L’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone ha scritto la prima pagina della sua nuova storia. Dopo anni di incertezza sul futuro della struttura, legata al trasferimento del 72° Stormo a Viterbo, la pista frusinate si avvia a diventare un polo di riferimento nazionale per i droni militari — una riconversione che secondo i suoi promotori rappresenta un salto di qualità, non un ripiego.
A darne notizia sono il deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia e l’onorevole Maria Veronica Rossi, già europarlamentare, che nei giorni scorsi hanno incontrato a Roma il Generale Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, presso la sede del palazzo dell’Aeronautica.
Il primo corso è già storia
Tutto è cominciato con un corso. Nello specifico, un ciclo formativo di qualificazione per operatori di APR — acronimo di Aeromobili a Pilotaggio Remoto — della classe Basic/Advanced mini/Micro, della durata di circa un mese. Il corso è stato organizzato e gestito dal CDE-APR, il Centro di Eccellenza Aeromobili a Pilotaggio Remoto con sede ad Amendola (Foggia): una struttura interforze che costituisce il punto di riferimento nazionale per la formazione, la sperimentazione e lo sviluppo di procedure operative nel settore dei droni militari.
Nulla di simbolico, dunque. Un primo passo concreto che, nelle intenzioni delle istituzioni coinvolte, è destinato a trasformarsi in un insediamento permanente e strutturato.
Estate 2025: il grande arrivo
L’appuntamento più atteso è fissato per i prossimi mesi. Secondo quanto riferito da Mattia e Rossi, entro l’estate è previsto il pieno insediamento del polo APR nazionale all’interno della struttura frusinate. Le stime parlano di circa 2.000 militari, una presenza che supererebbe per dimensioni quella garantita dal 72° Stormo ai tempi del suo stanziamento a Frosinone.
Un afflusso di tale portata pone immediatamente un tema pratico: gli alloggi disponibili all’interno del perimetro militare non sarebbero sufficienti, e una parte del personale dovrebbe trovare sistemazione anche al di fuori della base. Una circostanza che i due parlamentari leggono come un’opportunità di sviluppo economico per la città e per i comuni limitrofi.
La svolta che nessuno si aspettava
La vicenda del Moscardini sembrava destinata a chiudersi con un lutto istituzionale silenzioso: la partenza del 72° Stormo — presente a Frosinone sin dal 1939, sede di addestramento per piloti di elicotteri dal 1955 — rischiava di lasciare un vuoto difficile da colmare. Invece è arrivata la virata.
A fare la differenza, secondo la ricostruzione degli stessi parlamentari, è stato anche il contributo dell’Associazione Impegno e del suo presidente Maurizio Plocco, che ha stimolato una riflessione politica più ampia sul futuro della struttura, impedendo che si consumasse una perdita secca sul piano militare e identitario.
“Una volta compresa l’impossibilità di evitare il trasferimento — spiegano Mattia e Rossi — siamo riusciti a cogliere l’opportunità di far diventare il Moscardini una struttura strategica che sarà un punto di riferimento per tutte le Forze Armate“. L’obiettivo dichiarato è quello di permettere a Frosinone di “preservare la propria identità aeronautica e restare centrale nella formazione militare italiana, in maniera moderna, innovativa e altamente qualificante”.
Il Capo di Stato Maggiore: progetto in dirittura d’arrivo
L’incontro con il Generale Conserva ha confermato, stando alle dichiarazioni dei parlamentari, che il progetto è ormai nelle sue fasi conclusive. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica ha riconfermato l’avanzamento dell’iter e, secondo Mattia e Rossi, “ha dimostrato grande sensibilità verso il territorio”. Un segnale che le istanze locali siano state ascoltate e integrate nella pianificazione del Ministero della Difesa.
Quel che resta da vedere è se la promessa si tradurrà nei tempi e nei numeri annunciati. Ma intanto, sopra la pista di Frosinone, i droni hanno già cominciato a volare.




