FROSINONE – Presidio capillare, prontezza d’intervento e tolleranza zero contro l’illegalità. È il bilancio delle ultime ore di lavoro quotidiano svolto dalla Polizia di Stato sul territorio della provincia di Frosinone, dove le articolazioni investigative e le pattuglie di controllo hanno portato a termine tre distinte operazioni tra il capoluogo e la città di Sora. Un’azione a tutto campo che dimostra ancora una volta l’importanza della presenza costante delle forze dell’ordine nei quartieri e nei luoghi di convivenza cittadina.
Il primo episodio si è consumato nella parte bassa del capoluogo ciociaro, all’interno di una nota attività commerciale. Una giovane donna, credendo di passare inosservata tra le corsie, ha prelevato diverso materiale dagli scaffali nascondendolo con destrezza prima di varcare l’uscita senza saldare il conto. Il movimento furtivo non è però sfuggito al responsabile del punto vendita, che ha cercato immediatamente di fermarla. Di fronte alle contestazioni, la donna ha reagito con determinazione, rifiutando la restituzione degli oggetti e dandosi a una rapida fuga a piedi tra le strade del quartiere.
La richiesta d’aiuto inoltrata al numero di emergenza ha attivato tempestivamente gli agenti della Squadra Volante. Le pattuglie si sono sguinzagliate nella zona fino a intercettare la fuggitiva lungo Via Mola Vecchia. Nel breve lasso di tempo trascorso tra il colpo e il blocco, la giovane aveva già provveduto a scendere nel seminterrato di una palazzina condominiale per occultare la refurtiva. Recuperata la merce e ricostruiti i fatti, i poliziotti della Questura di Frosinone hanno deferito la donna in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Frosinone per il reato di furto aggravato. Contestualmente, è stato avviato l’iter amministrativo firmato dal Questore della Provincia di Frosinone per l’applicazione del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel comune capoluogo.
Sempre negli uffici di via Giuseppe Romita si è registrata una seconda vicenda dai contorni inaspettati. Un cittadino di cinquantanove anni di nazionalità albanese si è presentato spontaneamente presso gli sportelli per avanzare formale richiesta di protezione speciale. I consueti e approfonditi controlli incrociati condotti dal personale dell’Ufficio Immigrazione hanno tuttavia fatto affiorare un quadro penale di estrema gravità a carico dell’uomo, segnato da sentenze di condanna passate in giudicato per gravi reati contro la persona e reati di natura familiare e sessuale.
Valutata la marcata pericolosità sociale del soggetto, la Polizia di Stato ha immediatamente bloccato l’uomo. Su disposizione delle autorità, il cinquantanovenne è stato scortato e preso in custodia presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Roma. Qui l’uomo rimarrà trattenuto in attesa del completamento delle pratiche burocratiche necessarie per la sua espulsione definitiva dal territorio nazionale e il successivo rimpatrio nel Paese d’origine.
L’impegno degli uomini in divisa si è esteso contemporaneamente anche al circondario, toccando la città di Sora. Gli agenti del locale Commissariato di P.S. di Sora hanno formalizzato la denuncia in stato di libertà nei confronti di una residente al termine di una complessa attività d’indagine originata dalla querela di un intero nucleo familiare. Da oltre dieci anni, infatti, la vita dei vicini di pianerottolo era diventata un incubo a causa di comportamenti molesti e sistematici.
La ricostruzione degli investigatori ha fatto luce su escalation di ripicche e molestie iniziata nel lontano 2014, caratterizzata da continui colpi alle pareti, ante sbattute con violenza, spostamenti quotidiani di mobilio in orari notturni e accesi alterchi verbali. La situazione ha raggiunto il punto di rottura nello scorso mese di agosto, quando la donna ha posizionato una telecamera puntata direttamente verso le parti comuni dello stabile, limitando la libertà di movimento dei condomini. A nulla erano serviti i richiami formali inviati dall’Amministratore di Condominio, scontratisi con la ferma opposizione dell’indagata che, in un paradossale rovesciamento dei ruoli, si era persino professata vittima di persecuzione. Riconosciuta la fondatezza delle accuse e il forte stato d’ansia procurato alle vittime, la donna dovrà ora rispondere dinanzi all’Autorità Giudiziaria del reato di atti persecutori.




