Quando si parla di razzi e satelliti, la fantasia vola subito verso Cape Canaveral o la Guyana Francese. Eppure una buona parte del futuro dello spazio italiano si costruisce molto più vicino a casa, tra Roma e i comuni a sud della Capitale. È il messaggio che arriva dalla Regione Lazio, che ha ribadito il peso di un comparto da 5 miliardi di euro di fatturato, con 360 imprese, 23.500 addetti, 2 miliardi di export, oltre 3mila ricercatori e quattro facoltà universitarie impegnate nella formazione e nella ricerca. A completare il quadro c’è ESA BIC Lazio, l’incubatore dell’Agenzia Spaziale Europea.
I numeri sono usciti in occasione della firma, lunedì 12 ottobre 2026 nella Sala Giunta della Regione, dell’accordo quadro triennale con l’Agenzia Spaziale Italiana. A siglarlo sono stati la vicepresidente e assessora allo Sviluppo economico Roberta Angelilli e l’ambasciatore Mario Cospito, commissario straordinario dell’ASI. L’intesa punta a promuovere l’innovazione tecnologica, la nascita e il sostegno di imprese ad alto valore aggiunto e lo sviluppo di servizi basati sui dati satellitari. Un comitato paritetico, con tre rappresentanti per parte, seguirà l’attuazione del patto. Per Angelilli la sfida della competitività passa per l’aerospazio, che nel Lazio ha solide radici e competenze di altissimo livello. Cospito ha ricordato che la cooperazione tra ASI e Regione dura da oltre vent’anni.
Il nuovo distretto. Il passo successivo è atteso per novembre, quando dovrebbe nascere il Distretto industriale e tecnologico dell’Aerospazio e della Sicurezza, evoluzione dell’attuale Distretto tecnologico. La novità sta nella parola “sicurezza”: il perimetro si allarga alle applicazioni dual use, cioè alle tecnologie spaziali che possono servire sia in campo civile sia nella difesa.
Quali tecnologie. Dietro la filiera laziale non ci sono solo grandi nomi. Si producono componenti per i lanciatori Ariane e Vega, satelliti, radar, avionica, sensori, sistemi per aerei ed elicotteri, materiali innovativi. Le applicazioni concrete dei dati dallo spazio, indicate nel piano regionale, spaziano dal monitoraggio ambientale alla prevenzione del dissesto idrogeologico, dall’agricoltura di precisione alla logistica, fino alla gestione delle emergenze.
Le aziende. Tra i protagonisti del territorio ci sono Leonardo, Telespazio, Thales Alenia Space, Airbus e Avio, che a luglio hanno partecipato a Roma all’Aerospace Buyer-Supplier Meeting promosso dalla Rete delle Imprese dell’Aerospazio-Difesa del Lazio, la RIAL, presieduta da Jacopo Recchia, con oltre 150 imprese. Un nome pesa in modo particolare per chi vive nel comprensorio: Avio, a Colleferro, a pochi chilometri da Anagni, dove prende forma il razzo Vega che porta in orbita i satelliti europei.
Le opportunità per le PMI. Qui la partita si fa concreta. Per le piccole e medie imprese, spesso custodi di competenze specialistiche in meccanica di precisione, elettronica, materiali e software, l’obiettivo è entrare nelle grandi catene di fornitura. La Regione ha previsto due strumenti per complessivi 115 milioni di euro. Il bando Filiere Tecnologiche, da 55 milioni, sosterrà progetti collaborativi tra grandi imprese, PMI e organismi di ricerca. Altri 60 milioni arriveranno tramite Step-Fri, in collaborazione con Cassa depositi e prestiti, per favorire gli investimenti nelle tecnologie strategiche. Attenzione: queste risorse riguardano più comparti e non sono riservate interamente all’aerospazio, quindi vanno lette con attenzione le regole dei singoli bandi.
Il mercato internazionale. Lo sguardo, infine, va oltre i confini. La Regione punta a preparare la filiera alla futura programmazione europea 2028-2034, che nella proposta della Commissione europea destina circa 130 miliardi di euro a difesa, sicurezza e spazio. Per un’azienda del Frusinate o del resto del Lazio, il messaggio è che lavorare in rete, con una grande committente e con un centro di ricerca, può aprire le porte di programmi che da sole sarebbe difficile raggiungere.




