Il futuro dell’industria automobilistica europea passa anche da Bruxelles, dove le Regioni italiane dell’automotive hanno partecipato a una missione istituzionale organizzata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nell’ambito della Commissione Attività Produttive, coordinata dall’assessore della Regione Marche Giacomo Bugaro.
Un appuntamento non di semplice rappresentanza, ma pensato per portare all’attenzione delle Istituzioni comunitarie le istanze concrete di un comparto che rappresenta uno dei pilastri del sistema produttivo nazionale ed europeo, con ricadute dirette anche sui territori dove la filiera automotive è motore di occupazione e indotto, come nel caso del polo industriale del Lazio.
Un confronto ad alto livello con le istituzioni Ue
Le delegazioni regionali hanno incontrato figure di primo piano dell’architettura istituzionale europea: il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, oltre ai deputati europei responsabili dei dossier automotive e ai membri delle Commissioni competenti in materia.
A rappresentare le Regioni sono intervenuti Tiziana Magnacca per l’Abruzzo, Michele Napoli per la Basilicata, Fulvio Bonavitacola per la Campania, Roberta Angelilli per il Lazio, Guido Guidesi per la Lombardia, Andrea Di Lucente per il Molise, Andrea Tronzano per il Piemonte ed Eugenio Di Sciascio per la Puglia. Alla missione hanno inoltre aderito i rappresentanti di Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Veneto, a testimonianza di un fronte comune tra territori con interessi produttivi diversi ma obiettivi condivisi.
Nel corso della mattinata le delegazioni si sono confrontate anche con i rappresentanti della Commissione europea e della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea, presentando alle Istituzioni comunitarie un documento congiunto con proposte definite nette, chiare e concrete.
La neutralità tecnologica al centro della proposta
Il cuore del documento presentato dalle Regioni ruota attorno al principio della neutralità tecnologica, considerata condizione imprescindibile per accompagnare la transizione verso una mobilità sostenibile senza sacrificare competitività, investimenti e capacità produttiva del continente.
Secondo la posizione condivisa dalle Regioni, la trasformazione della mobilità non può essere affidata a un’unica soluzione tecnologica: l’Europa dovrebbe mantenere aperta la strada a tutte le tecnologie capaci di contribuire agli obiettivi ambientali, valutandone però anche la sostenibilità industriale, economica e sociale, per evitare scelte regolatorie troppo rigide che rischierebbero di tradursi in perdita di investimenti, indebolimento della componentistica e delocalizzazione delle produzioni.
Tra le richieste avanzate, il sostegno a investimenti, innovazione, digitalizzazione e riconversione industriale, l’accompagnamento della trasformazione di componentistica e piccole e medie imprese, un quadro europeo di aiuti di Stato definito ampio, stabile e flessibile, e l’introduzione di una nuova categoria di veicoli alimentati da carburanti neutri, indicata con la sigla VEEF. Le Regioni chiedono inoltre una revisione degli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni fissati rispetto al 2021, con una proroga delle scadenze attualmente previste per il 2029 e il 2032, in particolare per i veicoli commerciali leggeri.
Lo sguardo alla programmazione europea 2028-2034
Un capitolo importante del documento riguarda la prossima programmazione europea, quella relativa al periodo 2028-2034, che le Regioni considerano un passaggio decisivo per il futuro della filiera. Viene ritenuta irrinunciabile una politica di coesione solida, sostenuta da risorse adeguate e da sufficiente flessibilità, capace di accompagnare innovazione, competitività e trasformazione industriale nei diversi territori.
Le Regioni chiedono che l’automotive venga riconosciuto, nella nuova programmazione, come filiera industriale strategica a livello europeo, con la previsione di uno strumento finanziario dedicato, accessibile anche a Regioni, territori e piccole e medie imprese, destinato a sostenere investimenti produttivi, innovazione, riconversione, competenze, energia e infrastrutture.
Il principio guida che emerge dal documento è chiaro: la transizione ecologica deve accompagnare il cambiamento del settore, non trasformarsi in un fattore di desertificazione industriale per i territori coinvolti. Da qui la richiesta di difendere posti di lavoro, competenze, investimenti e patrimonio industriale e tecnologico europeo, in una prospettiva che punta a rafforzare la capacità del continente di produrre, innovare e competere sui mercati globali.




