Un anno che, per la Filctem Cgil, è trascorso senza svolte decisive. Torna al centro del dibattito il futuro dello stabilimento Novo Nordisk di Anagni, il grande sito farmaceutico di località Selciatella, e a riaccenderlo è il sindacato, che chiede maggiore chiarezza sulle prospettive industriali e occupazionali dell’impianto.
Al cuore della questione c’è il piano di espansione annunciato dall’azienda. Secondo la Filctem Cgil, circa un anno fa il programma di investimenti sarebbe stato rimodulato, passando da 2,6 miliardi di euro a circa 1,3 miliardi. Una revisione legata, tra le altre cose, all’incertezza del mercato dei prodotti in siringa a base di semaglutide e a un ridimensionamento delle aspettative di crescita inizialmente previste. Il sindacato legge una conferma di questo quadro nelle dichiarazioni aziendali che, a intervalli regolari, annunciano nuove iniziative senza però riuscire a saturare lo stabilimento.
I volumi produttivi, sostiene l’organizzazione, non starebbero crescendo in modo significativo. Parte delle attività sarebbe stata trasferita da altri stabilimenti ad Anagni, senza produrre quel salto di qualità industriale che il territorio attendeva.
A pesare è anche il fronte occupazionale. La Filctem Cgil denuncia la prosecuzione della fuoriuscita dei lavoratori somministrati: quest’anno sarebbero quasi cinquanta le persone rimaste senza lavoro. Un fenomeno che, spiega Sandro Chiarlitti, segretario della Filctem Cgil Roma e Lazio con delega al settore chimico-farmaceutico, alla ceramica e alle aree di crisi complessa, si somma agli effetti della conclusione delle produzioni legate ai prodotti ex Bristol, che avrebbe coinvolto una parte consistente dello stabilimento. L’azienda, dal canto suo, avrebbe avviato corsi di formazione per impegnare una quota significativa del personale, che oggi conta quasi mille lavoratrici e lavoratori.
Per il sindacato il nodo resta uno solo: l’assenza di una strategia industriale definita. «continuiamo a registrare una mancanza di chiarezza e, soprattutto, di una strategia che ancora non comprendiamo», afferma Sandro Chiarlitti, che intende segnalare nuovamente la situazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e alla Regione Lazio. Nelle prossime settimane, secondo la Filctem Cgil, sarà necessario chiedere una nuova informativa e sollecitare Novo Nordisk a prendere decisioni precise sul futuro del sito, con l’obiettivo di ottenere una maggiore concentrazione di investimenti e di attenzione industriale su Anagni.
La richiesta più netta riguarda però il futuro. La Filctem Cgil ritiene che il mercato farmaceutico globale stia attraversando una trasformazione profonda, che impone scelte coraggiose: la sostenibilità degli stabilimenti, la valorizzazione delle competenze e la tutela dei posti di lavoro non possono dipendere soltanto dal consolidamento del portafoglio prodotti attuale. Da qui la richiesta formale all’azienda di valutare con urgenza, sul mercato mondiale, l’acquisizione di una nuova area terapeutica, attraverso un’operazione di crescita strategica o di in-licensing. Una mossa che, nelle intenzioni del sindacato, dovrebbe diventare un pilastro del prossimo piano industriale e non ridursi a una semplice operazione finanziaria.
Sullo sfondo c’è una storia industriale lunga quasi sessant’anni. Lo stabilimento nacque nel 1966 con la Squibb, in pieno boom dell’industrializzazione del Frusinate, passò poi sotto Bristol-Myers Squibb e, nel 2020, a Catalent, che durante la pandemia ne fece uno degli hub mondiali per l’infialamento dei vaccini anti-Covid. Alla fine del 2024 è arrivato il passaggio a Novo Nordisk, salutato come l’inizio di una nuova stagione per il comprensorio. A giugno scorso, dopo un incontro con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, commissario straordinario per l’investimento, l’azienda aveva confermato il proprio piano di sviluppo del sito.
È su questa promessa che la Filctem Cgil continua a chiedere risposte. «è questo ciò di cui lo stabilimento di Anagni ha assolutamente bisogno: un nuovo progetto industriale, nuovi prodotti e una prospettiva di crescita in grado di salvaguardare il patrimonio professionale e occupazionale del sito», conclude il sindacato.
Al momento Novo Nordisk non ha rilasciato commenti.




