L’Italia continua a fare i conti con un’estate che sembra non voler concedere tregua. Un’ondata di calore dietro l’altra, senza soluzione di continuità, ha trasformato agosto in un banco di prova per la resistenza fisica di milioni di persone. Ma qualcosa, finalmente, sta per cambiare.
Le previsioni più recenti tracciano un quadro chiaro: l’attuale fase di caldo intenso è ormai agli sgoccioli. Tra il 17 e il 18 agosto le temperature cominceranno a calare, con un primo cedimento che interesserà l’arco alpino e le zone prealpine, mentre al Sud e nelle isole il refrigerio si farà attendere qualche giorno in più, fino al 23 agosto circa.
La cattiva notizia, però, riguarda proprio le ore che ci separano da quella svolta. Il Ferragosto 2026 si preannuncia bollente quanto quello del 2024, con un’umidità relativa che nelle zone costiere toccherà di notte punte fino al 90%, mentre nell’entroterra si attesterà comunque su valori elevati, intorno al 75%. Un dato che pesa più della temperatura stessa: il corpo umano comincia a soffrire quando l’umidità supera il 30%, e nelle ore centrali della giornata si sfiorerà il 55%.
Alla base di questo fenomeno c’è un Mar Mediterraneo ormai stabilmente sopra i 30 gradi, che rilascia enormi quantità di vapore acqueo nell’atmosfera, appesantendo ulteriormente l’aria calda già satura. Un cocktail che sta avendo conseguenze dirette sulla salute pubblica, con un aumento significativo dei ricoveri tra la popolazione over 70 e tra chi soffre di patologie croniche.
Il ritorno alla normalità, previsto tra il 18 e il 19 agosto, non sarà però indolore. Il brusco cambio di circolazione porterà infatti un’intensificazione dei temporali, inizialmente sui rilievi alpini e appenninici, con il rischio concreto di grandinate, raffiche di vento violente e nubifragi in grado di scaricare grandi quantità d’acqua in pochissimo tempo. Una combinazione che aumenta sensibilmente la probabilità di frane e smottamenti, soprattutto nelle aree montane e collinari più fragili.
Resta però irrisolto il nodo più profondo di questa estate: la siccità. I fiumi italiani sono così in sofferenza che riaffiorano relitti e rovine sommerse da decenni, mentre dalla Svizzera è stata disposta l’immissione di acqua per sostenere i livelli critici del Lago Maggiore. Secondo i dati diffusi da Coldiretti, il 60% delle campagne italiane si trova in stato di forte sofferenza idrica. Le piogge intense in arrivo, però, non basteranno a colmare il deficit: trattandosi di rovesci concentrati in poche ore, gran parte dell’acqua scorrerà in superficie invece di infiltrarsi nel terreno, aumentando anzi il rischio idrogeologico. Per una pioggia realmente utile alle coltivazioni bisognerà probabilmente attendere la fine di settembre o l’inizio di ottobre.
Un dato che va oltre la cronaca dei prossimi giorni: stagioni di questo tipo si stanno ripetendo con crescente frequenza dal 2017, e il 2026 rischia di entrare negli annali come una delle estati più calde di sempre in diverse zone del Paese. Un elemento che impone di ripensare per il futuro le strategie di tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione, sempre più esposte ai rischi legati al caldo umido.




