Basta camminare con un minimo di attenzione lungo viale Regina Margherita, nel tratto che costeggia Porta Cerere (su cui, beffardo, compare ancora la scritta “Il sogno continua…” risalente a quando la città fu candidata, assieme ad Alatri, Veroli e Ferentino a diventare Capitale italiana della Cultura 2028), per accorgersene. Infilati nei giunti tra i sampietrini, ma anche nelle piccole formelle che circondano il tronco degli alberi, spuntano decine e decine di pallini bianchi di plastica, minuscoli quanto insidiosi. Sono talmente piccoli che risulta quasi impossibile raccoglierli e smaltirli correttamente, e così restano lì, giorno dopo giorno, in attesa che la pioggia li trascini nelle caditoie e, da queste, fino ai corsi d’acqua e infine al mare. A segnalarlo alla redazione di anagnia.com sono stati numerosi lettori, colpiti dalla quantità di materiale disperso lungo una delle vie più frequentate della città.

Un fenomeno, questo, che non nasce dal nulla. Nei giorni scorsi Anagni ha vissuto uno dei momenti più sentiti del proprio calendario estivo, la festa patronale di San Magno, celebrata come da tradizione il 19 agosto, con tanto di sfilate in costume, spettacoli e la immancabile fiera che da sempre accompagna i festeggiamenti. Ed è proprio tra le bancarelle e le attrazioni della fiera che, con ogni probabilità, va cercata l’origine dei pallini bianchi: quelli utilizzati nei classici tiri a segno con carabina, in cui il visitatore prova a colpire bersagli (di solito lattine di alluminio) per aggiudicarsi un premio.
Per capire se davvero questi residui possano dissolversi naturalmente nell’ambiente, la redazione ha condotto un piccolo esperimento casalingo, lasciando una ventina di pallini immersi in acqua per circa dodici giorni. Il risultato è stato inequivocabile: nessun segno di degradazione, nessuna alterazione visibile. I pallini sono rimasti tali e quali a come erano stati immersi, una conferma diretta di quanto la materia prima con cui vengono realizzati sia tutt’altro che effimera.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: esiste un obbligo di Legge che imponga l’uso di materiali biodegradabili per questo tipo di giochi? La risposta, dopo una verifica della normativa di settore, è negativa. La disciplina di riferimento resta la legge 18 marzo 1968, n. 337, che regola circhi e spettacolo viaggiante, il cui elenco delle attrazioni ammesse viene periodicamente aggiornato dal Ministero della Cultura. L’ultimo aggiornamento risale al decreto interministeriale del 20 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 agosto 2026, e distingue con chiarezza due tipologie di tiro. Da un lato i cosiddetti tiri meccanici, ovvero carabine o pistole che sparano pallini in plastica contro bersagli mobili come orsi, lupi, aerei o sommergibili giocattolo: sono questi, con ogni probabilità, i responsabili dei residui ritrovati a Porta Cerere. Dall’altro il tiro ad aria compressa, disciplinato separatamente, che prevede l’uso di pallini di piombo contro gessetti, palloncini o nastri di carta, e che risponde a una normativa di sicurezza differente, quella del decreto ministeriale 9 agosto 2001, n. 362.
Ebbene, nell’elenco ministeriale aggiornato non compare alcuna prescrizione che imponga la biodegradabilità dei pallini utilizzati nei tiri meccanici, definiti semplicemente come pallini in plastica. Una lacuna normativa che apre inevitabilmente un secondo interrogativo, forse ancora più rilevante del primo: è davvero consentito che questo materiale venga disperso sul suolo pubblico senza alcun obbligo di rimozione?
Qui la questione si sposta sul piano della sicurezza e della gestione delle aree concesse per lo spettacolo viaggiante. Il decreto ministeriale 18 maggio 2007 stabilisce infatti le norme di sicurezza applicabili anche alle piccole attrazioni comprese nell’elenco ministeriale, prevedendo per ogni gestore obblighi di registrazione, documentazione tecnica e verifiche periodiche. Non risulta invece, nella normativa nazionale, una disposizione specifica che imponga espressamente la raccolta dei pallini al termine dell’attività: un vuoto che, in molti casi, viene colmato dai singoli regolamenti comunali, spesso chiamati a stabilire condizioni di dettaglio al momento del rilascio della concessione per l’occupazione del suolo pubblico, comprese quelle relative alla pulizia e al ripristino dell’area al termine della manifestazione.

Resta dunque da chiarire se anche il regolamento comunale di Anagni in materia di spettacolo viaggiante preveda un simile obbligo a carico dei gestori delle attrazioni ospitate durante la fiera di San Magno, e se tale obbligo sia stato effettivamente rispettato nei giorni successivi ai festeggiamenti. Una verifica che la redazione di anagnia.com intende approfondire nelle prossime settimane, anche attraverso un confronto diretto con gli uffici competenti del Comune di Anagni, per capire chi debba materialmente farsi carico della bonifica di un’area tanto frequentata quanto simbolica per la città.




