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    Home » Scuola, precariato e continuità didattica: la battaglia arriva al Senato, presentate nuove proposte per il futuro degli studenti
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    Scuola, precariato e continuità didattica: la battaglia arriva al Senato, presentate nuove proposte per il futuro degli studenti

    secondo intervento in pochi mesi nell'ambito dell'Intergruppo parlamentare sui diritti fondamentali della persona, promosso dalla vicepresidente del Senato Mariolina Castellone. Al centro del confronto la stabilizzazione dei docenti, il welfare scolastico e il contrasto alla dispersione; la testimonianza di Ilenia Allegra Colella, docente di Lettere
    3 Novembre 20263 Mins Read
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    Ilenia Colella
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    di Ilenia Allegra Colella

    Tornare al Senato della Repubblica per la seconda volta in pochi mesi non è stato un semplice atto formale, ma il proseguimento di un impegno civile e professionale che sento il dovere di condividere con la comunità.

    I miei interventi a Roma si sono svolti nell’ambito delle riunioni plenarie dell’Intergruppo parlamentare sui diritti fondamentali della persona, promosso dalla Vicepresidente del Senato Mariolina Castellone. Si tratta di un laboratorio di lavoro trasversale e partecipativo nato con un obiettivo preciso: unire parlamentari e rappresentanti della società civile — dal mondo della scuola, dell’università e del lavoro — per fare in modo che chi vive i problemi ogni giorno possa portarli direttamente dentro i palazzi del potere, trasformando le istanze territoriali in proposte concrete.

    Già lo scorso 2 luglio, in occasione di una plenaria che ha visto la partecipazione di circa 50 tra docenti e studenti, avevamo presentato un programma articolato per affrontare le criticità della scuola. Nell’ultimo intervento, svoltosi il 29 ottobre, sono tornata a far sentire la nostra voce su questioni non più rinviabili: la fine del precariato, il welfare e la continuità didattica.

    Stop al paradosso dei corsi a pagamento e alla precarietà
    Negli ultimi anni abbiamo assistito a un paradosso inaccettabile. Ai docenti si chiede continuamente di aggiornarsi e di spendere migliaia di euro di tasca propria per corsi abilitanti e crediti formativi, facendoli letteralmente “pagare per lavorare”. A questa richiesta di sacrifici economici ed emotivi, tuttavia, non corrisponde alcuna garanzia di stabilità: il sistema continua a riassorbire i professionisti nel vortice delle supplenze annuali.

    Ma la continuità didattica non è un cavillo burocratico: è un diritto fondamentale degli studenti. Cambiare docente ogni anno — o perfino ogni tre settimane — significa spezzare i legami educativi, rallentare l’apprendimento e colpire soprattutto gli alunni più fragili.

    Per la prossima Legge di Bilancio non servono riforme a costo zero. Ho chiesto con forza:

    ● Lo spostamento strutturale delle risorse: trasformare l’organico di fatto in organico di diritto,destinando i fondi già usati per le supplenze alle assunzioni a tempo indeterminato.
    ● Contratti pluriennali e vincoli sulle cattedre: fermare il “valzer dei docenti” ad ogni settembre per dare stabilità agli istituti.
    ● Un Fondo vincolato contro la dispersione scolastica: risorse certe per l’assunzione stabilizzata di psicologi scolastici e pedagogisti, specie nelle aree più fragili.

    Rispetto, welfare e strumenti di lavoro
    Queste richieste si sommano a quelle portate avanti a luglio sui temi della Carta del docente e dei buoni pasto. La Carta del docente — tagliata negli anni da 500 a 383 euro — non è un privilegio, ma uno strumento essenziale per acquistare libri, software e hardware necessari alla didattica, e va garantita anche al personale precario.

    Così come è doveroso riconoscere i buoni pasto a chi affronta rientri pomeridiani e permanenze prolungate a scuola, colmando una disparità ingiusta rispetto ad altri settori della Pubblica Amministrazione.

    La scuola non può continuare a reggersi esclusivamente sulla buona volontà dei singoli e sulle risorse personali dei lavoratori. Portare la voce nelle sedi istituzionali significa ricordare che garantire dignità, welfare e strumenti a chi insegna è l’unico modo reale per tutelare il futuro di chi impara.

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