C’è un suono che le strade dei nostri paesi hanno smesso di ascoltare da decenni, ma che chi ha qualche capello bianco ricorda ancora perfettamente: il richiamo secco di una tromba, seguito da una voce potente che annunciava al vicinato notizie, bandi ed offerte del giorno. Era il banditore, e a lui è dedicato il nuovo capitolo della rubrica “Professioni e mestieri scomparsi”, firmato da Giorgio Alessandro Pacetti per anagnia.com.
Prima della carta stampata, prima dei depliant pubblicitari, ben prima di televisione e internet, era proprio il banditore a rappresentare il primo vero canale di comunicazione di massa a livello locale. Percorrendo a piedi le stradine del centro storico dei paesi, si fermava nei punti di maggior passaggio e, dopo un breve “preludio” sonoro affidato alla tromba, dava voce ai “bandi”: ordinanze municipali, chiamate alla leva militare, ma anche semplici messaggi commerciali, come l’arrivo del pesce fresco al mercato o la disponibilità di frutta e verdura di stagione.
Il vero “software” di questo mestiere, per usare un paragone che oggi suona quasi comico, era tutto nell’uomo stesso: la voce possente, la capacità di farsi sentire da un capo all’altro della piazza, l’abilità nella lettura. Un lavoro semplice nella forma, ma straordinariamente efficace nella sostanza, tanto da sopravvivere per generazioni in un’Italia povera di mezzi ma ricca, come ricorda Pacetti, di quella capacità creativa che di lì a poco avrebbe alimentato il boom economico del Paese.
Il primo vero concorrente del banditore fu il manifesto murale, ma la sfida decisiva arrivò con l’avvento della radio, capace di raggiungere le case con un volume e un’immediatezza paragonabili a quelli dello “strillone” di paese. Eppure, per un certo periodo, il banditore riuscì a resistere: la radio, infatti, restava un mezzo generalista, incapace di scendere fino alla dimensione strettamente comunale. Fu così che l’uomo dei bandi conservò per anni ancora il proprio piccolo, ma prezioso, mercato pubblicitario locale.
A dare il colpo di grazia arrivarono poi la televisione, la progressiva fine dell’analfabetismo e il boom dell’editoria: i pionieri della comunicazione di paese lasciarono così il passo alle prime agenzie pubblicitarie e alle campagne promozionali strutturate. Cambiano i volumi, cambiano gli strumenti — dallo strillone di ieri alle moderne piattaforme digitali di oggi — ma la filosofia di fondo, osserva Pacetti, resta sorprendentemente identica: portare il messaggio al consumatore nel modo più efficace possibile, il più vicino possibile al momento del bisogno.
Una riflessione, quella dell’autore, che non si ferma al solo aspetto tecnico della comunicazione. Nell’articolo emerge infatti anche un velato rimpianto per ciò che questa evoluzione ha comportato sul piano umano: la progressiva sostituzione del contatto diretto tra le persone con canali sempre più mediati e impersonali, con un impatto che si avverte perfino nel dialogo tra le mura domestiche.
La rubrica “Professioni e mestieri scomparsi” di anagnia.com prosegue così il suo viaggio nella memoria dei mestieri che hanno segnato la vita quotidiana del territorio, dopo i precedenti capitoli dedicati all’ostetrica condotta e al sarto.




