Il dibattito sul futuro della discarica di Roccasecca si accende ancora, e questa volta a farsi sentire è il Collettivo Parte da Noi, realtà della provincia di Frosinone. In una nota inviata alla redazione, il collettivo rilancia con forza la posizione espressa nei giorni scorsi dal segretario provinciale del Partito Democratico, Achille Migliorelli, contrario sia all’ampliamento dell’impianto sia al suo inserimento nel prossimo Piano regionale dei rifiuti come struttura al servizio dell’intero Lazio.
“Concordiamo”, scrivono i firmatari, che vogliono però andare oltre l’adesione politica e rafforzare quella posizione con i dati ufficiali che, a loro dire, restano troppo a lungo confinati nelle relazioni tecniche invece di arrivare nelle piazze. Il punto di partenza è un richiamo alla Costituzione, in particolare all’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini e affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che la limitano. La domanda posta dal collettivo è semplice: quell’uguaglianza vale anche per i territori? Perché se vale, sostengono, qualcuno dovrà spiegare come mai il comprensorio di Roccasecca, Colfelice e San Giovanni Incarico porti da più di vent’anni sulle spalle una discarica “che non è sua”.
I numeri citati dal collettivo
Il cuore della nota è la questione della provenienza dei rifiuti. Secondo i dati richiamati dal collettivo, nel 2020, nell’impianto di Cerreto, il 36% dei conferimenti arrivava da E.Giovi di Roma e il 18% da AMA, l’azienda dei rifiuti della Capitale. Soltanto il 28-29% proveniva da SAF, l’unica azienda del territorio, cioè circa la metà di quanto le spetterebbe in base all’autorizzazione.
Per il collettivo si tratta di un vero e proprio sopruso territoriale. “Non lo diciamo noi: lo dice ARPA Lazio, nella sua relazione tecnica del 2021. Lo dicono i dati ufficiali. Lo dice ogni tonnellata che ha attraversato il cancello di Cerreto senza venire da qui”, spiega Umberto Zimarri, componente del collettivo e membro della segreteria Migliorelli.
Il paradosso del V Bacino
A rendere ancora più stridente il quadro, secondo Parte da Noi, è un dato di segno opposto: SAF avrebbe lavorato per venti mesi consecutivi senza conferire un solo grammo in discarica. “Il modello virtuoso esiste, funziona, è già qui. Eppure la Regione vuole ampliare la discarica con il V Bacino, altri 495.000 metri cubi, una capacità che non trova ragione di essere in alcun modo”, insiste lo stesso dirigente del Pd.
Da qui l’interrogativo che attraversa tutto il documento: a chi serve questo ampliamento? Non ai cittadini di Frosinone, scrive il collettivo, e non ai 91 Comuni che pagano la tariffa, ma a chi riempie l’impianto con i rifiuti altrui e a quella che definisce una speculazione economica nascosta dietro un’autorizzazione.
Il richiamo al Pd e alla raccolta differenziata
Il collettivo rivolge poi un appello diretto al Partito Democratico di Frosinone, che deve “parlare con una voce sola”, netta e chiara, perché “il futuro non è nelle discariche” ma nella tutela dell’ambiente, nell’economia circolare e nel rispetto di chi abita questi luoghi da generazioni. Nessuna posizione intermedia, nessuna ambiguità.
A sostegno della tesi, i firmatari ricordano l’impegno dei cittadini: i Comuni del territorio, sottolineano, superano il 70% di raccolta differenziata, e la risposta alla questione dei rifiuti non può quindi essere ancora una volta la discarica.
La cornice europea: gerarchia dei rifiuti e obiettivo 2035
La vicenda locale si inserisce in un quadro più ampio, nazionale ed europeo. Il collettivo richiama la gerarchia dei rifiuti fissata dall’Unione Europea, che mette al primo posto prevenzione, riutilizzo e riciclo e relega lo smaltimento in discarica all’ultimo gradino, e l’obiettivo del 2035, che impone di ridurre drasticamente la quantità di rifiuti urbani collocati in discarica. Chi ignora questa rotta, sostiene Parte da Noi, “sbaglia”, perché seppellire i rifiuti è la scelta peggiore, per l’ambiente e per le comunità che vivono accanto agli impianti. Gli impianti, concludono, devono essere al servizio dei territori e non il contrario.
Il tema, del resto, non riguarda solo la provincia di Frosinone: la gestione dei rifiuti della Capitale e la capacità degli impianti del Lazio sono questioni che da anni interessano l’intera regione e l’intero Paese, e che il prossimo Piano regionale sarà chiamato ad affrontare.
La nota si chiude con un messaggio netto: la battaglia ha “fondamenti tecnici solidi e documentati”, ma è prima di tutto “una questione di civiltà”. Il Lazio meridionale, scrive il collettivo, “non è una periferia della coscienza. Non lo è mai stato. E noi non lo lasciamo solo”.




