta di Sorrento, Aversa, Portici, Castellammare di Stabia, Qualiano e San Felice a Cancello, per un volume d’affari illecito stimato in oltre 300.000 euro tra contanti, gioielli e oggetti in oro.
Già nella prima fase dell’indagine, i Carabinieri erano riusciti ad arrestare in flagranza tre persone sorprese a ritirare il denaro direttamente presso le abitazioni delle vittime. In quell’occasione, nell’abitazione napoletana del 27enne, erano stati sequestrati elenchi telefonici, dispositivi mobili, 10.000 euro in contanti e orologi di pregio.
Un anno di latitanza tra cambi di identità digitale e pedinamenti
Dopo l’emissione dell’ordinanza cautelare, l’uomo si era reso immediatamente irreperibile, dando avvio a una latitanza durata oltre un anno, durante la quale lui e il suo nucleo familiare avrebbero cambiato ripetutamente abitazioni, utenze telefoniche, profili social e conti correnti pur di eludere le ricerche.
A ricostruire il percorso della fuga è stata una strategia investigativa che ha combinato tecniche diverse: analisi informatiche e bancarie condotte in collaborazione con importanti piattaforme tecnologiche, social e sistemi di pagamento digitale, supporto tecnico sul territorio con l’installazione di telecamere strategiche grazie alla collaborazione dei Carabinieri di Napoli, e infine le tradizionali attività di controllo, perquisizione e pedinamento, culminate nel rintraccio finale in Versilia.




