Erano ancora al lavoro, con i telefoni in mano e le liste delle vittime davanti agli occhi, quando i Carabinieri hanno fatto irruzione. L’alba del 13 maggio 2026 ha portato con sé la fine — almeno per ora — di una delle organizzazioni dedite alle truffe agli anziani più attive degli ultimi anni nel Lazio e non solo.
L’operazione è in corso da questa mattina: i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Tivoli, supportati dai colleghi del Comando Provinciale di Napoli, stanno dando esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Tivoli su richiesta della locale Procura della Repubblica. Nel mirino degli investigatori dieci cittadini italiani, gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione in forma aggravata. Le identità non sono ancora state rese note ufficialmente; ulteriori dettagli saranno comunicati nel corso della conferenza stampa convocata per le ore 11:00.
Tutto è partito, come spesso accade, da un caso apparentemente ordinario: l’ennesima denuncia per truffa ai danni di un anziano, uno di quei reati che negli ultimi anni hanno devastato centinaia di famiglie. Ma quando i militari di Tivoli hanno sequestrato i cellulari e le schede SIM a uno degli indagati, il quadro si è allargato rapidamente, rivelando qualcosa di molto più strutturato di una semplice frode isolata.
Il metodo utilizzato è quello tristemente noto come la “truffa del finto carabiniere” o del “finto incidente del figlio”: telefonate a freddo a persone anziane, voci rassicuranti che si spacciano per forze dell’ordine o familiari in difficoltà, richieste urgenti di denaro o gioielli per “risolvere” situazioni di emergenza mai accadute. Un copione rodato, crudele nella sua semplicità, che fa leva sulla paura e sull’affetto dei più vulnerabili.
Analizzando i dati estratti dai dispositivi sequestrati, gli investigatori hanno ricostruito pezzo per pezzo l’architettura dell’organizzazione. Al centro di tutto, un appartamento nel centro storico di Napoli trasformato in una vera e propria centrale telefonica operativa, da cui i vertici del gruppo coordinavano le attività dei complici sul territorio. Una struttura gerarchica, tutt’altro che improvvisata, con ruoli definiti e una capacità operativa che abbracciava più regioni italiane.
Quando i Carabinieri sono entrati nel covo, la banda era ancora in piena attività. La perquisizione ha permesso di sequestrare telefoni, elenchi di numeri, appunti e — dettaglio che fotografa la disperazione del momento — persino fogli parzialmente bruciati, nel tentativo di distruggere le prove prima che fosse troppo tardi. Non solo: grazie all’intervento tempestivo, decine di truffe ancora in corso sono state bloccate prima del colpo finale.
Il bilancio complessivo dell’indagine è pesante. Gli investigatori contestano all’organizzazione 116 episodi di truffa, commessi tra il febbraio 2022 e il marzo 2023 in diverse province del Lazio, per un valore totale del bottino superiore ai 500mila euro sottratti a vittime anziane e indifese.




