Cinque ore di audizione, un dossier arrivato in busta anonima e una sfida lanciata in diretta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. L’attesa comparizione dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rinviata più volte nei mesi scorsi, si è trasformata in un vero e proprio atto d’accusa contro un’azienda del territorio laziale: la Jc Electronics Italia, con sede a Colleferro, guidata dall’imprenditore Dario Bianchi.
Conte ha aperto i lavori definendo la commissione un “plotone d’esecuzione” nei suoi confronti, prima di annunciare la mossa che ha catalizzato l’attenzione politica e mediatica: la consegna alla Procura di Roma di un fascicolo ricevuto pochi giorni fa in forma anonima, contenente un verbale datato 14 aprile 2022. Il documento, dieci pagine siglate una per una, riguarderebbe una riunione della struttura commissariale convocata per verificare una fornitura di mascherine consegnata proprio dalla società di Colleferro e stoccata, secondo la ricostruzione dell’ex premier, in un deposito di Pomezia.
Secondo quanto riferito da Conte, dal verbale emergerebbero dubbi sulla reale efficacia filtrante dei dispositivi e sulla documentazione di accompagnamento delle forniture, che l’ex premier ha definito potenzialmente “contraffatta”. Un’affermazione pesante, che lo stesso Conte ha voluto circoscrivere con cautela giuridica: “Uso il condizionale, non ho gli strumenti per fare ricostruzioni e accertamenti diretti”, ha precisato, ribadendo di aver agito “per coscienza civica” nel trasmettere gli atti ai magistrati.
Al centro della vicenda politica, però, non c’è soltanto il contenuto del verbale, ma soprattutto la transazione da circa 100 milioni di euro che Palazzo Chigi e il Ministero della Salute hanno sottoscritto lo scorso ottobre con la Jc Electronics per chiudere un contenzioso legale aperto dall’azienda contro lo Stato. Un accordo che Conte ha bollato come inspiegabile, soprattutto nei tempi: “Come si fa a dare 100 milioni a Jc Electronics prima del giudizio cautelare? Non avete trovato sei milioni per le mammografie”, ha attaccato rivolgendosi alla deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri.
La replica dell’azienda di Colleferro non si è fatta attendere. In una nota, la Jc Electronics ha smentito qualsiasi elemento di novità nel documento citato da Conte, definendolo già passato al vaglio della magistratura insieme al dossier della struttura commissariale, “e uscito indenne” da quel controllo. La società ha inoltre richiamato le sentenze a proprio favore e la conformità dei dispositivi, attestata a suo dire anche da Inail e dall’Agenzia delle Dogane, invitando l’ex premier — qualora abbia certezze sulle proprie accuse — a rinunciare all’immunità parlamentare per sostenerle “nelle sedi opportune”.
Va precisato che, al momento, non risultano provvedimenti giudiziari a carico della Jc Electronics o dei suoi vertici collegati a questa specifica vicenda: le accuse restano allo stato di ricostruzione politica, e ogni valutazione definitiva spetta alla magistratura, nel pieno rispetto del principio di presunzione di non colpevolezza.
Il confronto in commissione si è poi allargato ad altri fronti. Esponenti del centrodestra, tra cui Galeazzo Bignami e Francesco Filini di Fratelli d’Italia, hanno incalzato l’ex premier sul mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale e sulle scelte compiute in materia di campagna vaccinale durante il suo governo. Conte, che ha potuto contare sul sostegno del Partito Democratico e dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza, ha rivendicato la responsabilità condivisa degli esecutivi succedutisi dal 2006 a oggi e ha respinto con fermezza le accuse di sponda alle posizioni no vax: “Io non sono qui a prendere un voto no vax, li lascio tutti a voi”.
Non sono mancati, infine, gli affondi contro l’attuale maggioranza di governo, con Conte che ha esteso la propria critica ai dossier europei — dal Patto di stabilità al Recovery Plan — e alla linea sostenuta dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sul riarmo dell’Unione europea. Una giornata lunghissima, chiusa senza un punto fermo sulla vicenda Jc Electronics: il “secondo tempo” dell’audizione è già fissato per lunedì 14 settembre.




