Un intervento che doveva essere di semplice manutenzione è diventato, nel giro di poche ore, il tema più discusso in città. Oggi, mercoledì 30 settembre 2026, lungo viale Regina Margherita, l’ingresso cittadino di Anagni, nelle aiuole dove svettano otto alberi sono comparsi una colata di cemento, il brecciato e un tappeto di erba sintetica. Sui social e nei comunicati è partito subito il dibattito. Da una parte l’Amministrazione comunale, che rivendica la bontà della scelta. Dall’altra LiberAnagni, Difendi Anagni, Possibile Anagni, il Coordinamento “Difendiamo La Valle” e il Circolo Arci Acta est fabula, che parlano di rischio per la salute delle piante e di spreco di denaro pubblico.
Riccardo Ambrosetti, vicesindaco
«Meno acqua e più decoro: la scelta è ponderata»
Il vicesindaco difende l’erba sintetica nelle aiuole in ombra e rivendica risparmio idrico, meno manutenzioni e nessun cemento a ridosso degli alberi

A rispondere alle critiche è il vicesindaco Riccardo Ambrosetti, che entra subito nel merito del tema ambientale. «Rispetto le opinioni di tutti», premette, «ma se la critica viene avanzata in nome dell’ambientalismo, allora credo sia giusto affrontare il tema fino in fondo». Per il vicesindaco, «un vero ambientalista ha a cuore innanzitutto la tutela delle risorse naturali. E l’acqua è una delle risorse più preziose che abbiamo». Ritiene perciò poco coerente invocare la tutela dell’ambiente e, allo stesso tempo, pretendere che si impieghino grandi quantità d’acqua, soprattutto d’estate, per mantenere verde un prato che ha una funzione esclusivamente ornamentale.
Ma per Ambrosetti non c’è solo questo. Nonostante la segnaletica presente, sostiene, quelle aiuole vengono frequentemente attraversate e calpestate. «Il risultato, negli anni, è stato il danneggiamento del prato e anche degli ugelli dell’impianto di irrigazione», spiega, con la conseguente necessità di continui interventi di manutenzione e ripristino, che hanno un costo e vengono pagati dalla collettività.
A questo si aggiunge un elemento concreto: secondo il vicesindaco «quella specifica aiuola si trova perennemente in ombra». Una condizione particolarmente sfavorevole, che renderebbe difficilissimo far attecchire il prato naturale e soprattutto conservarlo in buone condizioni nel tempo. Insistere su quella strada, osserva, avrebbe significato continuare con risemine, irrigazione e manutenzioni, senza alcuna garanzia di un risultato decoroso e duraturo.
Da qui la decisione. «La scelta dell’erba sintetica nasce quindi da una valutazione complessiva», afferma Ambrosetti: eliminare il consumo d’acqua necessario all’irrigazione, ridurre gli interventi di manutenzione e ripristino e garantire un aspetto decoroso per tutto l’anno in uno spazio che, tiene a ribadire, ha una funzione prettamente ornamentale.
Il vicesindaco affronta poi il punto più contestato, quello del cemento vicino alle piante, e invita a rappresentare correttamente quanto realizzato. «Il cemento non arriva a ridosso delle alberature», dichiara. Intorno agli alberi, spiega, è stata mantenuta una distanza tale da lasciare libera una superficie di terreno attraverso la quale l’acqua piovana può raggiungere il suolo e continuare ad alimentarli.
Ambrosetti tiene inoltre a chiarire i confini dell’intervento: «Nessuno sta pensando di sostituire con erba sintetica i parchi, le aree verdi o il patrimonio arboreo della città». Si parla, precisa, di alcune aiuole decorative di viale Regina Margherita.
Non mancano le stoccate. Il vicesindaco definisce francamente contraddittorie alcune contestazioni. In queste ore vede su Facebook video di “soggetti che si definiscono ambientalisti” e che, negli ultimi anni, hanno pubblicato ripetutamente filmati, spesso costruiti proprio per evidenziare il scarso decoro delle stesse aree. «Allora, delle due l’una», affonda. Se la priorità è l’ambiente, non si può chiedere di continuare a usare acqua per irrigare un prato esclusivamente ornamentale. Se la priorità è il decoro urbano, non si può contestare a prescindere una scelta pensata per garantirne la continuità, riducendo al tempo stesso manutenzioni, danneggiamenti e consumi. E se prima si protesta perché un’aiuola non è abbastanza decorosa e poi si protesta quando l’Amministrazione interviene per renderla decorosa in modo più stabile, per Ambrosetti è legittimo chiedersi quale sia realmente l’oggetto della contestazione.
La conclusione del vicesindaco è netta: «In alcuni casi non siamo davanti a una battaglia ambientalista, ma alla volontà di trasformare qualsiasi scelta dell’Amministrazione in uno strumento di polemica politica». Le critiche nel merito, aggiunge, sono sempre legittime e l’Amministrazione è pronta a confrontarsi. Ma l’ambientalismo, per come lo intende lui, non può essere uno slogan da usare a seconda della convenienza del momento: «Significa tutelare concretamente le risorse, a partire dall’acqua, contemperando sostenibilità, decoro urbano e corretta gestione del denaro pubblico».
Coordinamento “Difendiamo La Valle”
«Il cemento soffoca gli alberi»
Il Coordinamento denuncia il rischio per la stabilità delle piante e lo spreco di denaro pubblico, e chiede di sospendere subito i lavori
Ben diverso il tono del Coordinamento “Difendiamo La Valle”, che parla di una nuova fase di pavimentazione dei marciapiedi cittadini. Lo spazio finora riservato a siepi e suolo per le alberature, denuncia, si sta riducendo drasticamente e al suo posto vengono posati cubetti di porfido su una base di cemento. «Mentre la maggior parte dei Comuni virtuosi procede alla de-pavimentazione per fare spazio al verde, il Comune di Anagni va in controtendenza», scrive il Coordinamento, sostenendo che si elimini la terra per sostituirla con cemento, porfido e strutture murarie, non solo in viale Regina Margherita ma anche nel parcheggio di Osteria della Fontana e nel parco di San Bartolomeo.
Per il Coordinamento ridurre lo spazio vitale degli alberi è estremamente dannoso. «Il cemento crea un vero e proprio effetto asfissia», che compromette salute e stabilità delle piante: per cercare aria e acqua, l’apparato radicale tende a svilupparsi in superficie, rendendo gli alberi instabili e pericolosi per la sicurezza dei cittadini. C’è poi il tema climatico: dopo estati sempre più torride e l’aggravarsi dell’isola di calore, ricordano gli attivisti, «gli alberi sono l’unico riparo naturale» in grado di abbassare le temperature grazie a traspirazione, ombreggiamento e assorbimento di CO₂.
Il Coordinamento parla anche di un enorme spreco di denaro pubblico. «Le radici, in cerca di umidità, finiranno per sollevare e distruggere la nuova pavimentazione nel giro di poco tempo, sono concetti basilari nella gestione del verde», afferma. L’appello è rivolto al Sindaco e all’Amministrazione, perché vengano subito sospesi i lavori nei pochi spazi rimasti in terra vegetale e venga ripristinata la situazione ante opera lungo il viale, salvaguardando il patrimonio arboreo tramandato alla città. Ai cittadini il Coordinamento chiede infine di far sentire la propria voce contro l’intervento e di sostenere la piantumazione di nuovi alberi e siepi: «In gioco c’è la vivibilità della nostra città».
Luca Santovincenzo, LiberAnagni
«Chi ha autorizzato questo scempio ne risponda»
Il capogruppo annuncia per domani un esposto con istanza di accesso agli atti e parla di interventi di facciata a ridosso della campagna elettorale
Sul fronte politico a muoversi è Luca Santovincenzo, capogruppo in consiglio comunale di LiberAnagni. Dopo aver ricevuto le segnalazioni dei cittadini, racconta, è stato effettuato un sopralluogo e sono stati consultati diversi tecnici e agronomi. «Il responso è unanime e allarmante», dice: il lavoro di cementificazione e la posa del brecciato e del successivo tappeto sintetico intorno a otto alberi storici del viale d’accesso mettono seriamente a rischio la salute e la stabilità dell’apparato radicale.

Nonostante i contatti avviati con i responsabili dell’Ufficio Tecnico e in attesa di riscontri ufficiali dal R.U.P., Santovincenzo annuncia che domani stesso presenterà un esposto formale con istanza di accesso agli atti. «Chiunque abbia ideato e autorizzato questo scempio deve renderne conto alla cittadinanza», afferma, sostenendo che qui non manchi solo il rispetto per la storia e l’identità della città, ma anche il buon gusto e la buona amministrazione. Secondo il capogruppo si stanno letteralmente sperperando i soldi degli anagnini, come già accaduto sull’altro lato del marciapiede, dove centinaia di migliaia di euro sarebbero state spese per rimuovere siepi sane, lasciate morire e sostituite con un prato oggi in gran parte spoglio o secco. «Con risorse pubbliche così ingenti si dovrebbero sistemare le tante strade e aree verdi della città ridotte in condizioni pessime», conclude, anziché ricorrere a interventi di facciata a ridosso della campagna elettorale.
Valeriano Tasca, Difendi Anagni
«Un incubo da cui non ci si sveglia più»
Tasca ripercorre le opere sul viale, dal prato inglese ai lampioni fino al dosso, e boccia senza appello l’ultimo intervento
Non usa giri di parole nemmeno Valeriano Tasca di Difendi Anagni. «Sinceramente ci sono davvero poche parole per descrivere quella roba a Viale Regina Margherita, forse ne basta una», esordisce. Le opere fatte in quella zona, secondo Tasca, hanno imbruttito il viale.

Tutto sarebbe cominciato con il taglio delle aiuole per realizzare il prato inglese, costato agli anagnini più di 100 mila euro e finito, sostiene, sotto gli occhi di tutti. Poi sarebbe arrivato il tempo dei lampioni nuovi, che a suo giudizio sono orribili, e del dosso che, con una battuta, «pare uscito da un episodio di Hazzard per far saltare la macchina dei cugini Duke». E sul nuovo intervento chiude con una frase destinata a far discutere: «Ora questo capolavoro. Più che il sogno che continua, questo è un incubo da cui non ci si sveglia più».
Possibile Anagni
«Caro vicesindaco, attendiamo risposte»
Il movimento interroga l’Amministrazione sull’erba sintetica e sul futuro del cantiere di Osteria della Fontana, fermo dopo la scadenza di marzo 2026
Con un comunicato stampa, Sara Missori rappresentante di Possibile Anagni sceglie di rivolgere una serie di domande al vicesindaco Riccardo Ambrosetti, che ha la delega alla manutenzione. La prima, «forse la più importante», riguarda la visione dell’Amministrazione: ha davvero intenzione di riempire le aiuole di erba sintetica e questa è l’idea di manutenzione e cura del verde pubblico che si vuole portare avanti? Per il movimento l’erba sintetica non può essere considerata automaticamente sinonimo di decoro o qualità, e il suo uso solleva interrogativi che meritano risposte chiare: che fine fa il verde vero, quale attenzione viene riservata alla biodiversità, agli insetti impollinatori e alla capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana?
«Un’aiuola dovrebbe essere uno spazio vivo, capace di cambiare con le stagioni, non una superficie artificiale sempre uguale», scrive Possibile Anagni, aggiungendo che l’erba sintetica introduce materiali plastici in uno spazio pubblico e può contribuire al surriscaldamento delle superfici nei mesi più caldi. Manutenere, sottolinea il movimento, non significa eliminare ciò che cresce sostituendolo con qualcosa che non cresce affatto, ma scegliere soluzioni sostenibili, progettare il verde in funzione del territorio e garantire nel tempo cura, pulizia e qualità degli spazi pubblici.
Il comunicato denuncia poi una progressiva cantierizzazione della città: «Ovunque ci si volti si vedono cantieri, lavori e interventi. Quello che troppo spesso non vediamo, però, è la cura». I cittadini, si legge, sono preoccupati in particolare per ciò che accade su viale Regina Margherita, dove da tempo viene segnalata una situazione che desta forte perplessità. Le domande non si fermano qui: si chiede quale sarà il destino del cantiere di De Magistris e del parco di Osteria della Fontana, in via Rotabile San Francesco, per il quale la fine dei lavori era indicata a marzo 2026 e dove oggi, secondo il movimento, c’è un cantiere abbandonato. Altre situazioni meriterebbero attenzione, ma per ora Possibile Anagni si ferma qui. «Caro vicesindaco, cari amministratori, attendiamo risposte», conclude, chiedendo chiarezza, trasparenza e una visione che metta al centro la cura degli spazi pubblici, il verde, la sostenibilità e la qualità della vita. Perché, è la chiusura, una città curata non è quella in cui i problemi vengono nascosti sotto una superficie verde artificiale, ma quella in cui gli spazi pubblici sono realmente vissuti, curati e rispettati.
Emilio Cacciatori, Circolo Arci Acta est fabula
«Gli alberi non si cementificano»
Cacciatori lancia un appello a partiti, comitati e associazioni: «Serve una voce unica per fermare questa deriva»
Infine la voce di Emilio Cacciatori, del Circolo Arci Acta est fabula di Anagni, che lancia un vero appello alla mobilitazione. «Anagni non può essere ricoperta di cemento. Difendiamo i nostri alberi, difendiamo la nostra città», scrive. Quanto accade in viale Regina Margherita, sostiene, è inaccettabile: gli alberi, invece di essere curati, protetti e valorizzati, sarebbero stati soffocati dal cemento e intrappolati in una colata che ne compromette salute e stabilità. Per Cacciatori è «l’ennesimo segnale di una cementificazione selvaggia che sta consumando Anagni pezzo dopo pezzo», senza visione, senza rispetto per il territorio e senza amore per la città. Una questione, dice, culturale e politica, che riguarda il modo in cui si tratta ciò che è vivo e appartiene a tutti, e che dovrebbe essere custodito e non sacrificato.

Da qui l’invito ai cittadini che hanno a cuore Anagni a non restare in silenzio e la richiesta, ai partiti di opposizione, alle associazioni ambientaliste, ai comitati e a tutte le realtà politiche che tengono al bene comune, di agire: «È il momento della responsabilità collettiva. Serve una voce unica, forte, determinata», capace di dire con chiarezza che gli alberi non si cementificano, il verde non si soffoca e la città non si governa con interventi improvvisati. Il territorio, conclude Cacciatori, non è una superficie da coprire ma un organismo da proteggere: «Uniti possiamo fermare questa deriva. Uniti possiamo pretendere scelte diverse. Uniti possiamo restituire ad Anagni la dignità che merita».




