di Ilenia Allegra Colella
Tornare al Senato della Repubblica per la seconda volta in pochi mesi non è stato un semplice atto formale, ma il proseguimento di un impegno civile e professionale che sento il dovere di condividere con la comunità.
I miei interventi a Roma si sono svolti nell’ambito delle riunioni plenarie dell’Intergruppo parlamentare sui diritti fondamentali della persona, promosso dalla Vicepresidente del Senato Mariolina Castellone. Si tratta di un laboratorio di lavoro trasversale e partecipativo nato con un obiettivo preciso: unire parlamentari e rappresentanti della società civile — dal mondo della scuola, dell’università e del lavoro — per fare in modo che chi vive i problemi ogni giorno possa portarli direttamente dentro i palazzi del potere, trasformando le istanze territoriali in proposte concrete.

Già lo scorso 2 luglio, in occasione di una plenaria che ha visto la partecipazione di circa 50 tra docenti e studenti, avevamo presentato un programma articolato per affrontare le criticità della scuola. Nell’ultimo intervento, svoltosi il 29 ottobre, sono tornata a far sentire la nostra voce su questioni non più rinviabili: la fine del precariato, il welfare e la continuità didattica.
Stop al paradosso dei corsi a pagamento e alla precarietà
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un paradosso inaccettabile. Ai docenti si chiede continuamente di aggiornarsi e di spendere migliaia di euro di tasca propria per corsi abilitanti e crediti formativi, facendoli letteralmente “pagare per lavorare”. A questa richiesta di sacrifici economici ed emotivi, tuttavia, non corrisponde alcuna garanzia di stabilità: il sistema continua a riassorbire i professionisti nel vortice delle supplenze annuali.
Ma la continuità didattica non è un cavillo burocratico: è un diritto fondamentale degli studenti. Cambiare docente ogni anno — o perfino ogni tre settimane — significa spezzare i legami educativi, rallentare l’apprendimento e colpire soprattutto gli alunni più fragili.
Per la prossima Legge di Bilancio non servono riforme a costo zero. Ho chiesto con forza:
● Lo spostamento strutturale delle risorse: trasformare l’organico di fatto in organico di diritto,destinando i fondi già usati per le supplenze alle assunzioni a tempo indeterminato.
● Contratti pluriennali e vincoli sulle cattedre: fermare il “valzer dei docenti” ad ogni settembre per dare stabilità agli istituti.
● Un Fondo vincolato contro la dispersione scolastica: risorse certe per l’assunzione stabilizzata di psicologi scolastici e pedagogisti, specie nelle aree più fragili.
Rispetto, welfare e strumenti di lavoro
Queste richieste si sommano a quelle portate avanti a luglio sui temi della Carta del docente e dei buoni pasto. La Carta del docente — tagliata negli anni da 500 a 383 euro — non è un privilegio, ma uno strumento essenziale per acquistare libri, software e hardware necessari alla didattica, e va garantita anche al personale precario.
Così come è doveroso riconoscere i buoni pasto a chi affronta rientri pomeridiani e permanenze prolungate a scuola, colmando una disparità ingiusta rispetto ad altri settori della Pubblica Amministrazione.
La scuola non può continuare a reggersi esclusivamente sulla buona volontà dei singoli e sulle risorse personali dei lavoratori. Portare la voce nelle sedi istituzionali significa ricordare che garantire dignità, welfare e strumenti a chi insegna è l’unico modo reale per tutelare il futuro di chi impara.




